Concerti

Giuseppe Mengoli – Teatro La Fenice, Venezia

La Sesta Sinfonia di Gustav Mahler, la cosiddetta Tragica, torna a risuonare tra le dorate decorazioni della Fenice, affidata alla bacchetta di Giuseppe Mengoli, uno dei direttori più promettenti della nuova generazione. Dopo il successo ottenuto con la Quarta Sinfonia, l’orchestra veneziana affronta ora un capitolo più cupo e monumentale del sinfonismo mahleriano, sotto la guida di un interprete che ha già fatto parlare di sé sui palcoscenici europei.

Già all’ingresso del teatro si percepiva un clima particolare: i musicisti, in frac, distribuivano volantini al pubblico per chiedere sostegno in merito alla recente nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale. Un gesto silenzioso ma eloquente, che aggiungeva una nota di tensione e partecipazione civile a una serata già carica di significati.

In sala, però, l’atmosfera si è trasformata in un sentimento di vicinanza e solidarietà: si respirava un’emozione palpabile, e il pubblico ha abbracciato le maestranze artistiche in un caldo applauso, quasi a voler testimoniare un legame profondo con la propria orchestra e con il teatro stesso.

Poco prima dell’inizio, Mengoli ha preso la parola per spiegare la sua scelta interpretativa: eseguire lo Scherzo prima dell’Andante, come nella versione originaria di Mahler, e sottolineare il significato del celebre “colpo di martello” del finale. «Il colpo del destino – ha detto – è un segno indelebile, ma non sempre ineluttabile: ho deciso di fermarmi al secondo, lasciando che il terzo resti sospeso, come possibilità aperta, come libertà dell’uomo di resistere al fato.»

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La sua direzione si è distinta per concretezza e chiarezza di intenti: un gesto essenziale, diretto, privo di orpelli retorici, mirato a una comunicazione musicale immediata con l’orchestra e con il pubblico. Tuttavia, l’impressione generale è quella di un direttore che avrebbe voluto dire di più, costruire di più insieme all’orchestra, sviluppare maggiormente il respiro del discorso sinfonico. A pesare, purtroppo, è stata anche la perdita di una prova a causa di un’assemblea sindacale indetta dai lavoratori sul tema della direzione musicale.

Nonostante ciò, Mengoli ha saputo mantenere un controllo saldo e una visione coerente della partitura, restituendo una lettura tesa, lucida e interiormente vibrante. La Sesta Sinfonia, con la sua architettura imponente e i suoi abissi emotivi, si è dispiegata in una narrazione potente e umana, sostenuta da un’orchestra partecipe e generosa.

Oltre alla serata inaugurale di sabato 27 settembre (turno S), il concerto verrà replicato domenica 28 in una speciale versione riservata agli under 35, con biglietti a tariffa agevolata — segno della volontà della Fenice di aprire la grande musica sinfonica alle nuove generazioni.