Falstaff – Teatro Filarmonico, Verona
Prima di prendere congedo, per il tradizionale festival estivo, Fondazione Arena di Verona propone al pubblico del Teatro Filarmonico Falstaff, l’ultimo grande capolavoro di Giuseppe Verdi.
L’opera testamento del Cigno di Busseto torna nella città scaligera nel pluriacclamato allestimento pensato da Jacopo Spirei per il Festival Verdi di Parma, ove lo stesso è già andato in scena per due volte, nel 2017 e nel 2025, e da noi già recensito in occasione della sua ultima apparizione nella città di Maria Luigia.

Uno spettacolo davvero ben confezionato e capace di strappare più di un sorriso, attraverso una ironia sottile e dal sapore agrodolce. Una narrazione efficace e scorrevole che si avvale, tra l’altro, delle belle scene, di ambientazione contemporanea, di Nikolaus Webern. Il particolare assetto prospettico del palco, dallo strano effetto “sghembo”, oltre a catapultarci in un mondo onirico e surreale, ben sottolinea l’idea di fondo di tutto lo spettacolo: Falstaff è un cavaliere d’altri tempi, un gentiluomo goffo e decaduto, che tenta disperatamente di inserirsi in un mondo che non gli appartiene e che finisce, inevitabilmente, per ridere di lui. Alla riuscita dello spettacolo concorrono anche i costumi, volutamente pacchiani, kitsch e con sfumature rock, creati da Silvia Aymonino. Il gioco di luci di Fiammetta Baldiserri, nel suo freddo realismo, è semplicemente perfetto. Adattato agli spazi del palcoscenico veronese, questo allestimento funziona a meraviglia e, grazie alla bravura di alcuni mimi ben inseriti nel racconto, scandisce la vicenda con un ritmo serrato e per nulla scontato. Merito anche di una affiatata compagnia di artisti, a proprio agio con le esigenze del progetto registico.
Questa produzione veronese sancisce il primo incontro tra Marco Filippo Romano e il “buon” sir John di shakesperiana memoria. Un debutto tanto atteso, cui il baritono giunge preparatissimo dando vita ad una prestazione di altissimo livello. Sotto il profilo strettamente vocale, non v’è passaggio che non colga Romano sicuro nell’emissione, saldo nei centri come in acuto. Un fraseggio dispiegato attraverso un canto morbido e sfumato, racchiuso in una espressività moderna e mai scontata. Viene così creato un personaggio dalle tante sfaccettature, pieno di sé ed egocentrico al punto giusto, dal portamento fiero e per nulla gigione. In linea con la visione di Spirei, il baritono propone un Falstaff quasi distaccato e malinconico, raggirato dai suoi stessi goffi tentativi di conquiste amorose, che altro non sono se non un ultimo disperato tentativo di aggrapparsi ad un glorioso passato oramai tramontato.

Altra prestazione maiuscola è quella offerta da Luca Micheletti nei panni di Ford. Il baritono bresciano offre, anche in questa occasione, una interpretazione intensa, costruita su di una indicibile infinità di sfumature nell’accento e su di una gestualità che, nella sua misurata compostezza, si veste di un carisma straordinario. Il canto, combinato con finezza ed acume attraverso una emissione compatta ed omogena, diviene dunque strumento per dare vita ad un personaggio complesso e divorato dal dubbio che, nell’aria “E’ sogno o realtà?”, raggiunge uno dei momenti più significativi della serata.
Proseguendo con i signori uomini, dobbiamo rivolgere un plauso particolare anche a Marco Ciaponi, un Fenton scanzonato ed innamorato. L’emissione, giocata su messe di voce delicatissime in alternanza allo squillo luminoso del registro superiore, è condotta con assoluta consapevolezza stilistica. Il personaggio, poi, viene sbalzato con la musicalità e la naturalezza di un fraseggio attraversato dalla purezza e dall’ardore del sentimento amoroso.
In gara di bravura, vocale e scenica, i due “compari” di Falstaff, ovvero, l’incisivo e sonoro Bardolfo di Matteo Macchioni, e il granitico e scanzonato Pistola di Mariano Buccino.
Nulla da eccepire neppure per Blagoj Nacoski che, con una vocalità naturalmente proiettata, restituisce alla perfezione tutta la petulanza e la supponenza del Dr. Cajus.
Tra le allegre comari di Windsor, Marta Mari si impone per la compattezza di una linea di canto dai centri robusti e ben sfogata nella regione superiore. Una prova pienamente superata anche da un punto di vista interpretativo, grazie alla sagacia di un fraseggio spigliato ed arguto.
Di irresistibile comicità la Quickly di Anna Maria Chiuri che, attraverso la suggestione di un timbro di bronzea possanza, disegna una donna vulcanica, scolpita nel canto e vivida in un fraseggio dal sapore caricaturale.
Tenera ed innamorata la Nannetta di Vittoriana De Amicis, la cui vocalità, dal caratteristico colore chiaro, ben si presta a restituire la giovinezza e il candore della figlia dei coniugi Ford. Particolarmente riuscita è, tra l’altro, la “canzone delle fate” ricamata attraverso una emissione delicata e contrappuntata. Complice il costume di scena, l’artista, riesce a mettere in evidenza anche il lato più peperino e testardo del personaggio.
Completa il quartetto Marianna Mappa, una Meg ben impostata nel canto e perfettamente a fuoco nel fraseggio, ammiccante e pungente al punto giusto.

Sul podio, Giuseppe Grazioli dimostra massimo impegno e grande professionalità nell’articolare un fraseggio coerente. Tuttavia, si ha come l’impressione che il Maestro si limiti a raccontare la vicenda e a ricercare la giusta coesione strumentale in buca, più che lavorare su di una propria cifra distintiva. Una lettura quindi piuttosto corretta, ma con poche sfumature, in contrasto con la vivacità delle prove dei singoli artisti sul palco che, come sopra ricordato, non difettano certo di brio o di verve. Al podio risponde, ad ogni buon conto, la pregevole prova dell’orchestra areniana, rispettosa e fedele nel dare vita alla volontà dell’autore.
Di indiscusso valore l’apporto del Coro della Fondazione Arena di Verona che, sotto l’ottima guida di Roberto Gabbiani, sfoggia accenti di irresistibile ilarità, specie in terzo atto.
La platea, nella quale si ravvisano tanti ragazzi e studenti, plaude copiosa a tutta la compagnia ed esce dalla sala visibilmente divertita e soddisfatta.
FALSTAFF
Commedia lirica in tre atti
Libretto di Arrigo Boito
da William Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff Marco Filippo Romano
Ford Luca Micheletti
Fenton Marco Ciaponi
Dr. Cajus Blagoj Nacoski
Bardolfo Matteo Macchioni
Pistola Mariano Buccino
Alice Marta Mari
Nannetta Vittoriana De Amicis
Mrs. Quickly Anna Maria Chiuri
Meg Marianna Mappa
Direttore Giuseppe Grazioli
Regia Jacopo Spirei
Scenografia Nikolaus Webern
Costumi Silvia Aymonino
Luci Fiammetta Baldiserri
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Orchestra e Coro Fondazione Arena di Verona
Foto: ENNEVI
