Le Bal Masqué / La Torre – Teatro Verdi, Pisa
Molto prima dei quattro Amici miei di Monicelli, c’è chi la Torre di Pisa avrebbe voluto raddrizzarla sul serio ed è proprio questa la storia al centro della nuova opera su soggetto di Marco Malvaldi, libretto di Vincenzo De Vivo e musica di Marco Bargagna, appositamente commissionata per gli 850 anni del Campanile. La Torre, in prima assoluta al Teatro Verdi di Pisa, ci racconta dei due architetti Diotisalvi e Bonanno che nell’anno del Signore 1178 vengono convocati con urgenza dai consoli allorché risulta evidente che il campanile, edificato per i soli primi due piani, si sta inclinando. La vicenda descrive con bonarietà le truffe, lo scarica barile e la burocrazia che sono di ogni tempo, mostrandoci come un necessario adattamento possa rivelarsi una risorsa straordinaria. In una semplice trama e nel gusto per il bozzetto storico, quello che emerge è soprattutto la “pisanità”, intesa come un valore identitario particolare ma capace di aprirsi all’universale e che viene celebrato in quella potentissima icona che nel mondo è simbolo di bellezza e di ingegno.

Per lingua, ambientazione e leggerezza narrativa l’opera rimanda esplicitamente a Gianni Schicchi, con un libretto assai ritmico e chiaro, in versi perlopiù rimati e pieno di motti di spirito. Un atto unico suddiviso in quattordici scene introdotte da un brillante preludio e articolato con varietà, con una timbrica luminosa e screziata e una scrittura tersa e lineare, dove il declamato si addensa però in duetti e in altri momenti di insieme. Una narrazione che scorre dunque fluida e vivace, idealmente divisa da un momento lirico e contemplativo, a mo’ di intermezzo, dove viene incastonato il canto di un’aria limpida e piana.
La Torre viene preceduta da un altro debutto, quello de Le Bal Masqué di Francis Poulenc rappresentato per la prima volta in forma scenica. Una cantata profana in sei parti, su testi del poeta Max Jacob, che realizza un brillantissimo teatro da camera, surreale e grottesco. I timbri insoliti e i ritmi spezzati vengono resi con grande precisione e vivacità da Sentieri Selvaggi diretto da Carlo Boccadoro, che dell’Ensemble è anche uno dei fondatori. La multiforme e impegnativa parte vocale è invece affidata al baritono Giacomo Medici, che interpreta con energia e duttilità le diverse maschere che animano la composizione, esibendo un canto agile, melodico e alquanto solare, in una continua e rapida oscillazione tra cabaret e passaggi sognanti. Un gustoso e intelligente siparietto che Stefania Panighini struttura come una sorta di preludio alla nuova opera, con cui visivamente la integra, presentandoci da subito il cantiere e proiettando le date più significative della storia della Torre, che del resto viene continuamente evocata dalle suggestive ed acrobatiche coreografie ideate da Daniela Maccaro per la Compagnia di danza Teatro di Pisa.
L’opera vera e propria si svolge infatti tra le pietre del campanile in costruzione, dove tutto ci parla di equilibri precari ma anche della matematica capace di tenere insieme le parti e superare gli accidenti. L’ambientazione è invero atemporale come attestano i costumi di Manuel Pedretti, un po’ medievali e un po’ novecenteschi, mentre le luci di Gianni Paolo Mirenda creano paesaggi sospesi e dolcemente poetici, immergendo spesso in atmosfere notturne i quadri geometrici ed evocativi disegnati da Italo Grassi.

Il cast degli interpreti compone una coralità vivace ed organica, dove i personaggi sono schietti e ben differenziati. Nel ruolo di un inquieto Diotisalvi, capomastro del Battistero, ritroviamo Giacomo Medici con un’emissione rotonda e una linea ampia e ondulata. Preoccupato ma più posato il mastro Bonanno di Giacomo Leone, luminoso e dalla dizione scandita. Efficacemente caratterizzati anche i due consoli pisani con Tommaso Martinelli, che interpreta un chiaro e articolato Bulgarino, e Eugenio Maria Degiacomi che sbalza un Raniero compatto e incisivo. Chiara Scannapieco è Cenno, il donzello di Diotallevi, descritto con accurata vivacità, mentre Silvia Porcellini è Agostino, servitore dei consoli, che rende in una forma nitida e soave la sua aria di sorbetto. Ed è ancora Carlo Boccadoro con Sentieri Selvaggi a delineare un racconto continuo e leggero, con puntualità ritmica e sonorità policrome.
Grande entusiasmo per l’intero spettacolo, presentato tra l’altro in anteprima alle scuole, e quindi meritatamente premiata questa coraggiosa proposta di musica nuova.
LE BAL MASQUÉ
Cantata profana per baritono e strumenti su poesie di Max Jacob
Musica di Francis Poulenc
Edizioni Salaber, Parigi | rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano
Prima esecuzione assoluta in forma scenica
Personaggi e Interpreti
Baritono Giacomo Medici
LA TORRE
Soggetto di Marco Malvaldi
Libretto di Vincenzo De Vivo
Musica di Marco Bargagna
Prima esecuzione assoluta
Nuova commissione del Comitato per gli 850 anni del Campanile con il contributo di Opera della Primaziale Pisana, Fondazione Pisa, Comune di Pisa
Personaggi e Interpreti
DIOTISALVI Giacomo Medici
BONANNO Giacomo Leone
AGOSTINO Silvia Porcellini
BULGARINO Tommaso Martinelli
RANIERI Eugenio Maria Degiacomi
CENNO Chiara Scannapieco
in collaborazione con la Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Carlo Boccadoro
Regia Stefania Panighini
Scene Italo Grassi
Costumi Manuel Pedretti
Lighting Designer Gianni Paolo Mirenda
Coreografia Daniela Maccari
Ensemble Sentieri Selvaggi
Compagnia di danza Teatro di Pisa
Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa
