Spettacoli

Turandot – Teatro Ponchielli, Cremona

Turandot, nel centenario della sua prima, inaugura la stagione del Teatro Ponchielli. 

Nel libretto del capolavoro testamentario di Giacomo Puccini tanti sono i rimandi alle tenebre. Qualche esempio: già in primo atto le ancelle e lo stesso Calaf dicono, riferendosi alla principessa di gelo:  “Si profuma di Lei l’oscurità!”. O ancora la folla sussurra “Nel buio c’è segnato ahimè il tuo crudel destin!”. Molti altri sarebbero gli esempi di questa semantica della oscurità, una lunga ininterrotta notte che sembra sciogliersi con i celeberrimi versi: “Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! All’alba vincerò!”.

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Turandot, Teatro Ponchielli, Cremona, 2026

Il nuovo allestimento andato in scena al Ponchielli e coprodotto dai Teatri di OperaLombardia, dal Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca, e dalla Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara, ci porta proprio nella più assoluta oscurità. Lo spettacolo è affidato per regia, scene e costumi a Nadir Dal Grande che si avvale del comparto luci di Jenny Cappelloni, un talentoso e promettente duo di artisti che ha vinto il concorso indetto per questa Turandot. Nadir Dal Grande crea un mondo dalle tinte horror, sottilmente inquietante, solo vagamente “cinese”, dove la protagonista diventa una sorta di dea della notte, una presenza sovrannaturale che domina su un popolo allo stremo.

Ci è piaciuta questa rivisitazione che rimanda a mondi fumettistici e fantascientifici, in un riuscito mix di elementi. Tante le idee vincenti, pur nella semplicità della scena, come, ad esempio, l’imperatore che compare su un alto catafalco o le teste degli sfortunati principi che scendono dal cielo. Pieni di fantasia i costumi, sempre corrette le luci, sottili squarci nella oscurità. Uno spettacolo godibile, una rilettura comunque rispettosa, e che si sposa molto bene con la scelta musicale di concludere l’opera con la morte di Liù che il regista decide di fare coincidere con una misteriosa e forse salvifica alba. 

La partitura, di straordinaria complessità, ha da sempre attirato le bacchette più prestigiose. Nella produzione di OperaLombardia la direzione è affidata ad Alessandro D’Agostini, già apprezzato nello stesso circuito per il successo ottenuto con un altro capolavoro pucciniano, Madama Butterfly.

La sua prova convince pienamente, grazie a un gesto ampio e sicuro che costruisce una concertazione complessa e stratificata. Il fraseggio, in continua evoluzione, contrappone il virulento clangore delle scene di massa, soprattutto nel primo atto, all’onirica astrazione della scena degli enigmi, senza trascurare l’accorato lirismo degli interventi di Liù. È una lettura analitica, attenta alle dinamiche e alle scelte ritmiche, orientata a sottolineare una teatralità asciutta e di sicuro effetto. Una direzione che si giova, tra l’altro, della pregevole prova dei complessi I Pomeriggi Musicali, apprezzabili per disciplina e rigore esecutivo.

Nel ruolo del titolo, Libby Sokolowski si impone grazie alla autorevolezza e all’ampiezza della linea di canto, sostenuta da un’emissione brunita e vellutata. Altrettanto apprezzabili risultano la proiezione della regione acuta, raggiunta con slancio, la duttilità del registro centrale e il naturale appoggio dei gravi. Sul piano interpretativo, l’artista evita la tentazione di una lettura granitica e monocorde, privilegiando invece un’attenta valorizzazione delle sfumature e dei contrasti. Emerge così un ritratto della principessa di gelo in cui la regalità si intreccia, senza soluzione di continuità, all’umanità e alle insicurezze di una donna fragile e misteriosa. 

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Turandot, Teatro Ponchielli, Cremona, 2026

Eduardo Niave, nel ruolo di Calaf, dispone di uno strumento ben impostato, delicato e preciso nell’emissione, sicuro nella scalata agli acuti e capace di riempire con facilità la sala del teatro cremonese. Ne risulta un canto cesellato e meticoloso, che delinea con espressività a tutto tondo un ritratto eroico e appassionato del principe ignoto. 

Songha Lee, dalla voce schietta e luminosa, incarna Liù. Il soprano orienta la peculiarità del proprio strumento alla costruzione di un personaggio coraggioso e determinato, efficacemente delineato anche in scena, dove, coerentemente con l’impostazione registica, diventa il perno del dramma.

Ben centrato il Timur di Baopeng Wang, sostenuto da un accento giustamente autorevole.

Venendo al terzetto delle maschere, va sottolineato il piacevole e riuscito equilibrio timbrico e scenico tra i tre artisti. Nella prova di Paolo Ingrasciotta (Ping) si apprezzano la pulizia di una linea di canto sonora e l’incisività della presenza scenica; a Giulio Putrino (Pang) riconosciamo la naturale musicalità del fraseggio, mentre nella prestazione di Giacomo Leone (Pong) emergono carisma vocale e disinvoltura interpretativa.

Resta da riferire dell’evanescente di Timur di Gerardo Dell’Affetto e del marziale Madarino di Francesco La Gattuta.

Completano la locandina Marco Tomasoni, il Principe di Persia, Chiara Ciurlia e Laura Dacomo (Prima e Seconda ancella).

Di buon livello la prova del Coro OperaLombardia che, grazie alla preparazione di Riccardo Bianchi, trova la giusta intensità espressiva e scenica.

Un plauso doveroso anche ai piccoli cantori del Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Como, diretto da Davide dell’Oca.

Vivissima e numerosissima partecipazione di pubblico che, al termine, saluta lo spettacolo con sincero entusiasmo.

TURANDOT
Opera in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi
Musica di Giacomo Puccini

Turandot Libby Sokolowski
Altoum Gerardo Dell’Affetto
Timur Baopeng Wang
Calaf Eduardo Niave
Liù Songha Lee
Ping Paolo Ingrasciotta
Pang Giulio Putrino
Pong Giacomo Leone
Un Mandarino Francesco La Gattuta
Il Principe di Persia Marco Tomasoni
Prima ancella Chiara Ciurlia
Seconda ancella Laura Dacomo

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Como
Direttore Alessandro D’Agostini
Maestro del coro Riccardo Bianchi
Maestro del Coro delle voci bianche Davide Dell’Oca
Regia, scene e costumi Nadir Dal Grande
Luci Jenny Cappelloni

Foto: per gentile concessione di OperaLombardia