Spettacoli

Nabucco – Macerata Opera Festival 2026

Il Macerata Opera Festival ha inaugurato la sua 62° edizione con Nabucco, affidandone il nuovo allestimento a Paul-Émile Fourny, il quale, in sintonia con il genius loci dello Sferisterio, sfrutta il grande muro che delimita il palco per creare una scena pietrosa che ci rimanda ai paesaggi desertici di Gerusalemme e di Babilonia. Le rocce, disposte verticalmente contro la grande parete dello sfondo e impiegate plasticamente per realizzare le differenti situazioni, ci parlano dell’aridità della condizione degli Ebrei ma anche della durezza del cuore degli Assiri. L’ambientazione di Benito Leonori si dimostra peraltro in linea con la tinta ruvida e primitiva dell’opera verdiana e dipinge un mondo dominato da forze selvagge e da un’aggressività originaria. In questo contesto anche la biblioteca e la scrittura sono strumenti di potere e molti aspetti ci rimandano all’origine del conflitto politico e sociale. Soltanto il rapporto con l’Assoluto si dimostra capace di porre un freno al delirio di onnipotenza dell’umano e permette al singolo di ritrovare se stesso e di creare nuove relazioni autentiche e risanatrici.

Nabucco_Macerata_2026_2
Ariunbaatar Ganbaatar

I costumi di Giovanna Fiorentini sono contemporanei, come se la vicenda fosse la proiezione nel futuro di un’antica fantasia, mentre le luci di Ludovico Gobbi riescono particolarmente efficaci nel dare risalto all’isolamento di Nabucco e le proiezioni di Mario Spinaci ci mostrano l’elemento acqueo come possibilità di salvezza. I movimenti sono eloquenti e ben organizzati, anche se talora ridondanti o distraenti, come nel caso dei figuranti che camminano sui massi o di quelli che si agitano per terra durante il “Va’ pensiero”. Va inoltre detto che alcuni passaggi, come quello dell’idolo infranto senza un vero e proprio idolo, faticano ad essere pienamente compresi.

La rappresentazione è tuttavia nel complesso organica e imponente, puntualmente ritmata e con tratti sacrali, così come la direzione di Fabrizio Maria Carminati, che mantiene il racconto in costante tensione narrativa. I tempi sono sostenuti e vi è notevole unità nei concertati, anche se alcune parti avrebbero beneficiato di un po’ più di fuoco e le parti d’insieme di una più significativa differenziazione dei piani sonori.
Lo stesso può dirsi per il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, diretto da Christian Starinieri, preciso ed espressivo nell’intervento a cappella di “Immenso Joevah” e particolarmente voluminoso nella componente maschile. Intenso il “Va’ pensiero”, pur con una moderata modulazione della dinamica.

Nabucco_Macerata_2026_3
Ariunbaatar Ganbaatar e Anastasia Bartoli

Nel ruolo del protagonista troviamo Ariunbaatar Ganbaatar, che plasma un Nabucco nobile e adamantino, di notevole spessore drammatico, prima tracotante nella sua assoluta volontà di potenza e poi di grande umanità nella crisi e nel successivo ritrovamento di sé. La voce è potente e rotonda, la linea sinuosa e il fraseggio viene sbalzato in grande attenzione all’accento e alla dinamica. Maestoso al suo ingresso, ben descrive nel secondo atto il tormento dell’uomo di potere che ha perduto il controllo di sé e rende “Dio di Giuda” con un canto legato e un’intensa espressività.
Di grande forza Anastasia Bartoli che crea un’Abigaille fiera e superba, capace di imporsi con strordinario rilievo nei momenti eroici e furenti e di delineare con morbidezza le parti più intime e delicate. Il volume è ottimo, l’estensione di estrema saldezza e i salti dal grave all’acuto vengono gestiti con disinvoltura e sicurezza. Particolarmente energica nello scontro con il padre che ha perso il senno, è poi molto commovente nell’epilogo di “Su me morente, esanime”.
Laura Verrecchia è da parte sua una Fenena di grande freschezza, morbida e sofferente in una modalità alquanto naturale. Assai toccante la sua preghiera “Oh, dischiuso è il firmamento”, resa in una forma tersa e contemplativa.
Alessandro Scotto di Luzio è un Ismaele energico e appassionato, che risolve con sicurezza ogni passaggio delineando le melodie con forza e luminosità.
Ha un accurato fraseggio e uno stile solenne lo Zaccaria di Alberto Comes, che riesce, pur con una moderata consistenza, a trasmettere in ogni frangente emozioni schiette ed intense.
Espressiva e di buon volume l’Anna di Alessia Camarini e assai lucente e accorato l’Abdallo di Simone Fenotti.
Scandito e definito il Gran Sacerdote di Belo di Renzo Ran.

Applausi fragorosi soprattutto per la Bartoli e Ganbaatar e significativi conensi per Comes e il maestro Carminati.

NABUCCO

Dramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Direzione d’orchestra Fabrizio Maria Carminati

Regia Paul-Émile Fourny

Scene Benito Leonori
Costumi Giovanna Fiorentini
Video Mario Spinaci
Coreografie Giorgia Leonardi
Luci Ludovico Gobbi
Assistente alla regia Rudolf Buchmann
Assistente alle scene Lodovico Gennaro
Assistente ai costumi Tatiana Ragusa

NABUCCO Ariunbaatar Ganbaatar
ISMAELE Alessandro Scotto Di Luzio
ZACCARIA Alberto Comes
ABIGAILLE Anastasia Bartoli
FENENA Laura Verrecchia
IL GRAN SACERDOTE DI BELO Renzo Ran
ABDALLO Simone Fenotti
ANNA Alessia Camarin

FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana

Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini
Maestro del coro Christian Starinieri

Foto: Macerata Opera Festival