Rigoletto

L’associazione culturale Parma Lirica festeggia i primi cinquant’anni di attività con la messa in scena di Rigoletto di Giuseppe Verdi

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Devid Cecconi

“La casa è dove si trova il cuore” scriveva Plinio il Vecchio, e la serata celebrativa per il mezzo secolo di Parma Lirica ha unito il grande cuore musicale dei parmigiani ad una casa storica e speciale: Villa Malenchini. Sono passati esattamente cinquantadue anni da quando in un bar di Parma in via Bixio un gruppo di appassionati era solito ritrovarsi per discutere di lirica e di musica, oggi come allora la voglia di stare insieme e di condividere la passione per l’opera non è cambiata e viene celebrata in questo importante anniversario, anche se con due anni di ritardo, causa covid. Un festeggiamento che unisce anche un nobile proposito: l’incasso della serata sarà impiegato per ristrutturare il palcoscenico della sala concerti della sede di Parma Lirica. Una luminosa serata estiva fatta di musica unita alla bellezza artistica, quella della Villa Malenchini a Carignano, una splendida dimora nei dintorni di Parma, di origine tardo cinquecentesca, con aggiunte dell’Ottocento che vanta sale affrescate dal pittore cremonese Cesare Baglioni.

Proprio la facciata della villa funge da scena, resa ancora più stupefacente da un ottimo impianto luci. Qui prende vita Rigoletto, uno dei titoli più celebri e celebrati della produzione verdiana e mai scelta fu più azzeccata visto che siamo a pochi chilometri da Parma dove si sa, si vive di pane e Verdi. Impresa tutt’altro che semplice considerato il poco tempo a disposizione per le prove oltre a tutte le difficoltà del caso nell’eseguire musica all’aperto, come il caldo e la proiezione del suono. 

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Raffaele Abete e Silia Valente

La regia dello spettacolo è affidata a Patrizia Monteverdi, già nota al pubblico melomane come critica musicale, e non nuova al mondo della regia (si era già misurata con Traviata, sempre a Villa Malenchini nel 2019). Il progetto registico racconta la vicenda di Rigoletto con linearità, nel solco della tradizione, ma senza gli orpelli e gli eccessi dovuti a certa prassi esecutiva stratificatasi nel tempo. Ben realizzata la gestualità tra i vari personaggi immersi in una sorta di dialogo continuo con la villa. Rigoletto è un uomo che, se non fosse per il suo costume, potrebbe essere dei nostri giorni, la gobba è diventata una deformità morale, una sorta di follia che cresce in lui. Interessante la lettura registica del finale: Gilda non si trova con il padre ma si palesa alle sue spalle affacciandosi al balcone come se fosse un angelo già salito al cielo. Pochi gli elementi scenici usati ma tutti dalla forte connotazione: Rigoletto consegna a Sparafucile un sacco durante il loro primo incontro e, nel finale, quello stesso sacco gli verrà restituito proprio da Sparafucile con il corpo della figlia morta. Interessante la caratterizzazione di Giovanna, ancor più accentuata nel suo essere cinica ed opportunista, anche se un velo di rimorso si percepisce allorché Gilda viene rapita nel finale primo. Splendidi e curatissimi i costumi del sempre eccellente Artemio Cabassi. Ricercato il contrasto cromatico: rosso come il fuoco e il sangue sono le tuniche dei cortigiani (e ancora più accesa la camicia del Duca), nera come le notte la veste di Rigoletto, bianche le vesti di Gilda, simbolo del suo candore verginale. Ancora una volta apprezziamo nell’arte di Cabassi, l’eleganza degli accostamenti cromatici e la capacità di far risaltare gli abiti sotto le luci, come vere e proprie opere d’arte. 

Il cast, schierato, per l’occasione è davvero di ottimo livello.

A partire dal protagonista, uno splendido Devid Cecconi, baritono affermato a livello internazionale con all’attivo diversi ruoli verdiani, tra cui quello del tormentato ed infelice buffone. Cecconi è in possesso di una vocalità preziosa, ricca di armoni, ampia e facile nella salita all’acuto. Pregevole il controllo dell’emissione, la cui intensità viene dosata ai fini espressivi. Se notevole è la prestazione vocale (vengono eseguite tutte le puntature e corone di tradizione, ma con tale squillo in acuto, risultano ben accette!), riuscita del pari è la creazione del personaggio. Un Rigoletto classico, il suo, ma di grande attualità, un uomo in conflitto psicologico con se stesso e con gli affetti che lo circondano (in primis la figlia), destinato a precipitare nel baratro della follia finale (forse Rigoletto è il “folle” per eccellenza?). Da segnalare l’esecuzione di “Cortigiani, vil razza dannata!”, vocalmente impeccabile e sbalzata con accenti di lancinante disperazione.

In perfetta simbiosi con questo Rigoletto è la Gilda di Lucrezia Drei. Il giovane soprano possiede una linea vocale molto musicale, nella quale si apprezzano il colore cristallino e il timbro delicato. Buona l’omogeneità tra i registri così come l’esecuzione del canto fiorito (specialmente nel “Caro nome”). Viene dato, inoltre, il giusto risalto al fraseggio che, ricorrendo ad un’adeguata gamma di sfumature, sa rendere al meglio il percorso di maturazione del personaggio, dall’ingenuità iniziale all’acquisita consapevolezza del potere distruttivo dell’amore.

Note positive anche per il Duca di Mantova di Raffaele Abete. Il tenore, grazie ad un timbro luminoso e al bel colore suadente della voce, disegna un personaggio baldanzoso e spavaldo, un seduttore che riesce, anche solo per un istante, ad innamorarsi davvero. Di sicuro interesse il mezzo vocale, che, specie nel registro acuto, mostra un buono squillo. Convincente anche il lato interpretativo in forza, tra l’altro, di una presenza scenica indubbiamente piacevole, quale si conviene, giustamente, ad un vero seduttore. 

Nel ruolo di Sparafucile, Francesco Ellero d’Artegna regala un vero e proprio cameo. Il colore vocale è di puro velluto così come il timbro, ricco di seducenti screziature. Il fraseggio, poi, è sempre nobile e ben scolpito.

Agostina Smimmero, a sua volta, con timbro ambrato ed un registro grave naturale e sempre ben appoggiato, si mostra ideale per il ruolo di Maddalena. Interessante, inoltre, la sua chiave di lettura del personaggio, una donna meno volitiva e più votata al sentimento amoroso. 

Ottima scoperta è Adolfo Corrado nel ruolo di Monterone, tonante vocalmente e ieratico nell’accento come si conviene. Particolarmente suggestiva, inoltre, è la scelta registica di fargli scagliare la maledizione dall’interno della villa, affacciato dal balcone del primo piano. 

Ben riuscita la Giovanna di Gabriella Corsaro cui viene attribuita, secondo questa visione registica, un’inusitata (ma assolutamente pertinente da libretto) centralità specialmente nel finale primo, quando il personaggio si trova nella massima agitazione di fianco ad un Rigoletto disperato che realizza di aver perduto la figlia. 

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Devid Cecconi e Francesco Ellero d’Artegna

Ben a fuoco il Marullo di Angelo Lodetti e il Borsa di Nicola Pamio

Completano la locandina Luca Bauce, il Conte di Ceprano, Giulio Alessandro Bocchi, un usciere e la brava Silia Valente, nel duplice ruolo de la Contessa di Ceprano e di un paggio. 

L’opera è stata eseguita integralmente con accompagnamento al pianoforte del maestro Stefano Conticello, eccellente esecutore nonché ottimo interprete delle intenzioni del Cigno di Busseto. Impareggiabile, inoltre, la sua bravura nel seguire i cantanti di volta in volta presenti sul palco.

Efficace, infine, la prova del Coro dell’Opera di Parma, diretto dal Maestro Gregorio Pedrini

L’esecuzione è coronata al termine da un caloroso successo da parte del pubblico presente. Una serata di ottima musica che celebra così nel migliore dei modi possibili un anniversario tanto importante. Buon compleanno Parma Lirica, ti auguriamo altri cinquanta e più anni di bellissima musica, “ad maiora!”.

RIGOLETTO
Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave
dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi

Duca di Mantova Raffaele Abete
Rigoletto Devid Cecconi
Gilda Lucrezia Drei
Sparafucile Francesco Ellero d’Artegna
Maddalena Agostina Smimmero
Giovanna Gabriella Corsaro
Monterone Adolfo Corrado
Marullo Angelo Lodetti
Matteo Borsa Nicola Pamio
Ceprano Luca Bauce
Contessa e Paggio Silia Valente
Usciere di corte Giulio Alessandro Bocchi

Maestro al pianoforte Stefano Conticello
Coro dell’Opera di Parma
Maestro del coro Gregorio Pedrini
Regia Patrizia Monteverdi
Costumi Artemio Cabassi
Direttore di palcoscenico Tony Cremonese

FOTO: STEFANO SAPORITO