Spettacoli

Dudamel / Abramović – Teatro San Carlo, Napoli

Al Teatro di San Carlo di Napoli il progetto Dudamel–Abramović–Elderkin arriva come una prima assoluta mondiale capace di unire musica, teatro, videoarte e performance in un’unica architettura drammaturgica. Il teatro registra il tutto esaurito per uno spettacolo che affianca due capolavori del Novecento, L’histoire du soldat di Igor’ Stravinskij ed El amor brujo di Manuel de Falla, con la direzione musicale di Gustavo Dudamel, la concezione artistica di Marina Abramović, i video di Nabil Elderkin e le luci di Pasquale Mari. Una coproduzione internazionale che lega il San Carlo alla New York Philharmonic, dove il progetto approderà il prossimo anno, accolta dal pubblico napoletano con nove minuti di applausi e un bis finale.

Fin dalle prime immagini, L’histoire du soldat si colloca in una dimensione cupa, visionaria, quasi da incubo contemporaneo. Nelle proiezioni si staglia il profilo di un uomo dal naso marcato, dalle labbra pronunciate, dai capelli e dalle unghie lunghe: una figura sinistra, perturbante, che sembra uscita da una fiaba nera. Lo stesso personaggio, nel corso della proiezione, diventa burattinaio e muove i fili che imprigionano una piccola figura di soldato. L’idea visiva è chiara e potente: il soldato stravinskiano non è soltanto un uomo che incontra il demonio, ma una creatura manipolata, sospesa tra libero arbitrio e destino, tra desiderio di riscatto e condanna.

In questo contesto Valentino Mannias costruisce una prova attorale di grande forza. La sua narrazione teatrale ha ritmo, precisione e coinvolgimento; ma soprattutto colpisce la capacità di declinare i diversi personaggi del racconto con una trasformabilità quasi sconcertante. Mannias non cambia soltanto timbro e intonazione della voce: modifica postura, gesto, tensione del corpo, mimica del volto. Passa da una figura all’altra con una naturalezza che porta lo spettatore a chiedersi quanti personaggi possano coabitare contemporaneamente dentro un solo attore. La tensione drammatica nei dialoghi cresce progressivamente, fino a quando una sedia spinta nervosamente sul palcoscenico produce un effetto sonoro improvviso e perturbante, quasi il ruggito del diavolo: un effetto teatrale fortissimo, che impaurisce e coinvolge lo spettatore.

La componente musicale di Stravinskij trova in Dudamel un direttore capace di restituire la natura tagliente, frammentaria e teatrale della partitura. Il gesto è netto, energico, sempre molto fisico, ma mai generico: segue con attenzione i nervi ritmici della scrittura, le asprezze timbriche, i contrasti improvvisi. L’Orchestra del Teatro di San Carlo risponde con compattezza, dando corpo a una partitura che sembra continuamente oscillare tra marionetta, danza, racconto popolare e disincanto novecentesco.

Con El amor brujo il clima cambia, ma non si alleggerisce davvero. Si entra in un mondo andaluso fatto di canto, rito, sensualità e ombre. Dopo il cante, la scrittura di de Falla apre spazi di sospensione quasi onirica: particolarmente suggestivo il passaggio affidato alle due trombe con sordina, che disegnano un’atmosfera sognante, rarefatta, sostenuta dai pianissimi degli archi. Nella celebre Danza rituale del fuoco, invece, la tensione cresce attraverso i trilli ostinati delle viole, che si sviluppano poi nei giri di corda animati e vivaci degli archi, guidati dal solo del clarinetto.

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Pasion Vega

Dudamel dirige questa pagina dal sapore iberico interamente a memoria, con un coinvolgimento evidente e comunicativo. La sua gestualità è densa, teatrale, quasi coreografica, soprattutto nei colpi di bacchetta che guidano le strappate degli archi e accendono la materia ritmica della partitura. Non c’è mai in lui un approccio decorativo al colore spagnolo: il folklore diventa energia drammatica, tensione, rito collettivo. La musica non descrive semplicemente un mondo andaluso, ma lo convoca in scena come presenza viva.

Pasión Vega arricchisce gli episodi vocali con una gestualità intensa e una drammaticità pienamente andalusa. La sua presenza non è soltanto musicale, ma scenica: il canto sembra nascere dal corpo prima ancora che dalla voce, in una linea espressiva che unisce eleganza, sensualità e memoria popolare. Accanto a lei, la performer Sara Maurizi contribuisce a rendere El amor brujo non una semplice esecuzione concertistica, ma un vero spazio rituale, dove suono, gesto e immagine si fondono in un’unica tensione scenica.

Un elemento, tuttavia, resta più problematico. La presenza di Marina Abramović, che aveva creato grande attesa e curiosità intorno al progetto e a questo suo primo coinvolgimento con il Teatro di San Carlo, non appare davvero leggibile nel corso dell’esecuzione. Non è chiaro, almeno dalla prospettiva dello spettatore, dove si collochi precisamente il suo “zampino” nella costruzione scenica complessiva. Al di là del nome in locandina e di un rapido ritratto apparso nelle proiezioni video, la sua impronta non sembra emergere con evidenza sulla scena. Considerata la forza simbolica e mediatica della sua presenza, ci si sarebbe forse aspettati un segno più riconoscibile, più incisivo, capace di dialogare in modo più esplicito con la dimensione performativa dei due capolavori.

Il risultato complessivo è dunque uno spettacolo ambizioso, non privo di rischi e di qualche zona d’ombra, ma capace di dare ai due capolavori una cornice contemporanea senza ridurli a puro apparato visivo. Le immagini di Nabil Elderkin e le luci di Pasquale Mari intercettano alcuni nuclei profondi delle partiture: la manipolazione, il destino, il patto demoniaco, il fuoco, la possessione, la memoria. Più sfuggente resta invece il contributo di Marina Abramović, annunciato come elemento centrale del progetto ma non sempre percepibile con chiarezza nella resa scenica. Il pubblico del San Carlo ha risposto comunque con calore a un progetto che conferma come il teatro musicale possa ancora essere luogo di attraversamento tra linguaggi, capace di far dialogare la grande partitura novecentesca con le inquietudini visive del presente.

Direttore | Gustavo Dudamel
Concezione Artistica | Marina Abramović e Nabil Elderkin
Video | Nabil Elderkin
Luci | Pasquale Mari 

Programma
Histoire du soldat
Storia da leggere, suonare e danzare in due parti
Testo di C. F. Ramuz
Musica di Igor Stravinsky
Attore | Valentino Mannias

Eseguito in italiano con sovratitoli in italiano e inglese

***

El amor brujo
Gitaneria in un atto e due quadri
Musica di Manuel de Falla
Mezzosoprano | Pasión Vega
Performer | Sara Maurizi

Eseguito in spagnolo con sovratitoli in italiano e inglese
 

Orchestra del Teatro di San Carlo
Produzione Teatro di San Carlo in coproduzione con New York Philharmonic

Una collaborazione fra Gustavo Dudamel, Marina Abramović e Nabil Elderkin 

Foto di Luciano Romano cortesia del Teatro San Carlo