Spettacoli

L’elisir d’amore – Cavea del Maggio, Firenze

“Gli è uno scherzo; e come tale è presentato ai cortesi lettori.” Così ci ammonisce Felice Romani nell’Avvertimento posto in epigrafe al libretto de L’elisir d’amore, tratto da “Le philtre” di Eugène Scribe e reso celeberrimo dalla musica di Gaetano Donizzeti. Uno scherzo, un gioco, e come sanno bene i bambini, nulla è più serio del gioco. E davvero come un sere ludere ci si presenta il nuovo allestimento di Roberto Catalano, ideato per la Cavea del Maggio, affascinante terrazza sulla città e luogo di incontro e bellezza nella calda estate fiorentina. La vicenda viene infatti trasposta dalla campagna ottocentesca alla città contemporanea, in un parco urbano grigio ma che è pieno di giochi colorati per i bambini e che all’ora di pranzo si popola di lavoratori del terzo settore, manager e impiegati assorbiti dalle loro mansioni anche durante la pausa. Un mondo simpaticamente descritto come frenetico e standardizzato e di cui Adina è figura trainante, assistita da Giannetta in veste di sua segretaria. Una realtà omologata e centrata su se stessa che non pare interessata ai giardinetti che le stanno attorno e che non si cura di chi non è capace di tenere il passo. Ad occuparsi del parco è invece Nemorino, che ne è il custode e che viene discriminato ed emarginato in quanto lavoratore manuale non appartenente alla classe impiegatizia, nonché ragazzo ancora in contatto con la natura e con il mondo dell’infanzia (emblematica in questo la sua “amicizia” con la giraffa). Il quadro di generale rigidità e disattenzione è completato dall’azione repressiva della polizia di Belcore ma viene irrimediabilmente incrinato dall’arrivo di Dulcamara, che con il suo fantomatico filtro induce un ritorno all’infanzia e alla dimensione ludica. Per Adina, divisa tra lavoro e fantasie romantiche, è l’occasione per leggere con verità nel suo cuore e così il gioco amoroso diviene la via per rinnovare il tessuto sociale e riappropriarsi di una città più viva e policroma.

L_elisir_d_amore_Firenze_2025_2
Lavinia Bini

Le scenografie di Emanuele Sinisi, essenziali ed eloquenti, definiscono appropriatamente uno spazio aperto che ben si integra con la Cavea del Maggio; è accuratamente organizzata la coralità dei movimenti e sono cangianti e suggestive le luci di Oscar Frosio, mentre i costumi di Ilaria Ariemme ci descrivono con immediatezza la disciplina del lavoro come la libertà dell’immaginazione.
Tra il serio e il faceto, la rappresentazione si configura dunque come unitaria ed organica, fresca e divertente, in una lettura attualizzante che si mantiene in buona aderenza al libretto e soprattutto allo spirito dell’opera.

Questa vivacità visiva trova il suo corrispettivo nella direzione di Alessandro Bonato, con un attacco però piuttosto disteso e orientato al cesello della forma. Aspetto quest’ultimo che non viene mai meno, con passaggi di squisita delicatezza, anche quando il racconto acquisisce spedita fluidità e brillantezza, con uno spiccato senso della cantabilità e un’attenta modulazione della dinamica. Un saldo equilibrio vi è poi tra palco ed orchestra, con gli interventi del Coro diretto da Lorenzo Fratini che si impongono per forza, precisione e attenta regolazione dell’intensità.

L_elisir_d_amore_Firenze_2025_3
Roberto De Candia

In linea con la scrittura donizettiana tutti e cinque i personaggi vengono caratterizzati con originalità e tratti marcati.
Lavinia Bini è un’Adina fiera e orgogliosa, talora perfino indurita ma che si rivela capace di un’intensa affettuosità. Morbida e di buon volume, dalla linea elegante e con un’intenzione emotivamente coinvolgente, ha nella cavatina qualche acuto un poco tagliente per essere poi più levigata nel duetto con Nemorino, in quello con Dulcamara e nella parte conclusiva.
Antonio Mandrillo è un Nemorino candido e sempliciotto, che ispira tenerezza e simpatia ma che al contempo si dimostra alquanto consapevole di sé, fermamente determinato nel perseguire i suoi sogni. Con un’emissione sempre luminosa e sbalzata, delinea con toccante nitidezza “Quanto è bella, quanto è cara” e infonde ad ogni dialogo una dolce passionalità.
Di esuberante comicità è il Dulcamara di Roberto De Candia, che ha una dizione scandita ed un fraseggio assai vario e articolato. Precisa e scolpita la sua cavatina e di grande incisività i duetti con Nemorino e con Adina.
Omogeneo e rotondo, Hae Kang plasma un Belcore definito e di notevole energia.
Aloisia De Nardis, squillante e voluminosa, è una Giannetta puntuale e modulata, di particolare rilievo nella sequenza con il coro.

Fragorosi consensi per la regia, la direzione e tutti gli interpreti, con speciale calore soprattutto per De Candia.

L’ELISIR D’AMORE

Musica di Gaetano Donizetti
Su libretto di Felice Romani

Maestro concertatore e direttore Alessandro Bonato

Regia Roberto Catalano

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Emanuele Sinisi
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Oscar Frosio

Adina Lavinia Bini
Nemorino Antonio Mandrillo
Belcore Hae Kang
Dulcamara Roberto De Candia
Giannetta Aloisia de Nardis

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino