Spettacoli

Il barbiere di Siviglia – Comunale Nouveau, Bologna

Una conclusione nel nome di Gioachino Rossini per la stagione d’Opera 2025 del Teatro Comunale di Bologna.

Per l’occasione la scelta cade su di un titolo tra i più amati e rappresentanti del pesarese (anzi dell’intero catalogo operistico): quel “barbiere di Siviglia”, che al suo esordio fece registrare uno degli esiti più tumultuosi di cui si possa avere memoria. Fortunatamente la scrittura geniale della partitura ebbe ben presto la meglio e, già a partire dalla seconda rappresentazione, l’insuccesso lasciò il posto ad un glorioso trionfo, un’accoglienza calorosa destinata a perpetrarsi nel tempo, e sino ai giorni nostri, in occasione di ogni messincena di questo capolavoro.

Barbiere_Bologna_2025_2
Nicola Alaimo

Nel capoluogo emiliano torna l’allestimento, nato nel 2019 per la sala del Bibiena, concepito da Federico Grazzini e da noi già recensito in occasione della sua ripresa nel 2021 (qui il link).

Riportiamo, di seguito, quanto già scritto all’epoca:

“…”Quando si cerca il paradiso è necessario tornare con la memoria alla propria infanzia.” Così scrive Hayao Miyazaki, uno dei più famosi animatori e fumettisti giapponesi, e questo allestimento del Teatro Comunale di Bologna molto deve a questo fantasioso artista. La scena, a cura di Manuela Gasperoni, si apre infatti su una casetta dai caratteri sognanti ed infantili, un giardino con siepi, cancello e il cielo azzurro, come nei disegni dei bambini, progressivamente compaiono i protagonisti con costumi (a cura di Stefania Scaraggi) che in molti casi sono quasi omaggi diretti ai film di animazione dello studio Ghibli, su tutti Berta, Don Basilio, ma anche l’ufficiale. Questo allestimento, nato nel 2019, e portato anche in tournée in Giappone ha riscosso il favore del pubblico del sol levante forse proprio grazie a questo suo essere opera-manga, tutto è giocato su un clima di spensieratezza e allegria che oggi risulta quantomai necessario, sorprendente il colpo di scena di una palla da demolizione che irrompe nella scena alla fine del primo atto portando una divertente confusione. Splendide le luci di Daniele Naldi che potenziano l’immagine da cartone animato e creano sfondi colorati come il costume di chi sta cantando.”

Barbiere_Bologna_2025_1
Paolo Bordogna, Dave Monaco e Aya Wakizono

Pur adattato alle esigenze dello spazio scenico del Comunale Noveau, lo spettacolo di Grazzini mantiene intatte, oggi, la freschezza e la piacevolezza di una narrazione accurata, a tratti sopra le righe, ma sempre efficace e coinvolgente. Uno spettacolo che, attraverso un susseguirsi di gags e cliché, si muove nel solco di una piacevole tradizione e che arriva dritto al cuore del pubblico, che risponde con attenzione e partecipazione.

Un successo annunciato grazie anche, e soprattutto, al valore dell’esecuzione musicale. 

Sul podio troviamo Renato Palumbo cui riconosciamo il merito di proporre la partitura nella sua versione integrale. Una concertazione che predilige una narrazione di composta raffinatezza, in punta di piedi, senza mai scadere in eccessi ritmici e sonori. Un fraseggio costruito con la giusta varietà di colori e che rivela una segnata attenzione nell’assicurare il giusto equilibrio tra palcoscenico e buca. Prezioso è, in tal senso, il contributo dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, capace di intessere un tappeto sonoro di impalpabile morbidezza.

La compagnia di canto è capitanata da Nicola Alaimo, autentico mattatore della serata. La pulizia del canto, guidato da un magistrale controllo tecnico, si unisce alla precisione di una emissione di sorprendente morbidezza. Ecco, dunque, come certi attacchi a fior di labbro si pongano volutamente all’antitesi di un registro superiore di pronunciata generosità. Il rispetto e il rigore assoluto per lo stile, elevano la prova del baritono ad uno stato superiore, confermando, inAlaimo, uno degli attuali interpreti rossiniani di riferimento, erede designato di una prestigiosa tradizione della grande scuola buffa italiana. E se tanto può l’esecutore, ancor più riesce l’interprete, nel quale non sappiamo se lodare prima l’eccezionale freschezza e pregnanza dell’accento, oppure, la carismatica presenza scenica, capace di assicurare anche al più piccolo, ed apparentemente insignificante movimento, una profonda teatralità.

Non gli è da meno il Don Bartolo di Paolo Bordogna, che legge il personaggio con arguzia e raffinatezza. Un tutore dipinto con spassosissime movenze sceniche e con un fraseggio appositamente caricato, ove necessario, di trovate grottesche. Sotto l’aspetto vocale, poi, il baritono mette in atto gli effetti della sua profonda conoscenza (e frequentazione) del repertorio rossiniano: un sillabato di infallibile precisione ed un legato da manuale.

Nel cast c’è un altro rossiniano doc, ed è Michele Pertusi che, nei panni di Basilio, sembra un fiume in piena, a giudicare dal vigore di una vocalità rigogliosa e dal magnetismo di una presenza scenica volutamente lugubre e spettrale. Anche nel caso del basso parmigiano, si coglie come la lunga frequentazione di questo repertorio abbia prodotto nell’artista una totale aderenza stilistica e una assoluta confidenza con ogni soluzione dinamica e strutturale del pesarese. 

Ottima la prova di Dave Monaco, al suo primo Conte d’Almaviva bolognese. Il tenore si destreggia in una parte oggettivamente monstre, specie se eseguita come in questo caso nella sua integralità, con totale disinvoltura. Il canto è morbido, omogeneo e non tradisce, neppure per un attimo, l’aderenza stilistica. Testimonianza ne sono le numerose roulades, i trilli, le variazioni inseriti in ogni intervento, ed in particolare nelle arie. Una prova eccellente che raggiunge i propri vertici nell’accorata e sognante esecuzione della serenata iniziale e, ça van sans dir, nell’acrobatica scrittura del rondò conclusivo, restituito attraverso una notevole perizia tecnica. Il tenore riesce poi ad imporsi come interprete raffinato, insistendo, in particolare, sull’aristocratica fierezza del personaggio.

Barbiere_Bologna_2025_3
Paolo Bordogna e Aya Wakizono

Molto bene anche Aya Wakizono, una Rosina determinata e peperina. La voce mostra una pregevole elasticità, spaziando dai gravi vellutati, ai centri cremosi e sino al al registro acuto, squillante e facilmente proiettato. Se l’aria di sortita vede l’esibizione di suggestivi chiaroscuri, la lezione di canto, in secondo atto, è guidata da un canto contrappuntato e palpitante. Centrato ed ottimamente caratterizzato il personaggio, sbalzato con un accento partecipato e fieramente volitivo.

Yulia Tkachenko, con la sua interpretazione di Berta, riesce a combinare la giusta verve scenica con l’efficacia di una vocalità limpida e ben impostata, specie nell’aria di sorbetto di secondo atto “Il vecchiotto cerca moglie”, risolta con smaliziata ironia.

Nicolò Ceriani presta al personaggio di Fiorello la sicurezza di una organizzazione vocale pregevolmente controllata e di una disinvolta presenza scenica. 

A completare la locandina sono lo squillante Tommaso Norelli e l’istrionico Massimiliano Matroeni, rispettivamente, Un ufficiale ed Ambrogio.

Solida e di indiscussa precisione la prova del Coro del Teatro Comunale, egregiamente preparato da Gea Garatti Ansini.

Viva partecipazione del folto pubblico presente che, dopo aver ripetutamente sottolineato il proprio apprezzamento nel corso dell’esecuzione, accoglie al termine la compagnia e il direttore esprimendo ampi consensi che si fanno più intensi all’apparire alla ribalta di Pertusi, Bordogna ed Alaimo.

IL  BARBIERE  DI  SIVIGLIA
Commedia con musica in due atti
Libretto di Cesare Sterbini
dal dramma di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
Musica di  Gioachino Rossini

Il Conte d’Almaviva Dave Monaco
Bartolo Paolo Bordogna
Rosina Aya Wakizono
Figaro Nicola Alaimo
Basilio Michele Pertusi
Berta Yulia Tkachenko
Fiorello Nicolò Ceriani
Ambrogio Massimiliano Mastroeni
Un ufficiale Tommaso Norelli

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Renato Palumbo
Coro del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del coro Gea Garatti Ansini

Regia Federico Grazzini
Scene Manuela Gasperoni
Costumi Stefania Scaraggi
Luci Daniele Naldi

Foto: Andrea Ranzi