Turandot

10 agosto 2022

La stagione 2022 dell’Arena di Verona prosegue con un grande classico di Giacomo Puccini: Turandot. Protagonisti i due divi più “glam” della attuale scena operistica, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov.

L’edizione 99 del Verona Opera Festival prosegue con uno dei grandi classici areniani: Turandot di Giacomo Puccini. Lo spettacolo ripropone l’allestimento nato nel 2010 dal genio di Franco Zeffirelli, di fatto, una rielaborazione di quanto il regista aveva già proposto al Teatro alla Scala di Milano nel 1983 e al Teatro Metropolitan di New York nel 1988.

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Riccardo Fassi e Ruth Iniesta

Zeffirelli, artefice anche delle scene, insiste particolarmente sulla miseria (anzi lo squallore) in cui è costretto a vivere il popolo di Pechino nella sua quotidianità che si svolge ai piedi di un grande sipario che rimanda al celebre muro dei nove draghi della Città Proibita. Improvvisamente, nel secondo atto, il muro si apre e ci introduciamo nel palazzo dorato di Altoum, meravigliosamente definito in ogni singolo dettaglio architettonico. Una reggia sovrabbondante, comprensiva di ogni possibile richiamo visivo alla chinoiserie, di cui musicalmente l’opera è ricca, uno spazio freneticamente popolato da fanciulle danzanti, soldati in uniforme ed astanti. Una gioia per gli occhi, un colpo di teatro che ancora oggi affascina e cattura lo stupore del pubblico che risponde al “coup de théâtre” con un irrefrenabile applauso a scena aperta. Azzeccatissimo il disegno luci di Paolo Mazzon che sottolinea egregiamente il contrasto tra lo sfarzo della reggia (illuminata a giorno) e la desolazione del resto della città (in cui prevalgono tonalità fredde). Vere e proprie opere d’arte i costumi, nati dal genio del premio Oscar Emi Wada: anche in questo caso è evidente il contrasto tra gli abiti principeschi della stirpe regale (tutti giocati sulle tonalità dell’oro, del bianco e del celeste) e quelli del popolo (dove a prevalere è il grigio). Funzionali le coreografie a cura di Maria Grazia Garofoli.

Uno spettacolo affascinante, che sembra di certo non accusare il trascorrere del tempo e che, rispetto ad altri progetti di Zeffirelli riesce ad apparirci essere meno kitch e polveroso.

Turandot è anche opera per grandi voci e l’altra sera all’Arena era schierato un cast di autentiche eccellenze.

A partire dalla protagonista: Anna Netrebko, la grande “star” dei palcoscenici internazionali che offre, anche in questo caso, una prova straordinaria. Il soprano plasma il personaggio adattandolo come un guanto alla propria vocalità che si conferma sontuosa e di grande fascino per ampiezza e ricchezza di armonici. Nel fronteggiare l’impervia scrittura pucciniana, la linea vocale si mostra sempre salda e sicura, infallibile nel registro acuto, sbalorditiva per la purezza madreperlacea dei filati. Grazie ad un fraseggio personalissimo e particolarmente curato, la Turandot della Netrebko rifugge dallo stereotipo di certa tradizione e si configura piuttosto come una donna pervasa dal desiderio di scoprire che cosa sia l’amore ma che, a un contempo, vive racchiusa nella sua diffidenza e paura di subire una cocente delusione. Il soprano fa vivere il personaggio sul palco con gesti da autentica primadonna: movimenti sinuosi, sguardi penetranti, ammiccamenti smaliziati che catturano l’attenzione del pubblico che, già al suo apparire in scena in primo atto dall’alto di una delle torri poste a lato della scena, rimane soggiogato e conquistato.

Eccellente la prova di Yusif Eyvazov che qui interpreta, probabilmente, uno dei ruoli che meglio si addicono alla sua vocalità. Ammiriamo quindi lo squillo del registro acuto che si espande poderoso nel vasto spazio areniano (viene eseguita la variante acuta in secondo atto “Principessa altera, ti voglio tutta ardente d’amor!”). Rileva anche la capacità di piegare la linea alle esigenze espressive del personaggio regalando un canto sempre sfumato ed accorato. Di grande intelligenza l’interprete, grazie alla costante ricerca di accenti variegati; sempre credibile il personaggio sulla scena. Ottimamente eseguito, inoltre, il celeberrimo “Nessun dorma” che Eyvazov colora con una tavolozza di infiniti colori. Per la cronaca riportiamo l’avvenuta concessione del bis del brano, accolto al termine da un interminabile uragano di applausi.

Di altissimo livello anche la Liù di Ruth Iniesta che mette in risalto uno strumento dal bel colore limpido e caratterizzato da spiccata musicalità. La linea vocale suona particolarmente suadente grazie ad una ottima intonazione e ad una notevole compattezza tra i registri che consentono al soprano di salire facilmente verso la regione acuta, ma anche di realizzare filati impalpabili. Convincente anche l’interprete che sa tratteggiare un personaggio palpitante e che non teme di sfidare la “principessa di gelo” pur di difendere il proprio amore.

Note positive per Riccardo Fassi che interpreta un Timur sempre regale, ma anche molto umano specialmente nel suo triste commiato alla infelice Liù. Il cantante esibisce una vocalità preziosa e di puro velluto che si apprezza anche per la facilità con cui si sale nel registro superiore.

Un plauso al terzetto delle maschere, invero ben amalgamate per colore vocale e per affiatamento sulla scena. Ben rifinito il Ping di Gëzim Myshketa, suadente il Pong di Matteo Mezzaro, incisivo il Pang di Riccardo Rados.

Splendido l’Altoum di Carlo Bosi, vocalmente sonoro e scenicamente impagabile (da segnalare come Bosi si prodighi anche nell’invocazione a Turandot da parte del morente Principe di Persia in primo atto).

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Anna Netrebko e Carlo Bosi

Completa il cast l’efficace Youngjun Park nei panni di un Mandarino.

Il Maestro Marco Armiliato, sul podio, assolve con onore al non facile compito di mantenere una costante unitarietà sonora in orchestra e di creare un buon equilibrio rispetto alle voci e ale masse corali presenti sul palco. Il direttore coglie soprattutto lo soprattutto lo spirito fiabesco della vicenda tralasciando talvolta la contestuale profonda tensione drammatica che pervade la partitura, come suggerito da certe sonorità tipicamente avveniristiche che la rendono ancora oggi di sconvolgente modernità.

L’Orchestra dell’Arena di Verona offre una buona prestazione e brilla per compattezza ed omogeneità in tutte le sezioni.

In ottima forma il Coro dell’Arena di Verona, guidato dal Maestro Ulisse Trabacchin, che risalta per sonorità e compattezza tanto nelle acclamazioni al boia di primo atto, quanto nelle esaltazioni imperiali negli atti successivi. Pregevole l’apporto del Coro di Voci Bianche diretto da Marco Tonini.

Il folto pubblico areniano si mostra prodigo di applausi durante l’esecuzione (applaudendo talvolta anche senza giustificato motivo) e riservando al termine un trionfo al calor bianco per tutti gli interpreti e direttore.

Marco Faverzani | Giorgio Panigati

7 agosto 2022

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Turandot, Arena di Verona, 2022

La magica e scintillante fiaba creata dall’indimenticabile Maestro Franco Zeffirelli per il capolavoro ultimo di Giacomo Puccini è ritornata sull’immenso palcoscenico dell’Arena di Verona, sogno reale di pietra voluto dagli antichi Romani come testimonianza della loro forza e grandezza per i secoli a venire. Di nuovo il riuscito e realistico contrasto tra il popolo cencioso ed affamato, pari a ratti che strisciano e percorrono con scatti nervosi il proscenio ed il dorato, ricchissimo e forse un po’ troppo pieno di orpelli (penso ai cappelli delle tre maschere con pendenti simili ad orecchie disneyane a mio avviso eccessive per esempio) ha colpito al cuore gli spettatori che occupavano gradinate e platea (con qualche piccolo vuoto) nel secondo atto dopo il siparietto di Ping Pong e Pang. E lo star system, caricato anche da recenti polemiche politiche e di movimenti vari, ha reso omaggio alla coppia d’oro della lirica attuale con grida entusiastiche (come dice sempre il mitico M. Daniel Oren “Almeno lasciate finire la musica!!”) ed applausi fortissimi, anche in momenti non proprio deputati. Infantile e molto “american style” il tripudio dopo il bacio da parte di Calaf autentico e passionale che sgela la Principessa di gelo! La crudele protagonista era incarnata da una Anna Netrebko, che si conferma grande artista e signora del proprio mezzo vocale nel cesellare ogni parola, ogni accento, cercando con personale lettura effetti vaporosi e magici nelle battute iniziali del suo racconto prima degli enigmi. Quel “Principessa Lou-Lyng” sussurrato e poi illuminato verso iol forte è da antologia, come il cercare di dare carattere e forma singola ad ogni enigma, rendendo gelida e livida la speranza, impulsivo e nervoso il Sangue ed infine quasi rassegnato anche se velato di rabbia l’ultimo, Turandot. A mio avviso, cercando di far sua la temibile Principessa l’ha spogliata di quella fredda e raggelante crudeltà e della superbia arrogante che rende autentico ed ancora più sentito lo sgelo finale, ma la sua eroina pucciniana è a ragione molto pregnante e da mettere sul podio. La sua degna rivale, la vincitrice morale nell’opera è Maria Teresa Leva, che dona a Liù una voce splendida, ricchissima negli armonici, e con grande padronanza tecnica illumina il ruolo con grande maestria. Un momento su tutti il La acuto quasi solo dopo tanti pieni orchestrali del primo atto nella battuta “Perché un dì nella reggia mi hai sorriso”: preso dapprima in un pianissimo perlato, poi portato ad un forte morbido e pieno e con ottima tenuta di fiato sfumato di nuovo in un irreale e lunare sospiro in pianissimo. Commovente anche nella scena della tortura e della morte, ha conteso ed in qualche momento “rubato” la scena ai due divi con splendida valenza artistica.

L’altra parte della coppia d’oro della lirica era Yusif Eyvazov, un Calaf atletico, sanguigno ed irruente, ma a mio avviso con un timbro non piacevole anche se la linea di canto è ottima e la tecnica e la musicalità sono ineccepibili. Gli acuti spaavaldi, ben proiettati, ma mancano di pienezza e luminosità ed il trionfo che gli è stato tributato per me era un po’ troppo gonfiato e non del tutto meritato. Ho apprezzato molto di più il tenore azero in Trovatore sempre in Arena, eseguito prima della pandemia.

Il grande Ferruccio Furlanetto è un Timur regale e con energica forza di accento e tenuta scenica a dispetto di una voce che denuncia la non più giovane età, ma commuove ed arriva al cuore nel suo addio a Liù morente.

Musicalissimi e gradevoli, esasperati dalla ripresa della regia nel loro carattere comico le tre maschere, il Ping dalla bella ed autorevole brunita voce di Gezim Myshketa, il Pong dalla bella voce tenorile di Matteo Mezzaro e l’elegante ed incisivo Pang di Riccardo Rados.

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Yusif Eyvazov, Gëzin Myshketa, Matteo Mezzaro e Riccardo Rados

Carlo Bosi è stato un ottimo ed importante Altoum, donando all’ Imperatore una grande incisività, spogliandolo dal carattere spesso tremolante non degno del Figlio del Cielo. Interessante e ben emessa la vocalità del Mandarino Youngjun Park

Sempre ottima la resa dell’ Orchestra della Fondazione Arena di Verona , capitanata da un’altra colonna della direzione in Arena che èil M. Marco Armiliato, dal gesto unico, dalla ricerca sopraffina di suoni e colori nuovi e con rispetto assoluto per il palcoscenico.

Il Coro della Fondazione Arena di Verona, diretto dal M. Ulisse Trabacchin, pur rimanendo sempre un coro di riferimento con buone voci e suono fascinoso ha mostrato qualche lieve segno di stanchezza, non cesellando come ci aveva abituato momenti importanti come “Perché tarda la luna” non sfoggiando pianissimi e filati sussurrati.

Molto musicali ed ineccepibili i ragazzi del Coro di voci bianche A.d’A.Mus diretti dal M. Marco Tonini.

Favolosi e ricercati i costumi di Emi Wada e le fulgenti e ben strutturate luci di Paolo Mazzon.

Uno spettacolo bello, premiato da un pubblico entusiasta e accalorato che ha sancito il trionfo soprattutto per Eyvazov e la Leva

Cristina Miriam Chiaffoni

TURANDOT

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini

Turandot Anna Netrebko
Imperatore Altoum Carlo Bosi
Timur Ferruccio Furlanetto 07.08 Riccardo Fassi 10.08
Calaf Yusif Eyvazov
Liù Maria Teresa Leva 07.08 Ruth Iniesta 10.08
Ping Gëzin Myshketa
Pong Matteo Mezzaro
Pang Riccardo Rados
Mandarino Youngjun Park

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Marco Armiliato
Maestro del coro Ulisse Trabacchin
Coro di voci bianche A.d’A.MUS diretto da Marco Tonini


Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Emi Wada
Luci Paolo Mazzon
Movimenti coreografici Maria Grazia Garofoli

Foto : Ennevi