Nabucco – Arena di Verona Opera Festival 2026, Verona
Nabucco, l’opera del 1842 da cui, per ammissione dello stesso Giuseppe Verdi: “ebbe principio la mia carriera artistica”, torna all’Arena di Verona. Un titolo assai amato nell’Opera Festival, basti pensare ai tredici allestimenti che si sono susseguiti dal 1938 ad oggi e alle 251 recite in 27 stagioni.

Ad andare in scena è la produzione pensata interamente da Stefano Poda che, ricordiamo, ha aperto la stagione 2025 e tornerà anche nel 2027. A commento del versante scenico riportiamo parte di quanto scritto il 17 luglio 2025: ”siamo in un mondo distopico e futuristico dove due fazioni lottano senza sosta fino allo sgancio di un ordigno atomico. La scena ricorda in parte quella di Aida, di cui riprende, ad esempio, l’impostazione generale delle luci che disegnano nel cielo una grande piramide quasi a sottolineare la continuità dei due progetti accomunati dall’elemento bellico. Questa volta, però, il palco presenta solo due grandi semisfere luminose, colorate e cangianti, che simboleggiano sia le fazioni contrapposte che il moto atomico di attrazione e repulsione. Su una grande scalinata illuminata a led, una clessidra su cui leggiamo la scritta Vanitas, monito alla tracotanza umana che inevitabilmente condanna al conflitto. Una impostazione scenica pulita e quasi minimalista che lascia però ampio spazio alle grandi masse di cantanti e ballerini che in ogni istante riempiono letteralmente il palco: coreografie che si ispirano alla scherma, danze militaresche, uno spettacolo ricchissimo in cui tutto si muove in modo intelligente ed efficace. Un colpo d’occhio eccezionale garantito anche da strabordanti ed esagerati costumi che si illuminano a volte con led, abiti ricchi di dettagli, curatissimi, dalle cromie sgargianti ed accattivanti. Un evento spettacolare, pienamente areniano, che culmina nel grande fungo atomico che si materializza al centro del palco con un effetto visivo riuscitissimo e spiazzante. […] e che lascia infine al pubblico un messaggio di amore e riconciliazione quando le due semisfere, a fine opera, si fondono e ritrovano l’unità perduta”.
Lo spettacolo, rivisto a distanza di un anno, si conferma riuscito ed evocativo e guadagna una maggiore indipendenza visiva dalla Aida dello stesso regista, risultando più essenziale e concettuale.
Musicalmente abbiamo assistito ad un piccolo evento: la presenza in locandina di ben tre artisti parmigiani ha assicurato all’esecuzione quel misto di autenticità e sacralità che solo chi frequenta le piazze teatrali del Ducato, quando Verdi è in cartellone, può capire.
Alle prese con la partitura del suo più “illustre conterraneo”, Sebastiano Rolli debutta sul podio dell’orchestra areniana e sigla una prova distintiva. Una concertazione improntata ad una narrazione fluida e coesa, capace di alternare ritmi incalzanti ad oasi liriche di rarefatta sospensione. Rolli mostra un buon controllo dei volumi e delle sonorità, sviluppando il fraseggio musicale con la giusta compostezza ed offrendo al palco un pregevole sostegno. In questo è coadiuvato dalla compagine orchestrale, impeccabile per precisione ed affidabilità.

In un’opera come Nabucco, si sa, la presenza del coro è fondamentale: non gli viene attribuita una semplice funzione di narratore, ma è chiamato ad interagire come un vero e proprio personaggio principale. Una valenza drammaturgica decisiva, ben rappresentata dall’intensità e dalla complessità dei diversi interventi. Il coro areniano, istruito ottimamente da Roberto Gabbiani, mette in evidenza la profonda familiarità con la partitura e trova, ogni volta, la tinta più appropriata per fare emergere la più piccola sfumatura.
Dopo il successo della produzione scaligera di qualche mese fa, Luca Salsi torna a vestire i panni del condottiero babilonese e lo fa con la sua proverbiale padronanza della parola scenica verdiana. Nella prova del baritono parmigiano, risulta evidente come il canto, basato su di una linea solida ed autorevole, sia funzione di un’espressività completa e totalizzante e dove il suono diventi emozione e viceversa. Ben sottolineato, quindi, lo sviluppo del personaggio, dalla ferocia del conquistatore, allo smarrimento del “folle”, sino all’intensità della conversione finale.
Sulla stessa lunghezza d’onda è anche lo Zaccaria di Michele Pertusi, magistrale, come ogni volta, nel dipingere il personaggio attraverso una emissione di raffinata eleganza. Il prezioso velluto e la morbidezza dell’ampia cavata rendono il canto appassionato, trovando effetti chiaroscurali di particolare suggestione, specie nell’accorata preghiera di secondo atto.
Alle prese con un ruolo impervio come quello di Abigaille, Olga Maslova sfoggia un mezzo importante, voluminoso e dal caratteristico colore bronzeo. Il buon controllo tecnico consente al soprano di dominare il canto di agilità con pregevole risultato, così come la naturale proiezione della linea rende agevole il superamento degli improvvisi sbalzi nella scrittura, dal registro grave a quello più acuto e viceversa. Piuttosto coinvolta anche l’interprete.
Elegante e partecipe la Fenena di Anna Werle, il cui canto si apprezza per musicalità e precisione. Da segnalare, tra l’altro, il commovente trasporto con cui l’artista riesce a sbalzare la preghiera di quarto atto “Oh dischiuso è il firmamento”.

Paolo Lardizzone, con il suo canto squillante e sonoro, ben rappresenta il vigore giovanile e la tenerezza amorosa di Ismaele. Una prova da segnalare anche per il coinvolgimento scenico.
Ottimo Il Gran Sacerdote di Belo, interpretato, con incisività e credibilità, dal sempre bravo Gabriele Sagona.
Molto bene anche l’Abdallo di Matteo Macchioni, dall’emissione rotonda e luminosa.
Completa la locandina, infine, Elisabetta Zizzo che, con il suo canto rotondo e preciso, disegna una convincente Anna.
Il numeroso pubblico presente esprime il proprio apprezzamento per lo spettacolo tributando calorosi applausi a tutti gli artisti al termine della rappresentazione.
Arena Opera Festival 2026
NABUCCO
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi
Nabucco Luca Salsi
Ismaele Paolo Lardizzone
Zaccaria Michele Pertusi
Abigaille Olga Maslova
Fenena Anna Werle
Il Gran Sacerdote di Belo Gabriele Sagona
Abdallo Matteo Macchioni
Anna Elisabetta Zizzo
Orchestra, Coro, Ballo e tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Sebastiano Rolli
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia, scene, costumi, luci e coreografia Stefano Poda
Assistente alla regia, alle luci e alle coreografie Paolo Giani Cei
Foto: ENNEVI
