L’Orfeo

Con L’Orfeo si inaugura l’edizione 2021 del Monteverdi Festival di Cremona. 

Il pulcino, simbolo della stagione della ripartenza post Covid del maggio scorso, si è trasformato in gallo: un bellissimo gallo cedrone di nome Claudio, creato da Imaginarium Creative Studio, che è divenuto il simbolo della kermesse cittadina dedicata al “il divino Claudio Monteverde” (così lo celebrava Gabriele d’Annunzio nel romanzo “Il fuoco”). Il Festival Monteverdi, che ha luogo a Cremona dal 18 al 26 giugno, prende forma attraverso numerosi eventi a tema musicale (ma anche mostre e tour guidati per la città alla scoperta dei luoghi che hanno segnato la vita del celebrato compositore) che uscendo anche dalla bellissima sala del Teatro Ponchielli, invadono piazze, sale da concerto arrivando perfino nei luoghi del lavoro, della cura e del sociale. Come titolo inaugurale di questa manifestazione è stato scelto “L’Orfeo”, favola pastorale su libretto di Alessandro Striggio e rappresentata per la prima volta al Palazzo Ducale di Mantova il 24 febbraio del 1607. Lo spettacolo inizia, dopo i primi celeberrimi accordi, con la personificazione della Musica che, mentre intona il suo monologo volgendosi direttamente agli spettatori presenti, attraversa con grazia ed eleganza il corridoio centrale della platea reggendo tra le mani un prezioso volume che narra le avventure di Orfeo. La Musica, salita sul palcoscenico, depone il volume aperto su di un leggio posto a terra e, a questo punto può iniziare la vicenda vera e propria: il sipario dipinto, che riproduce la celebre opera di Jean Delville “Orfeo morto”, del 1893, si solleva e ci rivela una scena le cui quinte laterali e la parete di fondo risultano riccamente adornate da fogliame verdeggiante, elementi evocativi dell’ambientazione pastorale della storia, mentre nella restante parte della scatola scenica dominano i toni del nero. Si sta per compiere un rito nuziale, quello tra Orfeo ed Euridice, e pastori e ninfe si muovono sulla scena con movimenti lenti, attentamente studiati come se fossero parte di una coreografia. Orfeo fa il suo ingresso in scena con la sua figura imponente ed aitante, Euridice ci appare come una giovane pudica e candida, intorno a loro le ninfe gettano fiori in uno specchio d’acqua. La scena si mantiene sostanzialmente fissa sino all’arrivo ferale della Messaggera che, attraverso il corridoio centrale della platea, sale sino al palcoscenico annunciando la morte di Euridice: è da questo momento che prende avvio il viaggio iniziatico di Orfeo. All’inizio del terzo atto siamo nell’Ade, che con un effetto di cambio di scena compare sotto al bosco abitato poco prima dalle ninfe. La scena è ora dominata dall’incontro tra il protagonista e Caronte, momento particolarmente suggestivo grazie al sapiente utilizzo delle luci che sanno ricreare affascinanti effetti chiaroscurali  in un contesto di perenne penombra, quello che prepara alla discesa agli Inferi. Poco più tardi l’azione si sposta, sprofondando ulteriormente nelle viscere della terra, nella reggia di Plutone, in un maestoso salone dipinto dove Orfeo otterrà l’opportunità di salvare la sua Euridice. Sotto l’occhio attento e ferale del signore dell’Averno, Orfeo cede alla tentazione di voltarsi verso la sua sposa, perdendola per sempre. La tradizione compositiva barocca pretendeva il lieto fine come condizione necessaria e allora ecco l’ingresso in scena del Deus ex machina, in questo caso Apollo, luminoso e sfavillante nel suo costume dorato, che conforta benevolo Orfeo e lo porta con sé in cielo; mentre sulla scena giganteggia uno splendido sole, ecco la Musica che torna tra il pubblico per terminare il racconto esattamente là dove tutto aveva avuto inizio.

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Mauro Borgioni e Alessandro Ravasio

Andrea Cigni firma una regia riuscitissima: nella sua lettura Orfeo non è solo un eroe appartenuto ad un mitico passato, ma un personaggio “metamorfico”, capace di adattare velocemente comportamenti ed azioni al contesto in cui si trova. Questa sua interpretazione del capolavoro monteverdiano appare ancora più chiara proprio nel finale dell’opera, allorquando il protagonista, dopo il suo viaggio spirituale e metaforico ci viene restituito come un uomo nuovo, un eroe contemporaneo che ha maggiore consapevolezza dei propri sentimenti. Attorno al protagonista tutti gli altri personaggi si muovono come sospesi in una realtà fiabesca e surreale, a tratti dark, quali elementi essenziali nel viaggio del nostro Orfeo. Belle le scene, estremamente curate e mai sovraccariche, a cura di Lorenzo Cutùli che ben comunicano l’atmosfera magica del mito: citeremo su tutte l’imbarcazione di Caronte, rifinita in ogni dettaglio e di grande impatto visivo. Bellissimi i costumi, sempre a cura di Cutùli, estremamente variegati, ma pur sempre accattivanti nelle cromie e negli abbinamenti: alla moda cinquecentesca per le ninfe, Euridice e la Musica, sontuosi e ricchissimi quelli delle divinità, ispirato invece a una sorta di Marilyn Monroe in tailleur fucsia quello di Proserpina. Una menzione particolare per la cura delle acconciature dei personaggi. Un plauso particolare va poi a Fiammetta Baldiserri, responsabile del progetto luci, che sa creare riusciti contrasti tra le scene terrene (quella del rito nuziale ad esempio) dominate da tonalità calde e quelle degli inferi, dominate da tonalità scure che tuttavia sanno dare vita, come già ricordato poco sopra, a suggestivi chiaroscuri. Efficaci, nel loro essere convenzionali, le coreografie firmate da Isa Traversi

Di prim’ordine il versante musicale. 
Spicca la prova di Mauro Borgioni nel ruolo del protagonista: la voce, caratterizzata da una ottima intonazione e da un timbro suadente e vellutato, risulta pastosa ed omogenea su tutta la linea, sempre ben appoggiata. L’interprete è partecipe e sempre credibile, mostrando, con pertinente varietà d’accento, ottima capacità di adattarsi ai vari episodi che compongono la discesa agli inferi: ricordiamo, per tutti il brano “O nume possente” di terzo atto affrontato come una supplica accorata e dolente.

Altrettanto di livello è la prova di Roberta Mameli, impegnata nel duplice ruolo de La Musica e Proserpina. L’artista colpisce per la facilità dell’emissione, soprattutto nella proiezione verso l’acuto, accompagnata ad una linea melodica suadente e ottimamente intonata. La voce possiede inoltre un buon volume che si espande con facilità nella sala. L’interprete è vibrante ed emotivamente partecipe.

Anche Giuseppina Bridelli è chiamata ad affrontare un duplice ruolo, La Messaggera e La Speranza. La voce si caratterizza per un bel colore luminoso, il controllo tecnico è notevole, la linea stilisticamente pertinente. L’accento è variegato ed intenso. 

Alessandro Ravasio, nel ruolo di Caronte, sfoggia un timbro scuro e notturno, quale si conviene al traghettatore d’anime, la vocalità risulta ben tornita e rispondente alla scrittura monteverdiana. 

Notevole Davide Giangregorio che, grazie ad un colore vocale tenebroso, riesce a sbalzare un Plutone ieratico e solenne. La linea vocale è pregevole e risulta omogenea e naturale nella discesa nel registro grave.

Cristina Fanelli risulta delicata e dolcissima nel ruolo di Euridice, donando all’infelice sposa una vocalità caratterizzata da freschezza e musicalità.

L’Apollo interpretato da Luca Cervoni risulta squillante grazie, tra l’altro, al timbro chiaro e al colore solare della voce e regale e maestoso nell’accento.

Ben assortita e di buon livello la folta schiera degli altri interpreti: Raffaele Giordani, Roberto Rilievi, Danilo Pastore e Guglielmo Buonsanti, rispettivamente Pastore I, Pastore II, Pastore III e Pastore IV, Paola Cialdella e Isabella di Pietro, Ninfa I e Ninfa II, Renato Cadel, spirito infernale assieme al già citato Roberto Rilievi.

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Mauro Borgioni, Alessandro Ravasio e Giuseppina Bridelli

Grande ammirazione ha suscitato la direzione del Maestro Antonio Greco, a capo dell’Orchestra Monteverdi Festival Cremona Antiqua, oltre a mostrare grande perizia direttamente impegnato al cembalo. Una lettura, quella del Maestro, nativo di Cremona così come l’autore del dramma, stilisticamente e ritmicamente ineccepibile, ricca di sfumature e colori, in perfetta sintonia con le voci, con le quali stabilisce un perfetto reciproco dialogo sin dalle prime battute del prologo e sino alla fine. Si percepisce inoltre l’ottimo lavoro di squadra con l’equipe orchestrale dove ogni singolo strumento risuona ben riconoscibile nella sua individualità ma, ad un contempo, come parte imprescindibile di un disegno unitario più ampio.

Puntuali ed efficaci gli interventi del Coro Monteverdi Festival, diretto dal Maestro Diego Maccagnola.

Al termine dello spettacolo, un tripudio di applausi festeggia gli interpreti e il team creativo, riservando punte di particolare entusiasmo per Mauro Borgioni, Roberta Mameli e il Maestro Concertatore.

Un bellissimo avvio per questa edizione del Festival Monteverdi, nella speranza che questa kermesse possa vedersi al più presto riconosciuto lo status di manifestazione di interesse nazionale.
Si replica il 24 giugno, se ne avete la possibilità non perdete questo bellissimo spettacolo.

L’Orfeo
favola pastorale di Alessandro Striggio
musica di Claudio Monteverdi

Orfeo Mauro Borgioni 
La Musica / Proserpina Roberta Mameli
Messaggera / Speranza Giuseppina Bridelli 
Caronte Alessandro Ravasio
Plutone Davide Giangregorio 
Euridice Cristina Fanelli
Apollo Luca Cervoni

ORCHESTRA E CORO MONTEVERDI FESTIVAL
CREMONA ANTIQUA

direzione e cembalo Antonio Greco
maestro del coro Diego Maccagnola
regia Andrea Cigni
scene e costumi Lorenzo Cutùli
light designer Fiammetta Baldiserri
coreografie Isa Traversi

allestimento e produzione
Fondazione Teatro A.Ponchielli Cremona
Cremona 18 Giugno 2021

FOTO MARCO AYALA