Recital di canto – Anna Netrebko

Anna Netrebko infiamma il Teatro alla Scala di Milano con uno strepitoso recital di canto.

“Domani di nuovo il sole splenderà / e sulla via che prenderò / di nuovo noi, felici riunirà” con questi versi di John Henry Mackay, (testo di Morgen, op.27 n.4 di Richard Strauss) Anna Netrebko sembra voler fare una dichiarazione d’amore alla sua Scala. Dopo il ritiro momentaneo dalle scene per la ben nota situazione internazionale, il celeberrimo soprano russo torna a cantare. Prima il rientro sulla scena, a Montecarlo, in Manon (qui la nostra recensione) poi un altro attesissimo ritorno, quello al Piermarini, quasi un risarcimento in seguito alla rinuncia ad Adriana Lecouvrer nel mese di marzo. E proprio da lì si parte, dall’aria e dal recitativo “ Del sultano Amuratte m’arrendo all’impero… Io son l’umile ancella” cantata con straordinaria partecipazione e concentrazione. Forse uno dei migliori momenti della serata: il soprano dipinge la partitura con una linea melodica morbidissima, la impreziosisce con il suo inconfondibile velluto vocale e colora ogni singola frase con una tale ricchezza di nuances da rimanere estasiati. Su tutto, poi, mostra di sapere giocare con la voce mirabilmente, passando da acuti a voce piena a pianissimi impalpabili che vibrano melodiosi e preziosi. Al termine del brano, dalle gallerie viene lanciato sul palco un mazzo di fiori che la Netrebko raccoglie e depone al centro del proscenio con un gesto che potremmo definire di “scenica scienza” per rubare le parole a Tosca. Dopo le incertezze e qualche fischio del sette dicembre, dopo le parole non dette e poi arrivate in ritardo, il pubblico ha ritrovato la sua “Diva”, ciò di cui probabilmente ogni teatro ha un disperato bisogno.

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Anna Netrebko e Giovanni Andrea Zanon

Dopo un inizio tanto sensazionale, il soprano russo accompagna il pubblico in un viaggio musicale tra i tanti tesori preziosi della tradizione liederistica e arie da camera: si susseguono così brani di toccante bellezza di Sergej Vasil’evič Rachmaninov, Nicolaj Andreevič Rimskij-Korsakov, Richard Strauss, Claude Debussy e Pëtr Il’ič Čajkovskij. Pagine che l’opulenta e melodiosa linea vocale della Netrebko sa valorizzare con innata musicalità e un controllo tecnico da autentica fuoriclasse. La voce, sempre robusta e ben tornita, si è inoltre ispessita con il passare del tempo (anche a seguito di scelte di repertorio che hanno virato verso ruoli dalla vocalità più pesante rispetto agli esordi). Nella prima parte del concerto, troviamo anche un’altra aria d’opera, “Depui le jour”, da Louise di Gustave Charpentier che nell’esecuzione della Netrebko sembra trovare un’atmosfera di intimo raccoglimento, una riflessione dolcissima e delicatissima sull’estasi amorosa di una donna dalla fragile, quanto fremente, femminilità. Prima dell’intervallo il soprano omaggia anche Ruggero Leoncavallo con l’aria di Nedda, “Stridono lassù” da I Pagliacci, affrontata con slancio volitivo. Nella seconda parte del recital si ritorna alle melodie dei lieder di Sergej Vasil’evič Rachmaninov, Nicolaj Andreevič Rimskij-Korsakov, Richard Strauss, Antonín Dvorák, brani dalla notevole presa emotiva che la Netrebko riesce a far vibrare con grande intensità espressiva e con un suggestivo gioco di chiaroscuri. In questa sezione del programma, troviamo anche un’aria meravigliosa tratta da Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns: “Printemps qui commence”, dove la Netrebko, grazie alla linea che trabocca di armonici, veste i panni di una eroina sensuale e passionale.
Non mancano, poi, incursioni nel repertorio delle romanze da salotto, come la celebre “Mattinata” di Ruggero Leoncavallo e “La serenata” di Francesco Paolo Tosti, o le ballate come “Gold is a fine thing” da The Ballad of Baby Doe di Douglas Moore. Qui la Netrebko riesce a comunicare una irresistibile leggerezza che, unitamente a qualche piccolo movimento coreografico appena accennato, manda in visibilio il pubblico.
Nel programma vengono inseriti anche alcuni duetti: un brano da “La dama di picche” di Pëtr Il’ič Čajkovskij e, quindi, la celeberrima “Barcarolle” da Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach.

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Anna Netrebko e Malcolm Martineau

Accanto al soprano è presente il mezzosoprano Elena Maximova la cui voce brunita ben si amalgama con quella screziata della Netrebko.
Alla felice riuscita della serata contribuiscono, inoltre, la bravura del pianista accompagnatore Malcom Martineau e il giovane violinista Giovanni Andrea Zanon, strabiliante per precisione, musicalità ed intensità esecutiva. È stato emozionante sentire il suono di un G. Guarneri del Gesù Cremona 1730 che l’artista suona grazie al progetto “Adopt a Musician”.

Dopo la conclusione del programma ufficiale gli spettatori chiedono “bis” a gran voce. La Netrebko regala, in primis, “In quelle trine morbide” dalla pucciniana Manon Lescaut, titolo, come già ricordato, ripreso recentemente a Montecarlo con grandioso successo. L’aria viene affrontata con impareggiabile maestria e ancora una volta la sontuosa vocalità del soprano riesce a piegarsi con miracolosa duttilità allo spartito dando vita ad una esecuzione che difficilmente si potrà dimenticare. Il secondo bis è “Il bacio” di Luigi Arditi dove la diva, sull’onda del ritmo brillante del brano, accennando alcuni movimenti sensuali ed ammiccanti, riesce a creare la giusta empatia con il pubblico. Dopo aver precisato che non è sua intenzione concedere oltre i tre bis (con divertito riferimento al recital di Juan Diego Flórez di pochi giorni prima comprensivo di ben dieci bis), chiama sul palco Elena Maximova per chiudere la serata all’insegna della celeberrima canzone “Non ti scordar di me” di Ernesto de Curtis.

Al termine della serata, il pubblico è letteralmente in visibilio, accoglie la Diva con ripetute ovazioni e applausi ritmati e non accenna minimamente a lasciare la sala. Il Piermarini torna ad illuminarsi a luce piena ed è quello il segnale che agli spettatori non resta che ritornare alle proprie abitazioni, nessun ulteriore bis e la Diva si nega anche al bagno di folla del pubblico che la attendeva alla uscita artisti. In altri tempi Marilyn Monroe diceva “Voglio dire che se sono una Diva lo devo al pubblico. Ma lo devo solo al pubblico e non a una casa cinematografica, o a chiunque altro”.
Altri tempi, ma ci resta il ricordo di una memorabile serata di musica.


RECITAL DI CANTO
Musiche di Cilea, Rachmaninov, Rimskij-Korsakov, Strauss,
Debussy, Charpentier, Čajkovskij, Leoncavallo, Dvorak,
Saint-Saens, Offenbach, Stuart Moore, Tosti

Soprano Anna Netrebko
Mezzosoprano Elena Maximova
Violino Giovanni Andrea Zanon
Pianoforte Malcolm Martineau

FOTO: BRESCIA – AMISANO Teatro alla Scala