Spettacoli

La bohème- Teatro del Maggio, Firenze

Il titolo scelto per la conclusione della stagione fiorentina 2025 è La bohème di Giacomo Puccini, opera degli affetti comuni e penetranti e dalla perfetta organicità drammaturgica, laddove, come scrive Cesare Orselli nel programma di sala, una scrittura a mosaico realizza “un ininterrotto flusso cantabile di una melodia infinita passato in orchestra, pur non relegando in secondo piano le voci”. Un flusso che Diego Ceretta, per la prima volta a dirigere un’opera sul podio del Maggio, articola in un racconto di grande unità e compattezza, adottando tempi moderatamente sostenuti per i brillanti momenti d’insieme, mentre le parti drammatiche e liriche vengono plasmate da un incedere ampio e disteso. In tali espansioni viene marcatamente valorizzata la cantabilità, così come trovano evidenza le specifiche sonorità degli strumenti. Nel complesso vi è uno stretto collegamento con il palco, anche se, in apertura del primo e del quarto quadro, il suono dell’orchestra copre un po’ i cantanti e la dinamica non viene troppo diversificata. Vi è però un ottimo equilibrio in tutta la sequenza alla Barriera d’Enfer, con un’accurata differenziazione dei piani sonori, che ritroviamo poi nel tragico finale, sbalzato in una forma solenne e vibrante.

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Carolina López Moreno e Piero Pretti

Il ruolo della protagonista è affidato a Carolina López Moreno, che crea una Mimì fresca e delicata e nel contempo vivace ed elegantemente sensuale. Il canto è morbido e legato, con puntuali effetti di forte e di piano e con prudenti salite in acuto al primo quadro. Gli slanci divengono poi ben sfogati e generosi alla Barriera d’Enfer, con una salda tenuta delle note e un’intensa e scavata espressività, come nel lacerato e sognante “Addio senza rancor”. Un’attenta dinamica caratterizza l’intera sequenza conclusiva, realizzando una scena struggente e davvero “come il mare profonda ed infinita”.
Piero Pretti, che ha sostituito davvero all’ultimo l’indisposto Long Long, è per suo conto un Rodolfo inquieto e appassionato, nobile e vitale, eppure consapevole della precarietà di quel mondo bohèmien. La linea melodica è ampia ed elegante, sinuosa e puntualmente articolata, e il registro acuto si impone per saldezza e luminosità, con slanci vigorosi e di ottimo volume, mentre i centri e soprattutto i gravi riescono spesso poco consistenti. Sono energici e lucenti i duetti con Mimì e rende il finale con un’intenzione assai drammatica e tormentata.
E’ una civetta raffinata e signorile la Musetta di Mariam Battistelli, di misurata sensualità e di grande padronanza della scena. Definito con cura il suo valzer da Momus ed assai coinvolgente la sua preghiera nel quadro conclusivo.
Vivace ed irruento il Marcello di Danylo Matviienko, con una vocalità calda e rotonda anche se con taluni passaggi poco scanditi e piuttosto uniformi.
Pieno e compatto, anche se poco voluminoso, Manuel Fuentes, con una “Vecchia zimarra” precisa ed accorata.
Traccia frasi trasparenti lo Schaunard di Matteo Loi, con un’emissione nitida e omogenea.
Energico ma di moderata consistenza il Benoit di Davide Sodini, con un canto ben articolato anche come Alcindoro.
Luminoso e malinconico il Parpignol di Matteo Tavini e ben definito il Venditore ambulante di Massimiliano Esposito.
Delineati con solidità i il Sergente di Dielli Hoxha e il Doganiere di Egidio Massimo Naccarato.
Il Coro del Maggio, diretto da Lorenzo Fratini, anima con vivacità la scena da Momus, con interventi precisi e coordinati, anche se non particolarmente brillanti. Espressivi e assai ben modulati i cori dei lavoratori e delle lattivendole al terzo quadro. Esuberanti le Voci bianche guidate da Sara Matteucci, anche se di contenuto volume.

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Piero Pretti, Carolina López Moreno, Mariam Battistelli, Danylo Matviienko

L’opera viene riproposta nell’allestimento di Bruno Ravella, ripreso anche in quest’occasione da Stefania Grazioli e di cui si è già scritto su queste pagine il 14/11/2023. Una regia che riconferma la propria sintonia con le intenzioni di Puccini e dei suoi librettisti, mostrandoci una soffitta- laboratorio che si apre al mondo per poi collassare su se stessa con il tramontare degli entusiasmi artistici e giovanili. Nelle scenografie di Tiziano Santi, l’ampio lucernario, che pari quasi una “dolce ala della giovinezza”, dovrà passare dalla terra desolata del terzo quadro e approdare al disincanto del finale, dove le luci di D.M. Wood riprese da Emanuele Agliati, che avevano esaltato il calore e la bellezza della vita da Momus, divengono livide e gelide, ritagliando soltanto un nostalgico alone luminoso sul corpo esanime della povera Mimì. Un racconto visivo che mostra inoltre una particolare attenzione nel dare rilievo agli oggetti, dalla cuffietta alla panchina, in quella valorizzazione delle piccole cose che è un ingrediente costitutivo dell’opera. I costumi diAngela Giulia Toso, colorati e dai tagli assai vari, ci parlano di una Belle Époque che è una felice proiezione dell’immaginazione più che una realtà storica, mentre i movimenti agili e coordinati riprendono le caratteristiche della drammaturgia. In definitiva, si può dunque dire che questa produzione riflette nella sua interezza quella che Orselli chiama nel suo saggio “una spiccata coralità – in senso psicologico, umano – da intendersi come capacità di dar voce e coinvolgere in una stessa tensione drammatica figure, cose e ambienti”.

Applausi entusiasti per l’intero spettacolo, con particolari consensi per la López Moreno, Pretti e il maestro Ceretta.

LA BOHÈME

di Giacomo Puccini
Opera in quattro quadri di Giuseppe Giacosa Luigi Illica

Maestro concertatore e direttore Diego Ceretta

Regia Bruno Ravella ripresa da Stefania Grazioli
Scene Tiziano Santi
Costumi Angela Giulia Toso
Luci D.M. Wood riprese da Emanuele Agliati 

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci

Rodolfo, poeta Piero Pretti
Schaunard, musicista Matteo Loi 
Benoît, padrone di casa / Alcindoro, consigliere di Stato Davide Sodini
Mimì Carolina López Moreno
Marcello, pittore Danylo Matviienko 
Colline, filosofo Manuel Fuentes
Musetta Mariam Battistelli 
Parpignol Matteo Tavini 
Sergente dei Doganieri Dielli Hoxha
Un Doganiere Egidio Massimo Naccarato 
Un venditore ambulante Massimiliano Esposito 

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino