Carmen – Arena di Verona Opera Festival 2025, Verona
Carmen di Georges Bizet, nella sua splendida e storica veste zeffirelliana.
È passato circa un anno dalla nostra precedente recensione di questo allestimento di Carmen (qui il link), uno spettacolo che torna, per il secondo anno consecutivo, per un motivo ben preciso: una triplice celebrazione. Sono passati infatti 150 anni dal 3 marzo 1875 data in cui Carmen fece il suo debutto all’Opéra-Comique di Parigi, ma anche 150 anni dal 3 giugno 1875 data della tragica e in parte ancora inspiegata morte di Bizet a soli 37 anni. Un doppio anniversario che trova un senso ancora più compiuto se aggiungiamo che esattamente trenta anni fa, l’indimenticato Franco Zeffirelli, accettava di realizzare il suo primo spettacolo all’Arena: proprio questa Carmen. E dopo 167 recite, in 15 diverse stagioni, restiamo ogni volta ancora stupiti così come lo è il pubblico, che con la sua presenza ha reso l’allestimento il più visto della scorsa stagione, con buona pace di Aida che tutti associamo solitamente all’anfiteatro romano. Questa edizione, che conta centinaia di comparse in scena, è stata rivisitata nel 2022 con la ricostruzione dei bozzetti originali e un aggiornamento tecnologico che velocizza i cambi scena. Inutile perdersi ad elogiare quello che è uno spettacolo grandioso, colorato, straripante, attraente e talmente pieno di dettagli da non annoiare mai. Ricordiamo che la produzione vede alla regia e alle scene Franco Zeffirelli, ai costumi Anna Anni e alle luci Paolo Mazzon.

Un linguaggio, è forse opportuno dirlo, che ha perso un po’ di attualità rispetto al mondo teatrale odierno ma che si sposa ancora perfettamente con quel complesso e bellissimo rito corale estivo che è l’Opera Festival. È sempre piacevole ritrovare, ogni anno, come un vecchio amico, un pezzetto del nostro passato, un frammento di un fare teatro d’antan, non votato alla estenuante intellettualità ma al piacere visivo, alla spettacolarità e al divertimento di tutto il pubblico. Vogliamo infine elogiare i meravigliosi ballerini della Compañia Antonio Gades che si muovono sulle coreografie di El Camborio, creando un vero e proprio spettacolo nello spettacolo. In particolare risulta riuscitissimo, nel cambio scena fra terzo e quarto atto, la sfida a passi di danza che i ballerini sembrano improvvisare ai lati del palco. Lunga vita, insomma, a questa incarnazione di Carmen che vogliamo continuare a vedere ancora per tanti e tanti anni.
Anche musicalmente abbiamo assistito ad una serata di pregio.

Nel ruolo del titolo troviamo Alisa Kolosova che, dopo le recite areniane dello scorso anno, è ora chiamata a vestire nuovamente i panni della conturbante sigaraia. Il mezzosoprano russo, forte di una tecnica sicura e ben controllata, sfoggia una vocalità ampia e brunita, particolarmente apprezzabile nella rotondità dei centri, nel velluto del registro grave e nella sicurezza di quello più acuto. Abile fraseggiatrice, Kolosova riesce a tratteggiare un personaggio ben definito e sempre credibile nella sua evoluzione, dall’ingresso in primo atto e sino al tragico finale. Una Carmen fiera e volitiva, una donna consapevole della propria libertà e disposta a lottare, a costo della vita, per difenderla. Di grande suggestione sono, in tal senso, l’aria delle carte di terzo atto, scandita come una sinistra profezia, e il duetto conclusivo, affrontato con singolare teatralità.
Giova, in tal senso, la presenza, al suo fianco, di Roberto Alagna nel ruolo di Don José. Il tenore conferma, anche in questa occasione, una sorta di affinità elettiva con il personaggio del brigadiere. Prova ne è l’intrinseca espressività di un canto naturalmente sfumato dove, grazie ad una dizione nitida e perfetta, nulla viene lasciato al caso. Si passa, così, dal fervido innamoramento per Micaëla in primo atto, all’appassionata perdizione per Carmen in secondo e, infine, alla cieca disperazione della follia omicida nel finale. Una interpretazione maiuscola che si sposa con una prova altrettanto riuscita sotto il profilo meramente vocale, grazie alla spiccata musicalità e morbidezza dell’emissione, impreziosita dal colore solare e privilegiato della linea.

Accanto alla coppia dei protagonisti brilla la meravigliosa Micaëla di Mariangela Sicilia, protagonista di una prova vocalmente impeccabile per la lucentezza di uno strumento di classe superiore per pulizia, precisione e compattezza. La straordinaria delicatezza del canto sul fiato, che si avvale di filati puri come cristalli, cesella una esecuzione semplicemente perfetta dell’aria di terzo atto “Je dis que rien ne m’épouvante”, tra i momenti più emozionanti della serata. Notevole anche l’interprete che dona al personaggio il caratteristico candore liliale pur elevandolo ad una dimensione psicologicamente più sfaccettata.
Luca Micheletti dipinge un Escamillo di gran classe, sfoderando il peculiare fascino di uno strumento vocale prezioso unitamente al carisma di una presenza scenica seduttiva. Va da sé come il suo ingresso in scena, con il celebre “Toreador”, dipinto con invidiabile sicurezza, nel canto e nelle movenze, si ascriva come una delle pagine meglio caratterizzate dell’intera esecuzione.
In ottimo dialogo fra loro, vocalmente e scenicamente, Sofia Koberidze e Daniela Cappiello nei panni, rispettivamente, di una Mercédès dal timbro piacevolmente screziato e di una Frasquita squillante e luminosa in acuto.
Altrettanto ben assortita la coppia dei due “banditi”, Dancario e Remendado, cui danno voce, rispettivamente, il sonoro Jan Antem e il mercuriale Francesco Pittari.
Gabriele Sagona, nei panni di Zuniga, offre un cammeo di extra lusso, dove all’incisività del canto si intreccia una gustosissima interpretazione scenica.
Non gli è certo da meno Giulio Mastrototaro che, con un fraseggio cesellato e pertinente, restituisce tutto il vigore e il carisma del personaggio di Morales.
Dal podio, Francesco Ivan Ciampa opta per una lettura in equilibrio tra ritmi brillanti ed incalzanti e pagine di delicato lirismo. Un racconto musicale sviluppato con la consapevolezza necessaria per addivenire ad un affresco stratificato, fatto di colori, emozioni, luci ed ombre. In questo contesto, l’intreccio tra amore e morte viene marcato attraverso la scelta delle tinte e delle dinamiche orchestrali, in buon equilibrio tra le diverse sezioni. La compagine strumentale veronese si mostra, quindi, ben ricettiva alle sollecitazioni del podio e restituisce un suono denso e pastoso.

Validissimo, e oramai è una consolidata certezza, l’apporto del coro della Fondazione Arena di Verona, ottimamente istruito da Roberto Gabbiani. In evidenza, tra l’altro, la palette di colori esibiti nel miniare, con decisione e precisione, l’esotismo e il calore andaluso delle pagine più brillanti della partitura.
Davvero bravi, infine, i piccoli cantori delle Voci Bianche A.LI.VE. che, sotto la guida di Paolo Facincani, si rivelano particolarmente efficaci nei loro interventi di primo atto.
Dopo aver sottolineato in più occasioni il proprio apprezzamento con copiosi applausi a scena aperta (compresi battimani per accompagnare la melodia del “Toreador”), il numerosissimo pubblico saluta tutti gli interpreti e il direttore con un successo festante e caloroso, degna conclusione di questa serata con la quale si è reso un meraviglioso omaggio al genio di Bizet e a quello di Franco Zeffirelli.
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti (ed. Choudens)
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet
Carmen Alisa Kolosova
Micaëla Mariangela Sicilia
Frasquita Daniela Cappiello
Mercédès Sofia Koberidze
Don José Roberto Alagna
Escamillo Luca Micheletti
El Dancaïro Jan Antem
El Remendado Francesco Pittari
Zuniga Gabriele Sagona
Morales Giulio Mastrototaro
Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Con la partecipazione del coro di voci bianche A.LI.VE.
diretto da Paolo Facincani
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Luci Paolo Mazzon
Coreografie El Camborio
Foto: ENNEVI
