Cavalleria rusticana – Pagliacci

Con il dittico Cavalleria rusticana e Pagliacci si apre ufficialmente il 98° Festival Arena di Verona.

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Cavalleria rusticana

Dopo le due recite in forma di concerto di Aida l’opera torna in scena nell’anfiteatro veronese con nuove e innovative soluzioni visive per poter proporre al pubblico spettacoli dai costi contenuti senza far dimenticare la sfarzosità degli allestimenti degli anni precedenti; in un periodo di crisi come questo c’è da essere grati a queste scelte che ripagano l’occhio dello spettatore e, chissà, possano essere delle nuove soluzioni da far coesistere con i classici e tradizionali allestimenti areniani negli anni futuri.

Una struttura imponente, di 400 metri quadri di led, su cui, di volta in volta scorrono immagini che provengono da Musei, Biblioteche e Parchi paesaggistici, associazioni che hanno risposto all’invito di Fondazione Arena di Verona con grande entusiasmo, in un connubio di lodevoli intenzioni figurative ed espressive.

Ecco che Cavalleria rusticana si fregia delle immagini della Biblioteca Apostolica Vaticana e del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, per ricreare il clima, la cultura e la tradizione siciliana.

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Cavalleria rusticana – Arena 2021

A dire il vero del colore siciliano c’è ben poco, l’idea di partenza sembra quella di svuotare ogni immagine folkloristica e descrivere un paesaggio brullo, tutto in bianco e nero, un’idea non nuova ma sempre di grande fascino. Anche i costumi, rigorosamente in bianco e nero, riportano a una simbologia da cinema neorealista, i movimenti scenici molto semplici, spesso affidati all’intelligenza dei singoli interpreti. Il coro, per ovvie ragioni, è posto sulle gradinate a sinistra del palcoscenico, nella formazione classica del Coro Greco antico, mentre comparse e mimi, in scena, a dare movimento all’azione. Molto efficace la scena finale; è Lola, dall’alto delle scale della Chiesa, ad annunciare la morte di Turiddu e un gruppo di donne velate circondano, quasi a protezione, Mamma Lucia e Santuzza.

Marco Armiliato si inserisce in questa cornice con una direzione anch’essa asciutta, lenta, dai tempi mascagnani che, se da una parte possono avere un senso, in un contesto come quello dell’Arena (e con le difficoltà che le restrizioni impongono), porta a vari squilibri e sbandamenti poco gradevoli fra palcoscenico, buca d’orchestra e, soprattutto, il coro, come sempre penalizzato dalla disposizione.

Fortunatamente il cast vocale raggiunge un buon livello complessivo.

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Cavalleria rusticana – Arena 2021

Sonia Ganassi, in ottima forma, delinea una Santuzza anch’essa tutta in nero. Certo, la voce non ha più quella richezza di armonici come lo era un tempo ma l’intelligente artista sfrutta questa aridità a fini espressivi, una Santuzza svuotata di ogni sentimento, dove anche certe note fisse o calanti hanno un senso nell’organizzazione del personaggio.

Murat Karahan ha notevole temperamento e lo dimostra fin dalla Siciliana fuori scena (anche se posizionato troppo lontano), con un canto espressivo e sicuro; il duetto con Santuzza, l’addio alla madre sono stati momenti molto validi, scenicamente e vocalmente.

Amartuvshin Enkhbat, debutta in grande stile a Verona; il suo Compar Alfio non ha il fraseggio che ci si aspetterebbe ma vocalmente è ineccepibile e costruisce un convincente personaggio.

Corretta, pur con qualche gutturalità di troppo, Agostina Smimmero come Mamma Lucia e alquanto fissa la Lola di Clarissa Leonardi.

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Pagliacci – Arena 2021

Tutt’altro discorso per Pagliacci, un tripudio di colori, grazie alle immagini provenienti dal Museo del Cinema di Torino e il Fellini Museum  che il Comune di Rimini inaugurerà a breve.

Ambientato in uno studio cinematografico di Cinecittà, il teatro nel teatro ha qui un validissimo supporto; già dal Prologo Tonio si presenta vestito da Federico Fellini, con tanto di sciarpa e il celeberrimo cappello di Montappone, a dare ulteriore senso a ciò che di lì a poco succederà in scena. Registicamente qui le cose funzionano meglio che in Cavalleria, i movimenti scenici sono molto equilibrati e la cornice visiva decisamente più coinvolgente (la passerella, che richiama il film Otto e mezzo, con i personaggi più famosi dei film felliniani, è irresistibile). Al finale dell’opera, visto l’argomento trattato, si è voluto dare la giusta rilevanza alla piaga dei femminicidi; dopo che Canio ha pugnalato Nedda, un mimo, vestito da Gelsomina (l’indimenticabile Giulietta Masina) pone un fiore sul corpo esanime della vittima.

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Pagliacci – Arena 2021

Anche come direzione le cose vanno meglio, anche se un senso di irrisolto lo si può avvertire, i tempi qui sono più spediti ma rimangono i problemi legati alla compattezza fra buca e palcoscenico; sicuramente il rodaggio durante il corso delle recite risolverà i problemi riscontrati in questa recita.

Vocalmente anche il cast qui raggruppato è decisamente notevole.

Yusif Eyvazov ha il timbro ingrato che tutti conosciamo ma non cede mai a compromessi, tutto quello che è scritto in partitura è vissuto e cantato con notevole partecipazione, il gioco scenico è abbastanza efficace e, giunti al famigerato Vesti la giubba, il tenore azero centra il bersaglio e risquote un convinto e lungo applauso.

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Amartuvshin Enkhbat

Notevole anche Marina Rebeka, vocalmente ineccepibile a parte qualche nota grave sfuocata ma mai pompata, disegna una Nedda voluttuosa, piena di vita, sprezzante dei rischi, quasi a voler imporre la propria personalità, anche a costo della vita.

Amartuvshin Enkhbat è un Tonio magnifico, come da tempo non si ascoltava in Arena. Non è solo l’emissione solida e compatta, il fraseggio vario ed eloquente (qui più rifinito che in Cavalleria), ciò che stupisce è la dizione perfetta e comunicativa, da farlo sembrare di madrelingua italiana; nel Prologo sa trovare accenti accorati e commossi e per una volta tanto si apprezza il La bemolle di al pari di voi, finalmente una folgore di meraviglia e non la solita notaccia strangolata. Senza se e senza ma, è lui il trionfatore della serata.

Silvio è un bravissimo Mario Cassi, dal canto sfumato e amorevole, mentre Riccardo Rados cesella ottimamente la Serenata di Arlecchino.

Completano il cast Dario Giorgelè e il veterano Max Renè Cosotti.

Alla fine dello spettacolo unanimi consensi da parte del pubblico.


Arena di Verona – 98° Opera Festival 2021

CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Sonia Ganassi
Lola Clarissa Leonardi
Turiddu Murat Karahan
Alfio Amartuvshin Enkhbat
Lucia Agostina Smimmero

PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Parole e musica di Ruggero Leoncavallo

Nedda Marina Rebeka
Canio Yusif Eyvazov
Tonio Amartuvshin Enkhbat
Peppe Riccardo Rados
Silvio Mario Cassi
un contadino Max René Cosotti
Altro contadino Dario Giorgelè

Orchestra, coro, ballo e tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Marco Armiliato
Maestro del coro Vito Lombardi

Coro di voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

Video design e scenografie digitali D-WOK

Verona, 25 giugno 2021

©Foto Ennevi