La scuola de’ gelosi

Arriva al Teatro Regio di Torino La scuola de’ gelosi di Antonio Salieri. Il titolo fu di grande successo alla prima tenutasi a Venezia del 1778 e le repliche fioccarono almeno fino ai primi decenni dell’ottocento, destinando poi questa deliziosa commedia degli equivoci ad un immeritato seppur fisiologico oblio. Grande plauso va quindi al Direttore artistico del Teatro Regio Sebastian F. Schwarz per aver contribuito alla sua riscoperta commissionandola per il Theater an der Wien nel 2017 prima e per aver portato il colorato e dinamico allestimento di Jean Renshaw a Torino. L’opera è stata eseguita nella versione viennese del 1783 andata in scena con il libretto riveduto da Da Ponte ed alcune arie aggiuntive. Non stupisce il contributo del librettista trevigiano quando leggendo questo libretto (originariamente di Caterino Mazzolà che collaborerà con Mozart a La Clemenza di Tito e con Mayr a numerosi altri titoli) ci si rende conto di quante situazioni abbia anticipato che ritroveremo poi in altri titoli del grande repertorio, mozartiano in particolare (Nozze di Figaro, Così fan tutte e Don Giovanni) ma anche in Il barbiere di Siviglia. La scuola de’ gelosi racconta le vicende di due coppie, una nobile (il Conte e la Contessa di Bandiera) ed una borghese (Blasio ed Ernestina) cui si intrecciano le vite dei loro due servitori (Lumaca e Carlotta) in un susseguirsi di gelosie, tradimenti (veri o temuti) tentativi di seduzione e siparietti al gusto di Commedia dell’arte creati con grande mestiere teatrale da Mazzolà e conditi in alcune arie anche da un pizzico di approfondimento psicologico (in particolare nella splendida aria del II atto della Contessa aggiunta da Da Ponte Ah, sia già dei miei sospiri e in Adagio…allor potrei cantata dal personaggio di Blasio sempre nel secondo atto, modernissima nello stile poetico e soprattutto musicale). L’opera risulta infine un gustoso, ironico excursus nella vita di coppia.

Graditissimo il ritorno di Nikolas Nägele  alla direzione della sempre eccellente Orchestra del Teatro Regio dopo il suo debutto con Il matrimonio segreto. Già allora si era potuto apprezzare la fresca, fragrante eleganza accompagnata alla grande attenzione alle dinamiche drammaturgiche del giovane direttore e la sua lettura della musica di Salieri non smentisce l’impressione avuta anzi ne riconferma la precisione e l’aderenza allo stile dell’epoca. L’affiatamento tra buca e palcoscenico inoltre è totale e non viene mai a mancare. Anche la compagnia di canto, giovane e dinamica, convince pienamente; Omar Mancini è il Conte di Bandiera, un Don Giovanni ante litteram che intona nella sua cavatina “A me par che il mondo sia/di ragazze di ogni sorte/una vasta galleria” proseguendo l’aria con un elenco dei vari tipi di donne esistenti. Mancini è in possesso di una voce dallo splendido timbro luminoso e riesce a dare vigore al personaggio senza uscire mai fuori stile coniugando duttilità e facilità in acuto ad una notevolissima omogeneità di emissione in ogni registro. Nel ruolo della desolata consorte, la Contessa Bandiera, la splendida Elisa Verzier la cui voce composta e precisa, dal colore perlaceo, si sposa perfettamente al dignitoso duolo del personaggio. Come non sentire nella sua aria “Ah, sia già dei miei sospiri” il precedente di Porgi amor ne Le nozze di Figaro. Altra splendida scoperta (e al debutto nel ruolo) è il baritono Askàr Lashkin nel ruolo del gelosissimo biadaiolo Blasio. Il sonoro, brunito strumento del baritono è abilmente impiegato e Blasio prende formidabilmente vita nella sua interpretazione. Il momento di crescita del personaggio, Adagio…allor potrei , è reso egregiamente e con grande gusto.

Eccellentemente cantata e squisitamente verace la Ernestina di Carolina Lippo. Il soprano mostra un sapiente controllo del proprio strumento nell’aria forse più impervia dell’opera, Staremo in pace e in giubilo, che richiede notevole abilità e agilità aggiungendo il proprio tocco interpretativo con fraseggio e recitazione in maniera incisiva ed elegante. Seconda voce baritonale è quella di Lumaca, membro del personale di servizio di Blasio, interpretato con vigore da Adolfo Corrado il cui considerevole tonnellaggio vocale si accompagna ad un’emissione morbida, sempre perfettamente controllata e ottime capacità attoriali. Decisamente da tenere d’occhio anche lui! Sua perfetta complice scenica è Anna Marshania nel ruolo della vivace, sfrontata cameriera Carlotta, unico ruolo per voce femminile più grave, la cui impertinenza viene accentuata dalla regia con intelligenza e sapienza drammaturgica. La voce di Marshania è di grande fascino, il timbro vellutato e la perizia tecnica innegabile. Interessante il ruolo del Tenente, un Don Alfonso meno navigato, e seconda voce tenorile del cast, affidato al bravo Joan Folqué che convince nella sua sola aria Ah non siate ognor sì facili e negli assiemi. Caratteristico e suggestivo il ruolo muto in perpetuo movimento affidato al danzatore Martin Dvořák. Interessante e dinamico il concept registico che si avvale di un boccascena notevolmente ridotto da un muro ricoperto di carta da parati floreale e trapuntata di colore giallo e blu e soprattutto di una agile struttura girevole al centro della scena, in costante movimento, unendo alla vivacità del libretto una perfetta macchina teatrale. Molto belli anche i costumi che narrano della eterna validità di questa storia. Tutto fila perfettamente dunque e gli applausi dal purtroppo scarso pubblico sono calorosi e sentiti per tutti e decretano il meritatissimo successo di questo delizioso allestimento. Qui la nostra intervista al cast.

La scuola de’ gelosi
Dramma giocoso in due atti
Musica di Antonio Salieri
Libretto di Caterino Mazzolà
Prima rappresentazione assoluta:
Teatro San Moisè, Venezia, 28/12/1778

Edizione musicale a cura di Ingrid Schraffl – Università di Vienna

Omar Mancini | Il Conte Bandiera
Elisa Verzier | La Contessa Bandiera
Askàr Lashkin | Blasio
Carolina Lippo | Ernestina
Adolfo Corrado | Lumaca
Anna Marshania | Carlotta
Joan Folqué | Il tenente


Nikolas Nägele direttore d’orchestra
Jean Renshaw regia e coreografia
Martin Dvořák coreografo collaboratore
Christof Cremer scene e costumi
Lorenzo Maletto luci
Jeong Un Kim maestro al clavicembalo

Orchestra Teatro Regio Torino
Allestimento Teatro Regio Torino
Produzione originale Theater an der Wien in der Kammeroper

Foto Andrea Macchia cortesia del Teatro Regio