Tosca – Teatro Carlo Felice, Genova
Floria Tosca “canta” al Carlo Felice di Genova.
14 gennaio 1900, una serata capitale per la storia del melodramma: va in scena per la prima volta al teatro Costanzi di Roma Tosca, di Giacomo Puccini. Di quella storica serata ci restano le cronache mondane che raccontano di un teatro a cui presenziavano il presidente del consiglio Pelloux e la Regina Margherita di Savoia. Puccini doveva essere, inevitabilmente, tesissimo, tanto che La Tribuna di lui scrisse: “non pareva in sé, e a ogni richiamo pareva tornare dal mondo dei morti”, dello stesso avviso Il Giorno, secondo il quale, il volto del compositore era: “più bianco della camicia”. Una serata non accolta con troppo favore dalla critica musicale che avrebbe però cambiato idea nell’arco di poco tempo.

Dal 2015 possiamo immergerci meglio in quella serata e riviverla grazie a questa produzione dell’Opera di Roma che ricostruisce l’allestimento originale della prima assoluta attraverso i bozzetti per scene e costumi di Adolfo Hohenstein e con gli studi conservati nell’Archivio Storico Ricordi. Lo splendido lavoro filologico si è anche arricchito con l’analisi dei quadri di Bartolomeo e Achille Pinelli, utili a ricostruire fin i piccoli dettagli quotidiani del mondo di Tosca, ad esempio i fermagli per capelli. Ricordiamo come, nel 2025, la scena sia stata restaurata per arrivare oggi a Genova nel suo massimo splendore. In anni di allestimenti sempre divergenti dal libretto e, a volte, inutilmente roboanti, è bello soffermarsi a vivere l’autentica e antica magia del teatro, fatta da maestranze di eccellenza. Un plauso sincero, allora, a questo allestimento in cui la regia originale di Alessandro Talevi è ripresa con cura e grande attenzione da Anna Maria Bruzzese. Il suo lavoro, come leggiamo nel libretto di sala, ha voluto: “riportare i cantanti al testo, alle motivazioni che stanno dietro alla sapiente architettura pucciniana, così da riscoprire la sincerità e la ragione di ogni azione drammatica in scena”. Lo spettacolo, sempre ben accompagnato dalle luci di Vinicio Cheli, si è rivelato essereuna sfida vinta, ed il pubblico ha apprezzato, con entusiasmo, un pezzo autentico e prezioso di storia del teatro, ma, anche, la bravura degli interpreti che si distinguono, prima di tutto, per la completa adesione al disegno registico, dando vita a personaggi autentici e sempre credibili.
Alle prese con uno dei ruoli più iconici del teatro pucciniano, Carmen Giannattasio, già prevista in cartellone per alcune repliche, torna a vestire i panni di Floria Tosca anche nelle prime due date della produzione (in luogo della inizialmente prevista Anastasia Bartoli, rinunciataria per indisposizione). Non v’è dubbio come la lunga frequentazione del personaggio, porti il soprano a gestire il ruolo con una certa disinvoltura e ad una piena consapevolezza del fraseggio musicale. La sua è una Tosca ardente di passione, una donna ricca di sfumature e contraddizioni, una diva volubile ed affascinante. Nel tratteggiare i mille volti di questa eroina, Giannattasio può contare su di una vocalità smaltata e di buon volume che si fa apprezzare, in particolare, nella rotondità del registro centrale. Una prova segnata da una grande professionalità che vale all’artista il festoso riconoscimento del pubblico al termine.

Al suo fianco, Giorgio Berrugi è un Mario Cavaradossi che convince per la schiettezza di uno strumento più lirico e meno muscolare di quanto ci abbia abituati certa tradizione. Il tenore esprime un canto tipicamente all’italiana, attraverso un’emissione morbida ed omogenea. Di indiscusso valore anche l’interprete che, attraverso un accento vivido e palpitante, riesce a creare e sviluppare un personaggio dalle mille anime, nel quale convivono, con pari emozione, lo slancio amoroso e l’impeto rivoluzionario.
A completare il terzetto dei protagonisti è Lucas Meachem che, al suo primo incontro con il personaggio del Barone Scarpia, sigla una prova ben riuscita sotto l’aspetto vocale come sotto quello scenico. Ad un canto solenne e di granitica possanza corrisponde, infatti, un fraseggio insinuante che, sotto le spoglie della spietata freddezza, trattiene a stento la ferocia dei propri istinti.
Una particolare lode deve essere poi rivolta al cast dei comprimari.
Luca Tittoto veste i panni di Cesare Angelotti e, grazie al seducente velluto di una emissione sonora e solidissima, regala un autentico cammeo di bravura.
Non gli è da meno Fabio Maria Capitanucci che, attraverso pennellate sonore di rara intensità, caratterizza un Sagrestano pavido e devoto, una interpretazione venata di lieve ironia, in perfetta antitesi con il dramma che si compirà di lì a poco. Bravo!
E sullo stesso piano è Manuel Pierattelli che, forte di una indubbia sicurezza vocale, conferisce al personaggio di Spoletta un rilievo inaspettato, lavorando alacremente sulle pieghe del fraseggio, sulle movenze e persino sulla postura, per dare corpo e anima ad un personaggio ambiguo ed insinuante.
Completano la locandina Franco Cerri, Sciarrone, eLoris Purpura, un carceriere.
Una menzione d’onore per la piccola Maria Guano, molto brava nel rendere, con pregevole intonazione, i teneri sospiri del pastorello in apertura di terzo atto.

Sul podio,Giuseppe Finzi, opta per una lettura di stampo sinfonico tesa a sottolineare l’incipiente avanzare della sperimentazione del nuovo secolo rispetto alla tradizione romantica degli anni precedenti. Il fraseggio si sviluppa attraverso lunghe arcate melodiche e combinando scelte dinamiche di sicura presa teatrale, specie per i momenti di maggiore concitazione drammatica. Ben realizzate, ad ogni buon conto, anche le pagine dove a prevalere sono l’abbandono romantico, come nel duetto di primo atto, oppure l’afflato nostalgico dell’ultimo incontro tra i due amanti nelle scene conclusive dell’opera. Buona la rispondenza dell’orchestra del Teatro Carlo Felice, piuttosto generosa nell’articolare un tappeto sonoro di adeguato sostegno per il palco.
Di solida intensità l’apporto del Coro genovese che, sotto la guida esperta di Caludio Marino Moretti, riesce a trovare una pregevole brillantezza.
Valido anche il supporto dei piccoli cantori del Teatro Carlo Felice, validamente sostenuti da Gino Tanasini.
Successo caloroso al termine da parte di una platea prossima al sold out e visibilmente rinfrancata dalla immortale musica del genio pucciniano.
Tosca
Melodramma in tre atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Direttore
Giuseppe Finzi
Regia
Alessandro Talevi
ripresa da Anna Maria Bruzzese
Scene e costumi
Adolf Hohenstein
Luci
Vinicio Cheli
Floria Tosca Carmen Giannattasio
Mario Cavaradossi Giorgio Berrugi
Il Barone Scarpia Lucas Meachem
Cesare Angelotti Luca Tittoto
Il Sagrestano Fabio Maria Capitanucci
Spoletta Manuel Pierattelli
Sciarrone Franco Cerri
Un carceriere Loris Purpura
Un pastorello Maria Guano
Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e Tecnici della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Maestro del coro di voci bianche Gino Tanasini
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Foto: Teatro Carlo felice Genova
