“L’oca del Cairo”, l’incompiuta di Mozart

I trentacinque anni della vita di Wolfgang Amadeus Mozart rimangono ancora oggi per molti versi un mistero. Invenzioni, leggende e interpretazioni di tutti i tipi hanno spesso reso poco convincente la sua biografia. Un piccolo mistero è anche quello della sua unica opera lirica rimasta incompiuta, “L’oca del Cairo” (KV 422). Perché il grande genio salisburghese non riuscì a completare questo suo lavoro nonostante qualche abbozzo in musica? In realtà, il libretto, curato da Giovanni Battista Varesco, è stato ultimato e lo stesso Mozart completò sette dei dieci numeri del primo atto, oltre a qualche recitativo, per un totale di quarantacinque minuti.

Per capire di cosa si poteva trattare e invece non è stato, bisogna affidarsi alla corrispondenza intrattenuta da Mozart con il padre Leopold. “Il ratto del serraglio” (1782) ha appena ottenuto un successo lusinghiero, dunque si pensò bene di far comporre al musicista austriaco un’opera italiana. L’idea era venuta al conte Orsini-Rosenberg, il quale ricopriva la carica di intendente per conto dei Teatri di Vienna. Il libretto, però, fu il primo problema. Passò qualche mese dall’incarico e lo stesso Mozart affermò di averne esaminati ben un centinaio senza essere rimasto soddisfatto da nessuno. Lorenzo Da Ponte era già impegnato, quindi fu necessario affidarsi nuovamente a Varesco, il librettista dell'”Idomeneo”.

Nel giugno del 1783 fu inviato il libretto e dopo aver quasi terminato di musicare il primo atto, improvvisamente Mozart abbandonò il progetto. Il motivo ufficiale sembra essere quello delle incomprensioni con Varesco, visto che i rapporti erano stati tempestosi anche nella precedente collaborazione. All’inizio del 1784, Mozart inviò questa lettera al padre: Al momento non ho la minima intenzione di andare avanti. Il libretto del Sig. Varesco tradisce la fretta con cui è stato scritto. Spero che col tempo se ne renda conto egli stesso. Questo è il motivo per cui voglio ancora vedere il suo libretto per intero, poi possiamo fare drastici cambiamenti.

Secondo un’altra versione, invece, la mancata conclusione del lavoro va spiegata con i pochi soldi ricevuti dal compositore per finanziare il progetto (le finanze di Mozart non furono mai floride nel corso della sua breve vita, anzi). Dopo alcune versioni preparate nell’800 per adattare la musica, oggi si è soliti unire i numeri dell’Oca del Cairo a quelli de Lo sposo deluso. Una ricomposizione interessante è quella effettuata ad opera di Diego Valeri, saggista e poeta. È un vero peccato che quest’opera sia incompiuta, ci avrebbe consentito di capire ancora meglio l’approccio di Mozart con l’opera italiana.

A suo dire, infatti, l’opera comica italiana doveva far prima di tutto ridere ed è proprio questo l’obiettivo a cui punta la trama. In breve, quest’ultima ci racconta le vicende di un ricco signore, Don Pippo, la cui figlia Celidora nutre un sentimento amoroso reciproco nei confronto di Biondello. Il matrimonio non viene accordato dallo stesso Don Pippo, ma i due giovani ideano un piano, uno strano dono da parte del Sultano del Cairo, un’oca in grado di parlare in maniera umana e di predire il futuro. Sarà lo stesso Biondello a travestirsi da oca: il tranello funziona, Don Pippo viene spaventato da un profezia sulle sue nozze con la giovane Lavina, scoprirà tutto, ma alla fine perdonerà i ragazzi.

Come già accennato, non è rimasto molto della produzione musicale, ma quel poco che c’è si può apprezzare. Ad esempio, vi sono duetti molto deliziosi che si poggiano su una caratterizzazione accurata dei personaggi; inoltre, il primo atto si conclude in maniera piuttosto ampia, con una serie di sentimenti, stati d’animo e sensazioni che rendono il tutto ancora più ricco e variegato, quello che solitamente viene chiamato “finale d’azione”. D’altronde, L’oca del Cairo è utile per comprendere come Mozart si muoverà in seguito nella celebre “trilogia” con Lorenzo Da Ponte (“Le nozze di Figaro”, “Don Giovanni” e “Così fan tutte”).

Gli intrighi amorosi non sono molto diversi, come anche gli escamotage dei travestimenti per ingannare gli altri personaggi. Mozart si dimostra già a suo agio con l’opera italiana e i suoi meccanismi. Come è noto, il terzetto dapontiano occupa uno spazio temporale di quattro anni, ma comincia esattamente due anni dopo l’abbandono de L’oca del Cairo, quindi non si può neanche parlare di un’attesa di tempi più maturi: chissà, magari se Mozart avesse vissuto di più avrebbe ripensato all’unica sua opera incompiuta a distanza di tempo per cercare di rimetterci mano.