Luisa Tetrazzini, una carriera semplice ma di successo

L’ultima grande cantante della cosiddetta “vecchia scuola” e l’ultima celebrità lirica mondiale dell’800 che l’Italia abbia avuto: Luisa Tetrazzini è stato questo e molto altro per il mondo dell’opera, grazie alla sua voce che sapeva davvero cantare, come testimoniato perfettamente da Benito Mussolini, secondo cui il suo canto faceva addirittura credere nel Paradiso. Come è nata questa voce così limpida e pura fino alla fine, ancora perfettamente apprezzabile grazie a numerose incisioni fonografiche? La sua carriera fu piuttosto semplice e luminosa, ma non fu altrettanto agevole l’inizio della sua vita.

La Tetrazzini nacque a Firenze nel 1871 da un sarto militare che poteva vantare una certa agiatezza, un padre che aiutò nel modo migliore in cui poteva nell’età adolescenziale. Iniziò a studiare canto con la sorella Eva, anch’essa poi diventata un soprano molto celebre. I primi insegnamenti furono quelli impartiti al Conservatorio fiorentino dal Maestro Ceccherini: la ragazza era davvero molto giovane, eppure fu iscritta al secondo anno, superando in breve tempo tutti gli altri allievi, tanto da far presagire una brillante carriera per il futuro. Il suo debutto, come avviene in molte storie legate all’opera lirica, è circondato da un’aura di leggenda.

È il 1890 e al Teatro Pagliano di Firenze si rappresenta l’Africana di Mayerbeer; la prima donna scritturata per l’occasione si ammalò in maniera improvvisa. La serata doveva essere annullata, ma la Tetrazzini si propose audacemente per la parte di Inés, affermando di conoscere alla perfezione la parte: l’impresario si impressionò molto per il coraggio di questa diciannovenne, tanto che il successo della serata le permise di continuare anche in quella successiva. Da allora ebbe inizio una carriera sfolgorante e che andò anche oltre il nostro paese, come soprano leggero (o di coloratura), nonostante numerose “guerriglie” di palcoscenico. Sono diversi gli episodi che si possono ricordare in questo senso.

Ad esempio, in Russia, in occasione di Rigoletto, vi fu una vera e propria guerra psicologica con la prima donna, la quale si finse malata per mettere alla prova quella che lei considerava una sostituta impreparata. In realtà, la Tetrazzini era giovane ma anche molto valida, tanto da ricevere ovazioni clamorose da parte del pubblico e perfino dal tenore Angelo Masini che in quella rappresentazione cantava nella parte del Duca di Mantova. Quest’ultimo arrivò persino a dire: A questo modo non cantano che gli angeli del Paradiso! Un’altra vicenda significativa fu quella di qualche anno dopo al San Carlo di Napoli, in occasione del Barbiere di Siviglia di Rossini. Un rivale alquanto invidioso aveva addirittura assoldato una propria claque per fischiare l’interpretazione della Tetrazzini, ma il pubblico napoletano la osannò in maniera adeguata.

Il suo carattere aspro e forte fu spesso un ostacolo. In effetti, tra lei e Arturo Toscanini non corse mai buon sangue ed è per questo motivo che non cantò mai alla Scala di Milano. Un ottimo sodalizio fu invece quello con Enrico Caruso, con il quale ottenne grandi successi a New York in opere importanti come La traviata, La Bohème, Rigoletto, Cavalleria Rusticana e Lucia di Lammermoor. A Londra, inoltre, conobbe Adelina Patti e questo incontro testimoniò anche l’umiltà di cui era in possesso. Il suo ricordo di quel momento è vivo e commovente: Si dava La traviata. Non appena esco in iscena, noto subito la presenza in teatro d’una signora non più giovane, ma dai tratti fini e delicati che mi fissava intensamente. Pensai subito: quella è Adelina Patti? Non me lo son mai potuto spiegare, ma ritenere che quella signora fosse la Patti ed essere assalita dal timor panico fu una cosa sola. Non so come ripresi il dominio dei miei nervi.

Tra i tanti successi ottenuti, quelli a cui teneva di più erano senza dubbio quelli per gli emigranti italiani, un modo per far trionfare il suo spirito nazionalistico. La sua voce si conservò in maniera perfetta anche in tarda età, fino a quando cioè si ritirò dalle scene ed eseguì per il grammofono una serie di dischi che ebbero un successo importante. Nel 1931 decise di stabilirsi a Roma, città in cui diresse una scuola di canto, dedicandosi comunque anche al ruolo di concertista. La sua voce limpidissima era fatta proprio per i teatri d’opera, tanto che la Tetrazzini sapeva muoversi sulle scene da vera padrona. Nel 1940, all’età di sessantanove anni, si spense a causa di una trombosi, lasciando però un ricordo indelebile a tutti i melomani.