Carmen

Carmen di Georges Bizet inaugura la stagione d’opera del Teatro Regio di Parma. 

“La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere, ma non dalla condanna.” Così sosteneva Victor Hugo e probabilmente l’idea alla base della Carmen vista a Parma, prima opera della nuova stagione operistica, era proprio questa. La vicenda viene ambientata interamente nel carcere dove Don José sconta la pena per avere ucciso la sua amata.

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Arturo Chacon Cruz

La produzione si avvale della regia di Silvia Paoli e delle scene di Andre Belli, una lettura dell’opera che parte dal finale e che viene costruita con continue visioni del protagonista rinchiuso nella sua cella, sicuramente una idea interessante, anche se non totalmente originale. Risulta riuscita la concretizzazione dell’ossessione di Don José, un uomo diviso fra un amore “giusto” e “puro” per Micaela e la passione sconvolgente e peccaminosa per Carmen, che si materializza davanti a lui costantemente, quasi come un diavolo tentatore. Quello che non funziona però è la monotonia della scena, i muri grigi del carcere, mossi solo talvolta da proiezioni ugualmente monocrome (a cura di Francesco Corsi). Nella estetica globale non aiutano di certo i costumi (completi dei carcerati e delle guardie principalmente) a cura di Valeria Donata Betella. Tutto risulta opprimente e triste, particolarmente nell’ultimo atto dove si mette in scena il funerale della protagonista, non si chiedeva la fantasia di un Mirò ma almeno qualche colpo di colore che distogliesse dalla monotonia e rimandasse, almeno da lontano, alla mediterranea Andalusia. Una Carmen asettica, carceraria, resa credibile nello squallore che vuole evocare dalle luci, corrette in questo senso, di Marcello Lumaca. In alcuni momenti dello spettacolo sono parse anche particolarmente buffe, ironiche forse, ma comunque, a nostro gusto, non riuscite le coreografie di Carlo Massari/C&C Company.

Promosso a pieni voti invece il versante musicale dello spettacolo. 

Il Maestro Jordi Bernácer, dal podio, sceglie una lettura livida ed essenziale della partitura, qui eseguita nella versione con i recitativi scritti da Guiraud.

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Arturo Chacon Cruz, Martina Belli e Laura Giordano

Il tradizionale esotismo delle atmosfere spagnole che animano la vicenda  sembra così essere posto in secondo piano per meglio sbalzare quel senso di ineluttabilità del destino al quale tutto soccombe, in primis i protagonisti. Il ritmo è spedito, la tensione emotiva non rallenta mai in questo racconto sonoro fatto di seduzione e disperazione. Un’interpretazione asciutta e diretta, in sintonia con il disegno registico di Silvia Paoli.

In buona forma è parsa l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini che si disimpegna egregiamente in una delle partiture più complesse ed articolate del teatro musicale. Le diverse sezioni, sotto il gesto deciso di Bernácer, mostrano una buona compattezza ed omogeneità rispetto al palco. Efficace e puntuale l’apporto della Banda dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia.

Nel ruolo della protagonista spicca Martina Belli. Il colore vocale, brunito e screziato, risulta particolarmente adatto per questo personaggio. La linea vocale, caratterizzata da grande morbidezza e duttilità, appare compatta, luminosa in acuto e ben timbrata nel registro grave. Di grande intelligenza, poi, l’interprete, che offre una lettura di Carmen conturbante ed enigmatica, una donna energica, sinuosa ed insinuante nelle scene di seduzione (su tutte la riuscitissima “Seguidilla”), volitiva e fiera nell’accettazione del proprio destino (la grande “scena delle carte” di terzo atto e il grandioso e drammatico duetto con cui si conclude l’opera). Si aggiunga, poi, una presenza scenica di indubbio fascino, ed eccoci di fronte ad una prova non solo ampiamente superata ma che l’ha vista trionfare senza riserve. 

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Chiara Tirotta, Martina Belli e Eleonora Bellocci

Di grande rilievo è anche la prova di Arturo Chacon Cruz nel ruolo di Don Josè. La voce del tenore messicano si apprezza per il colore solare e luminoso e “corre” con grande facilità in sala. Nonostante il ruolo sia uno di quello da “far tremare i polsi” per durata ed intensità, la sua linea vocale si mantiene compatta senza mostrare cedimenti o affaticamenti, il registro acuto sempre luminoso e ben sfogato. Nello spettacolo Don Josè è un uomo che non ha più nulla da perdere e questa sua condizione emotiva ben si riflette in un canto velato di disperazione, ma sempre fiero, pronto a gridare al mondo che Carmen è stata sua e di nessun altro. Pertinente e sfumato, inoltre, è il fraseggio che sa trovare accenti pieni di ardore durante la celeberrima “aria del fiore” e passare, in poche battute, dalla supplica alla furia omicida nel finale. Un plauso incondizionato anche alla capacità attoriale di Cruz, che rimane letteralmente sulla scena, e con grande credibilità, per tutta la durata dello spettacolo. 

Ottima la Micaela di Laura Giordano. Una prova maiuscola grazie ad una spiccata musicalità e alla morbidezza di una linea vocale limpida, piena e ben appoggiata. In evidenza, inoltre, il registro acuto, saldo e luminoso, così come la duttilità dei piani, delicati e sempre timbrati. Sotto il profilo interpretativo, ben riuscito è il duetto di primo atto con Don Josè così come di sicuro effetto è l’aria di terzo atto nella quale l’artista riesce a tratteggiare un personaggio risoluto e fermo nelle sue decisioni, lontano da quel cliché di fanciulla compassata e timorata cui ci ha abituati certa tradizione. Una prestazione di assoluto rilievo, particolarmente apprezzata dal pubblico che le riserva, al termine, una merita ovazione.

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Arturo Chacon Cruz e Marco Caria

Su di un gradino inferiore, rispetto al resto del cast, appare purtroppo l’Escamillo di Marco Caria. La voce, con il suo colore mediterraneo, parrebbe anche idonea alla parte, ma l’organizzazione vocale non appare sempre irreprensibile, specie nel registro di passaggio. Anche il personaggio, quantunque sempre corretto, difetta di quel lato spavaldo che lo sa rendere, agli occhi di Carmen e non solo, irresistibile.

Sicuro e tonante Armando Gabba nel ruolo di Dancairo. Efficace e corretto il Remendado di Saverio Fiore. Vocalmente sicuro il Morales di Gianni Giuga che si apprezza anche per il colore vocale chiaro e squillante. Ben tornito è poi Massimiliano Catellani come Zuniga. Una menzione speciale alla Frasquita di Elonora Bellocci, musicale e dal registro acuto penetrante e melodioso. Altrettanto interessante suscita anche la Mercedes di Chiara Tirotta, grazie ad una voce dal colore vellutato.

Un encomio speciale, come di consueto, va rivolto al Coro del Teatro Regio di Parma, diretto magistralmente dal Maestro Martino Faggiani, capace di trovare nell’ensemble, colori evocativi e sfumature espressive di grande intensità.

Ben a fuoco, infine, il Coro di Voci Bianche del Teatro Regio di Parma, diretto da Massimo Fiocchi Malaspina.

Successo caloroso per tutto il cast vocale,  soprattutto per i tre protagonisti, qualche contestazione per la regia, già espressa a più riprese dal loggione durante la rappresentazione. 

Si replica il 14,15, 16, 21 e 23 gennaio e, ancora, il 28 e 30 gennaio ma al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia.

CARMEN

Musica di
GEORGES BIZET

Opéra- comique in quattro atti di Henry Méilhac e Ludovic Halévy
dal romanzo Carmen di Prosper Mérimée

Carmen Martina Belli
Don Josè Arturo Chaco Cruz
Escamillo Marco Caria
Micaela Laura Giordano
Dancairo Armando Gabba
Remendado Saverio Fiore
Morales Gianni Giuga
Zuniga Massimiliano Catellani
Frasquita Eleonora Bellocci
Mercedes Chiara Tirotta

Maestro concertatore e direttore
JORDI BERNACER
Regia
SILVIA PAOLI
Scene
ANDREA BELLI
Costumi
VALERIA DONATA BETTELLA
Luci
MARCELLO LUMACA Video FRANCESCO CORSI
Coreografie
CARLO MASSARI/C&C Company
ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA “ARTURO TOSCANINI”
BANDA DELL’ORCHESTRA GIOVANILE DELLA VIA EMILIA
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
CORO DI VOCI BIANCHE DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI
Maestro del coro di voci bianche
MASSIMO FIOCCHI MALASPINA

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
In coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia

FOTO: Roberto Ricci Teatro Regio di Parma