Spettacoli

La bohème – 71° Festival Puccini 2025

La bohème come “Le déjeuner sur l’herbe”, in cui l’elemento dirompente e trasgressivo viene comunque inquadrato nella vitale armonia della composizione. Nell’allestimento di Ettore Scola, ripreso da Marco Scola di Mambro e in scena al Festival Puccini, la celebre tela di Édouard Manet compare infatti da Momus, come se il pittore la stesse proprio lì dipingendo e quasi a sintetizzare nell’arte quella vita che brulica intorno. La Parigi di fine Ottocento nelle scenografie di Luciano Ricceri e nei costumi di Cristina Da Rold rimane tutto sommato saldamente borghese e, nonostante le gelide manine, si profila come un ambiente accogliente, quasi confortante nella sua schietta concretezza. Le luci di Valerio Alfieri modellano la scena con dolcezza e nostalgia, mentre i movimenti organizzano una complessa coralità e una sedia in primo piano è spesso l’espediente per mettere a fuoco i sentimenti. La vita scapigliata non ci appare quindi in contrasto con il mondo circostante, disposto ad integrare l’estro dei giovani artisti e che, anch’esso affamato di emozioni, insegue il sogno del suo rinnovamento. In tutto questo il vero e proprio elemento di rottura è la morte di Mimì, che spirando lascia cadere il rassicurante manicotto, a sancire la fine di una possibilità creativa condivisa dagli amici e forse da un’intera società. Cade il manicotto e neppure se ne accorgono, così come se ne vanno la giovinezza e le illusioni ma resta la musica di Puccini, quella per sempre, a cantare questa perdita e a nutrirci in questa assenza.

La_bohème_Torre_del_Lago_2025_2
Vittorio Prato

E la musica, nella direzione di Pier Giorgio Morandi, ha un piglio decisamente narrativo, delineando le diverse situazioni nella loro varietà e raccordandole in una fluida compattezza. Le parti marcate come le effusioni più liriche – emblematico in questo l’inizio del terzo quadro – sono contrassegnate da accurate variazioni dinamiche e dall’evidenza dei timbri, con un suono orchestrale che si mantiene preciso, consistente e ben collegato con il palco.
Validamente integrato all’insieme il Coro diretto da Marco Faelli, che si dimostra vivace e controllato da Momus, più brusco e scoordinato alla Barrière d’Enfer. Brillanti e delicate le Voci bianche sotto la guida di Viviana Apicella.

Di grande energia e affiatamento l’intero cast degli interpreti.
Nel ruolo di Mimì è Nino Machaidze che plasma una figura di donna solida e delicata, ferita eppure risoluta e comunque capace di forza e passione. L’ emissione è voluminosa e di notevole omogeneità, levigata anche negli acuti proiettati con vigore. Anche se talora non perfettamente scandita, riesce particolarmente toccante in “Addio senza rancore”, con varietà d’accento e di dinamica, ed è dolcissima nel finale, con un canto morbido e legato.

Vittorio Grigolo è un Rodolfo dalla vocalità luminosa e smaltata, con una linea avvolgente ed elegante. Talora enfatico, talaltra delicato, soprattutto nei duetti con Mimì ha un fraseggio puntuale e articolato che raffigura un innamorato vigoroso ma di raffinata tenerezza. Lo vediamo poi assai penetrante nel finale, con parlati taglienti e dove il consueto splendore melodico prende la forma del lacerante grido dell’anima.

La_bohème_Torre_del_Lago_2025_3
Vittorio Grigolo, Nino Machaidze, Ilina Mihaylova, Vittorio Prato, Italo Proferisce

Di grande esuberanza la Musetta di Ilina Mihaylova, con un’emissione naturale e intessuta di vocalizzi definiti e sensuali, anche se talora un poco brusca negli acuti. Accorta e composta nella scena conclusiva, rappresenta il suo dolore con misura e verità.
Ha una ricca espressività il Marcello di Vittorio Prato, che delinea un artista passionale ed inquieto. Il suo fraseggio riesce sempre definito con forza e varietà di accento, tratteggiando in modi incisivi tanto i passaggi brillanti quanto quelli drammatici.
Voce compatta e dal timbro solenne, Antonio Di Matteo è un Colline di autorevole fascino, la cui “Vecchia zimarra”, sbalzata e funerea, ci narra davvero la fine di un mondo.
Lo Schaunard di Italo Proferisce completa la compagnia degli artisti con uno stile solare e riccamente modulato, con qualche forzatura ma sempre con una marcata intenzione espressiva.
Ha un canto articolato ed incisivo il Benoit di Claudio Ottino ed è definito con ironia l’Alcindoro di Matteo Mollica. Chiaro e malinconico il Parpignol di Francesco Napoleoni e ben tratteggiati nella loro cupa ordinarietà il Sergente dei doganieri di Francesco Auriemma e il Doganiere di Simone Simoni.

Uno spettacolo molto applaudito anche a scena aperta, con fragorosi consensi per tutti gli interpreti e particolari tributi per la Machaidze e Grigolo, Prato e Di Matteo, nonché per il maestro Morandi e la compagine orchestrale.

LA BOHÈME

Scene liriche in quattro quadri
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger

Musica di Giacomo Puccini

Maestro concertatore e direttore d’orchestra Pier Giorgio Morandi

Regia Ettore Scola
ripresa da Marco Scola di Mambro

Scene Luciano Ricceri
Costumi Cristina Da Rold
Luci Valerio Alfieri

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Festival Puccini

Maestro del coro Marco Faelli
Maestro del coro di voci bianche Viviana Apicella

Mimì Nino Machaidze
Rodolfo Vittorio Grigolo
Marcello Vittorio Prato
Musetta Ilina Mihaylova
Schaunard Italo Proferisce
Colline Antonio Di Matteo
Benoît Claudio Ottino
Alcindoro Matteo Mollica
Parpignol Francesco Napoleoni
Sergente dei doganieri Francesco Auriemma
Un doganiere Simone Simoni

Foto: Giorgio Andreuccetti