Spettacoli

La costanza trionfante – Modena Belcanto Festival, Modena

Al Modena Belcanto Festival una perla preziosa.

“Se si volesse ricercare una verità… al fondo dell’arte vivaldiana, io credo che noi dovremmo indirizzarci non alla forma… bensì allo spirito che anima e sollecita ciascuna delle sue forme: infinite forme, infinite creature viventi sotto uno stesso cielo.”. Così scriveva il musicologo Remo Giazotto di Antonio Vivaldi, il “prete rosso” uno dei più famosi ed importanti compositori del Settecento.

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Valeria La Grotta, Cecilia Molinari e
Federico Maria Sardelli

Prolifico come pochi altri, compose concerti, di cui oltre 230 per violino solo e 94 opere, di cui purtroppo, oggi, restano solo una ventina. Vivaldi morì povero, a Vienna, il 28 luglio 1741. Fu poi riscoperto nel XX secolo anche grazie alle trascrizioni dei suoi lavori per mano di Bach. Una vita complessa a cui, recentemente è stato anche dedicato il bel film “Primavera” di Damiano Michieletto, una storia, quella del compositore veneziano, in cui però mancano ancora tanti tasselli, soprattutto musicali.

In questo senso è encomiabile il lavoro di Federico Maria Sardelli, direttore d’orchestra, studioso e da sempre appassionato vivaldiano. La costanza trionfante andò in scena a Venezia, al Teatro San Moisè, come ultima opera del Carnevale 1715-1716 e conobbe grande successo e diffusione. Sappiamo che venne eseguita, ad esempio, a Monaco, ad Amburgo, a Mantova e ancora a Praga fino al 1732, ma purtroppo sempre senza il lascito di un manoscritto autografo.

Sardelli è partito dalle sette arie già note, aggiungendone quattro di riutilizzo e altre prese da fonti periferiche. Il lavoro del Maestro si è concentrato anche nel riportare la musica alla sua corretta esecuzione, più vicina possibile al dettato di Vivaldi. L’opera oggi, pur nella sua forma ancora incompleta, giunge al Teatro Comunale Pavarotti-Freni per il Modena Belcanto Festival, nella sua prima esecuzione semi scenica in epoca moderna.

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Valeria La Grotta e Cecilia Molinari

Il regista Marco Bellussi e lo scenografo Matteo Paoletti Franzato, hanno pensato ad una selva di lampade sul palco: paralumi bianchi in uno spazio buio. Una soluzione semplice ma assai interessante, giocata anche con l’interazione delle singole luci e l’illuminazione ambientale di Andrea Ricci. Le varie arie erano accompagnate e suggerite da pochi oggetti di scena e dalla valida interpretazione di due mimi: Elisabetta Galli e Daniel Bastos che interagivano con i tre solisti. I numeri musicali erano inoltre raccordati da un racconto con cui Sardelli cerca di non creare un falso storico con recitativi riscritti Un buon modo per ricordarci come un pezzo di storia della musica sia stato illuminato dalla ricerca  appassionata, e sia finalmente, e definitivamente, uscito dalle tenebre del tempo. 

Tornando all’esecuzione, è sempre una gioia ritrovare l’appassionato Sardelli alla guida del «suo» ensemble Modo Antiquo. L’intesa con gli strumentisti (archi e basso continuo) è palpabile e si traduce in un suono trasparente e scattante, un flusso narrativo sospeso e, al tempo stesso, di singolare incisività.

Ne è straordinario esempio la sinfonia, animata da ritmi brillanti e sviluppata con meticolosa cura del più piccolo dettaglio sonoro. Nel proseguimento della serata Sardelli non si è limitato ad accompagnare il palco: ha saputo ritrovare, per quanto possibile, un’unità narrativa e articolare il fraseggio musicale attraverso numerose rifrazioni sonore, capaci di restituire il tema portante e le emozioni di ogni brano. Una prova maiuscola, particolarmente apprezzata dal pubblico al termine della serata. 

Valido e affiatato il terzetto dei solisti, ottimamente sorretti dalla concertazione del Maestro.

Il soprano Valeria La Grotta sfoggia la freschezza e la leggerezza del timbro per accarezzare le pagine di maggiore abbandono trovando, ad un contempo, tutta la precisione e la dedizione necessarie per risolvere anche i passaggi più impegnativi. 

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Cecilia Molinari, Elisabetta Galli e Daniel Bastos

Cecilia Molinari si conferma, anche in questa occasione, ottima virtuosa, sgranando agilità e fioriture con un pregevole controllo tecnico. Di grande valore sono anche l’involo romantico e l’appassionato canto sul fiato, elementi indispensabili per contrappuntare un canto vivido e fremente. Un plauso particolare, infine, va rivolto all’interprete, artefice di una espressività profonda e sempre pertinente. 

Resta, poi, da dire della prestazione maiuscola di Mauro Borgioni, del suo timbro armonioso, della sua emissione solida e controllata e, più in generale, di una consapevolezza stilistica autentica e pregnante.

Al termine dell’esecuzione, caloroso successo di pubblico (invero non troppo numeroso) e gradita ripetizione del terzetto finale. 

Il Belcanto Modena Festival prosegue fino al 12 novembre con un cartellone di appuntamenti quanto mai variegati tra i quali, alcune chicche imperdibili per i melomani.

Antonio Vivaldi
La costanza trionfante
Esecuzione di tutta la musica ritrovata presentata per la prima volta in forma semiscenica

Valeria La Grotta soprano
Cecilia Molinari mezzosoprano
Mauro Borgioni baritono

Federico Maria Sardelli direttore
Marco Bellussi mise en espace
Matteo Paoletti Franzato ambientazione scenica
Andrea Ricci luci
Orchestra Barocca Modo Antiquo

Elisabetta Galli assistente alla regia e mimo
Daniel Bastos 
direttore di scena e mimo

Foto: Rolando Paolo Guerzoni