Madama Butterfly – Festival Puccini 2026
Un grande ventaglio al centro del palco, casa sull’acqua e specchio dell’anima, ci mostra una Madama Butterfly che è davvero “figura da paravento”, delicata farfalla in un mondo tanto leggiadro ed armonico quanto fragile e illusorio. Nell’allestimento realizzato da Pier Francesco Maestrini per il Festival di Torre del Lago, l’ambiente si configura così come un’immagine amplificata della protagonista, della sua ingenua purezza e del suo garbo lezioso, nonché di come Pinkerton la vede e la vuole, ovvero “bambola” e “lieve qual tenue vetro soffiato”. La casa a ventaglio che ha il mare per sfondo ed è raggiungibile da due ponticelli ci dice inoltre dell’isolamento di Cio Cio San e del suo essere continuamente esposta alla potenza del fato, sia esso la bellezza della natura o la violenza della società. Le proiezioni curate da Jean Paul Carradori ricordano spesso le pitture su seta o ad acquarello e i costumi, ideati da Maestrini come anche le scenografie, sono improntati a un’elegante leggerezza, con motivi floreali e tinte delicate. In ogni sezione i movimenti avvengono all’insegna del nitore e dell’essenzialità, finendo sovente per essere fin troppo statici e contenuti. E tuttavia le coreografie di Michele Cosentino, pur creando talora momenti d’insieme poco fluidi e incisivi, si rivelano alquanto efficaci nel comunicare il senso del vuoto e dell’attesa. La cornice è del resto unitaria e coerente, mantenendosi vaporosa e sognante fino alle ultime scene, quando ad imporsi sono invece la tenebra e il sangue e tutto assume di colpo un peso che opprime, come validamente sottolineato dal disegno di luci di Valerio Alfieri. Si sgretola quindi quella superficie che era dolcezza e misura e l’haiku diviene tragedia, severa e ancestrale: alla fina il super io funereo del padre, che era già stato evocato dall’irruzione dello Zio bonzo, si manifesta come statua guerriera e chiama la figlia all’onore e alla morte.

Il racconto musicale condotto da Francesco Ivan Ciampa è organico e inquieto, con tempi talora nervosi, in particolare all’inizio del primo e del secondo atto, e con i momenti distesi ed estatici che non restano comunque indenni da una vibrazione lacerante e irrequieta. Il duetto d’amore e l’intermezzo vengono cesellati con un’accurata differenziazione dei piani sonori, mentre la tensione esplode nel finale con potenti volumi e accenti marcati. Di notevole precisione il suono dell’Orchestra del Festival Puccini, mantenuto costantemente in collegamento con il palco e con puntualissimi interventi delle percussioni, capaci di produrre significative sottolineature narrative.
Saldamente integrato all’insieme è anche il Coro diretto da Marco Faelli, accuratamente modulato nell’ingresso delle voci femminili e compatto e omogeneo nell’episodio dello zio Bonzo. Ben regolato e commovente poi l’intervento a bocca chiusa.
In linea con questo quadro musicale e visivo, che è appunto delicato ma inquieto, è Carmen Giannattasio, che plasma una Butterfly dolce e gentile ma risoluta nel tenere le sue posizioni, da cui però non riesce a staccarsi, non solo per ingenuità, ma soprattutto per il suo essere schietta e assolutamente fedele a se stessa. Il canto è morbido e legato, con una linea elegante e una scandita dizione, pur con qualche difficoltà nelle parti più acute. “Un bel di vedremo” ha quindi un fraseggio articolato ma è poco svettante e produce nel complesso un moderato coinvolgimento. L’espressività si fa più scavata nelle scene conclusive, con il dialogo con Kate e il congedo dal figlio rese con pathos e formale rigore.
Ivan Gyngazov da parte sua crea un Pinkerton impulsivo e passionale, che ha talora modi bruschi da spaccone marinaio. La proiezione è chiara e potente e le melodie sono salde e luminose, mentre alcuni scambi appaiono poco caratterizzati e quindi piuttosto uniformi. Di notevole ampiezza l’intera sequenza di “Ovunque al mondo” e intensamente drammatico “Addio fiorito asilo”, dove viene evidenziato con forza il rimorso del personaggio.

E’ alquanto incisiva Annunziata Vestri, con un’emissione brunita e voluminosa. La sua Suzuki ha infatti un’espressività nervosa e scavata, con la quale ci mostra il tormento di chi è più consapevole e quasi da subito presagisce la tragedia.
Ambrogio Maestri è uno Sharpless scolpito e signorile. Il suo fraseggio puntualmente articolato caratterizza ogni passaggio con verità e sentimento, anche se è poco brillante nelle note più acute.
E’ un cinico opportunista il Goro di Andrea Galli, e tuttavia realista e sincero, con frasi espressive accuratamente organizzate ma con una consistenza moderata e oscillante.
Morbida e intensamente partecipe del dramma di Butterfly la Kate di Ivana Čanović e ha una dizione sbalzata e autorevole il Commissario imperiale di Paolo Ingrasciotta, con il rotondo e voluminoso Omar Cepparolli come Ufficiale del registro.
Ha una linea ampia ed elegante lo Yamadori di Murat Can Güvem ed esprime con drammatico vigore la rabbia dello zio Bonzo Deyan Vatchkov.
E’ di buon volume e limpida intenzione lo zio Yakusidé di Luigi Cirillo e sono vivaci e definite la Madre di Zhao Huan, la Zia di Kim Yeseul e la Cugina di Teresa Montaquila.
Molto applauditi la Giannattasio e Gyngazov, come anche la Vestri e Maestri. Entusiasmo per Ciampa e l’Orchestra.
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in due atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini
Maestro concertatore e direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa
Regia e Scene Pier Francesco Maestrini
Sviluppo Scenografie e Video Proiezioni Jean Paul Carradori
Coreografie Michele Cosentino
Luci Valerio Alfieri
Orchestra e Coro del Festival Puccini
Maestro del coro Marco Faelli
Assistente Maestro del Coro Sonia Franzese
Cio Cio San – Carmen Giannattasio
Suzuki – Annunziata Vestri
Kate Pinkerton – Ivana Čanović
B. F. Pinkerton – Ivan Gyngazov
Sharpless – Ambrogio Maestri
Goro – Andrea Galli
Il principe Yamadori – Murat Can Güvem
Lo zio Bonzo – Deyan Vatchkov
Lo zio Yakusidé – Luigi Cirillo
Il commissario imperiale – Paolo Ingrasciotta
L’ufficiale del registro – Omar Cepparolli
Madre – Zhao Huan (Accademia Pucciniana)
Zia – Kim Yeseul (Accademia Pucciniana)
Cugina – Teresa Montaquila (Accademia Pucciniana)
Dolore – Nicholas Ori
Foto: Giorgio Andreuccetti
