Spettacoli

La vedova allegra – Teatro Goldoni, Livorno

L’operetta, un tempo assai popolare, è oggi poco frequentata e dalla comune opinione, soprattutto in Italia, viene perlopiù considerata un genere minore e una seconda scelta rispetto al melodramma, anche perché appare più legata al mondo dello spettacolo che a quello del teatro musicale. In realtà si tratta però di un genere a sé stante, con una sua storia e specifiche caratteristiche, prima fra tutte quel suo essere intreccio di musica, danza e recitazione, in una forma assai più complessa dell’Opéra-comique francese o del Singspiel tedesco. Un intreccio tutt’altro che facile da rappresentare e che il Goldoni di Livorno, in collaborazione con il Politeama Greco di Lecce, mette coraggiosamente in scena, proponendo all’interno della stagione lirica la più celebre delle operette, ovvero La vedova allegra di Franz Lehár, di cui proprio il 30 dicembre 2025 ricorre il centoventesimo dal debutto viennese.

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Rosanna Lo Greco

L’allestimento di Giandomenico Vaccari e Alessandro Idonea ricrea in effetti, pur con una contenuta esuberanza, l’armonico insieme di canto, dialoghi e momenti coreografici e riproduce quella particolare atmosfera storico-culturale che è inseparabile dallo spirito dell’operetta. Perdipiù, costruisce, secondo una formula alquanto originale, una cornice che inquadra la trama immaginaria nella verità della storia, esplicitando il senso di tragica malinconia presente come retrogusto nella musica di Lehár. La vicenda viene infatti trasposta dai primi del Novecento alla vigilia della Grande Guerra, con l’aggiunta di un prologo in cui i due protagonisti dalle macerie del conflitto già in corso rievocano gli anni felici della Parigi Belle Époque di appena qualche anno prima. Idea di potente suggestione drammatica, che trasforma un quadro vagamente nostalgico in una rimembranza tragicamente dolorosa. La cornice dunque funziona e conferisce spessore allo spettacolo; e tuttavia le incursioni del presente di guerra nelle vicissitudini dei salotti parigini indebolisce la “beata spensieratezza” de La vedova allegra e che anche storicamente era tra l’altro del tutto reale. La malinconia era infatti un inconscio presentimento e l’inconsapevolezza un elemento costitutivo di quella temperie culturale. I due piani della rappresentazione hanno dunque maggiore forza quando rimangono separati, nella dicotomia della rimozione o della scissione schizofrenica (anche Freud era di quegli anni…); d’altra parte va detto che il discorso di questa regia sembra un invito a guardare dritto al nostro presente, con i soldi al centro di tutto e con un’Europa che credeva di essersi affrancata dalla lotta tra stati.
I costumi di Giacomo Callari, preziosi e sgargianti, riprendono a meraviglia i fasti della Belle Époque, organizzati negli spazi geometrici ed eleganti, ancora disegnati da Callari. Le coreografie di Ilaria Chirici ci restituiscono, anche se non sempre con fluidità, la dimensione corale dell’operetta e tra i balli spicca il valzer lento dei due giovani ballerini, emblema al contempo di felicità e di tramonto. Spetta alle luci di Matteo Catalano mostrarci le ombre di quel mondo dorato, così come alle immagini proiettate di Leandro Summo, che ci illustrano però anche la simpatica avidità di zio Paperone e la bellezza decorativa del gusto floreale.

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Il racconto musicale di Gianluca Martinenghi si snoda con un’agogica brillante e con volumi talora fin troppo esuberanti. Le parti liriche riescono nel complesso più accuratamente definite, con temi che si stagliano con nitidezza ma con poca differenziazione dei piani sonori.

La vedova allegra è Rosanna Lo Greco, che raffigura un Hanna Glawari fresca ed elegante, una donna schietta e capace di autentici sentimenti e che con la ricchezza si è fatta assai scaltra. Il canto è particolarmente voluminoso in acuto mentre lo stile è sognante alla sua entrata, narrativo nella romanza della Vilja e dolcemente appassionato nel duetto con il conte Danilo.
Quest’ultimo è interpretato da Michele Patti, voce calda e vigorosa e figura di forte impatto scenico. Marcato ed espressivo al suo ingresso, è moderatamente brillante nella marcia del secondo atto, ma assai coinvolgente nel duetto “Tace il labbro”.
Valencienne è Nikolina Janevska, dalla voce morbida e ricca e dal fraseggio duttile e articolato, sempre molto vivace pur con qualche rigidità nella recitazione.
Melodico e avvolgente il Camille de Rossillon di Marco Puggioni, di grande lucentezza negli acuti. Con ampiezza e passionalità traccia prima il duetto al primo atto e poi la romanza “Come una rosa in boccio”.
Francesco Palmieri delinea con ironia il Barone Zeta, con frasi marcate anche se talora poco variate.
Ha una dizione scandita e solare il Cascada di Luis Javier Jimenez Garcia ed è nitido e strutturato il Saint Brioches di Antonio Menicucci.
Puntuale e scoppiettante la recitazione di Alessandro Idonea come Njegus, con una canzone briosa ma di moderato volume.
Ben definiti anche gli altri comprimari, con le civettuole Sylviane di Lucia Bartalesi,Olga di Valentina Ferrarese,Praskowia di Elena Naldi, e gli ampollosi Bogdanowitsch di Andrea Dal Canto,Kromw di Franco Bocci,Pritschitschd i Giorgio Ridolfi.
Sotto la guida di Maurizio Preziosi, sono voluminosi e ben integrati gli interventi del Coro del Teatro Goldoni, per giunta alle prese con le difficoltà della danza.

Come sopra accennato, per chi scrive, allo spettacolo è mancata un po’ di quella joie de vivre assoluta che è il lascito estremo dell’Austria felix in declino; ma ha molto divertito, incantato e fatto gravemente pensare. Non poteva quindi mancare l’entusiasmo del pubblico, che ha fragorosamente applaudito soprattutto la Lo Greco, Patti e il maestro Martinenghi con l’Orchestra.

LA VEDOVA ALLEGRA

Operetta in tre atti su libretto di Viktor Léon e Leo Stein  
Nel 120° del debutto viennese

musica Franz Lehár

Personaggi e interpreti
Barone Mirko Zeta
 Francesco Palmieri
Valencienne Nikolina Janevska
Conte Danilo Danilowitsch Michele Patti
Hanna Glawari Rosanna Lo Greco
Camille de Rossillon Marco Puggioni
Visconte di Cascada Luis Javier Jimenez Garcia
Raoul de Saint Brioche Antonio Menicucci
Bogdanowitsch Andrea Dal Canto
Sylviane Lucia Bartalesi
Kromw Franco Bocci
Olga Valentina Ferrarese
Pritschitsch Giorgio Ridolfi
Praskowia Elena Naldi
Njegus Alessandro Idonea
Settimino Alessandro Guerrini

regia 
Giandomenico VaccariAlessandro Idonea

direttore Gianluca Martinenghi

scene e costumi Giacomo Callari
coreografie Ilaria Chirici
ballerine Alice Revello, Bianca Anastasia, Olimpia Guidi, Adele Cocco, Anita Fattori, Matilde Scateni, Giulia Mattolini, Giorgia Cecchi, Anita Galeazzi, Manuel Memoli

luci Matteo Catalano
immagini Leandro Summo

Orchestra del Teatro Goldoni di Livorno “Massimo de Bernart”
Coro del Teatro Goldoni di Livorno
maestro del coro Maurizio Preziosi