Il trovatore

Stride la vampa… dei candelabri. Viene subito in mente a questa rivisitazione di una delle arie più celebri de “Il Trovatore” dopo aver assistito al debutto della stagione estiva 2021 del Teatro dell’Opera di Roma. Il celebre lavoro di Giuseppe Verdi, rappresentato per la prima volta in assoluto proprio nella Capitale nel 1853, ha dato il via al secondo anno consecutivo al Circo Massimo per quel che riguarda il Costanzi, location preferita alle Terme di Caracalla dopo che la pandemia da coronavirus è diventata una triste realtà. Questa recensione si riferisce alla prima recita del titolo, quella di martedì 15 giugno 2021.

Il covid-19 ha inciso notevolmente sulla messa in scena: la regia di Lorenzo Mariani, con scene e costumi di William Orlandi, è stata caratterizzata da quello che è un elemento con cui tutti stiamo facendo i conti, il rispetto del distanziamento sociale. Nella visione di Mariani non c’è spazio per i colori e d’altronde “Il Trovatore” è un’opera che si svolge completamente di notte. Il bianco ed il nero hanno dominato la location storica romana, con atmosfere quasi impalpabili, al limite dell’onirico. Anche gli arredi avevano le stesse caratteristiche, limitando il tutto a tavoli e sgabelli. I candelabri, poi, erano una presenza fissa ma inevitabile.

Ogni protagonista ne aveva uno in mano durante l’ingresso in scena, un modo particolare di distinguerlo dal resto del cast e dal coro. L’emergenza sanitaria ha impedito a tante scene che rendono ancora più drammatica questa storia di essere realizzate in modo tradizionale. Ogni contatto fisico è stato annullato e per dare, ad esempio, l’idea di Azucena trascinata in catene sono stati legati alle sue mani due lunghi teli bianchi. La geometria è stata un’altra presenza evidente di questo Trovatore romano, visto che ogni elemento della scena era squadrato e ben ordinato anche nel posizionamento.

All’insegna della semplicità i costumi, senza eccessivi sfarzi cromatici, fatta eccezione per i giubbotti di pelle nera e le vistose sciarpe rosse di alcuni protagonisti, Manrico in primis. Passando ad esaminare il cast vocale, Roberta Mantegna ha confermato di avere a disposizione una materia vocale importante e di buona qualità, immedesimandosi in pieno nel personaggio di Leonora. Più che apprezzabile la sua omogeneità nei registri e l’equilibrio nel modulare i suoni da quelli pieni a quelli maggiormente sfumati. Non ha sfigurato nemmeno nella complicata D’amor sull’ali rosee, sostenendo le grandi arcate dell’aria con la dovuta morbidezza.

Molto buona anche la performance di Clémentine Margaine, una Azucena gagliarda (siamo pur sempre a Roma e l’aggettivo calza a pennello): la sua voce rigogliosa è stata impreziosita da note gravi precise e mai eccessive, oltre al vibrato che non era mai accentuato ed al fraseggio arroventato come si addice al personaggio della zingara. Fabio Sartori è stato un Manrico dalle invidiabili solidità vocali, pur deludendo in parte il pubblico del Circo Massimo evitando il controverso Do di petto della “Pira”. Nel complesso, comunque, ha messo in mostra buoni squilli argentei ed un fraseggio convintamente accorato.

Christopher Maltman meritava forse qualche applauso meno timido alla fine della recita. Il suo Conte di Luna è apparso in buona forma, con il giusto carattere impresso al personaggio e un attento fraseggio comunicativo e musicale. Il balen del suo sorriso è filato via liscio come l’olio, anche in questo caso senza il “premio” del seppur minimo scroscio di mani. Nelle altre parti, va segnalato l’ottimo contributo di Marianna Mappa (Ines) e Domingo Pellicola (Ruiz), mentre il Ferrando di Marco Spotti ha avuto qualche incertezza iniziale che ha lasciato spazio a maggiore sicurezza nella terza parte. Il cast era completato da Leo Paul Chiarot (un vecchio zingaro) e da Michael Alfonsi (un messo).

Daniele Gatti ha ben impressionato di fronte al pubblico romano ed in particolare a pochi centimetri dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presente per l’occasione. Ha scolpito i fieri accenti dell’opera verdiana cesellando con cura gli squilli tipicamente risorgimentali, penalizzato in parte dall’acustica e dall’amplificazione sonora non sempre all’altezza. Qualche timidezza di troppo soprattutto nel coro maschile nella scena iniziale, mentre la parte femminile ha fornito il proprio contributo di qualità. “Il Trovatore” resterà in scena ancora fino al prossimo 6 luglio. 

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – STAGIONE ESTIVA 2021 AL CIRCO MASSIMO

IL TROVATORE

Opera in 4 parti

Libretto di Salvadore Cammarano

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Daniele Gatti

Regia Lorenzo Mariani

Maestro del coro Roberto Gabbiani

Scene e costumi William Orlandi

Luci Vinicio Cheli

Video Fabio Massimo Iaquone e Luca Attili

PERSONAGGI

Il conte di Luna Christopher Maltman

Leonora Roberta Mantegna

Azucena Clémentine Margaine

Manrico Fabio Sartori

Ferrando Marco Spotti

Ines Marianna Mappa

Ruiz Domingo Pellicola

Un vecchio zingaro Leo Paul Chiarot

Un messo Aurelio Cicero

Foto di Fabrizio Sansoni