Pittori fiamminghi – Festival Illica 2025, Castell’Arquato
“Nacque il 9 maggio 1857 a Castell’Arquato, presso Piacenza, dal notaio Diogene (1816-92) e da Geltrude Zappieri. Dopo studi irregolari al ginnasio di Piacenza e in un collegio di Cremona, viaggiò alcuni anni per mare, conducendo una vita, pare, piuttosto avventurosa, che lo portò a combattere contro i Turchi nella battaglia di Pleven nel 1877. Ritornato in Italia, si dedicò al giornalismo, dapprima su un foglio del cugino C. Mascaretti, poi a Milano – dove si trasferì intorno al 1879 – come cronista del Corriere della sera, in un secondo tempo a Bologna, dove nel 1881 fondò con Luigi Lodi e con l’avvocato Barbanti-Brodano il quotidiano Don Chisciotte, infine ancora a Milano, dove sarebbe vissuto molti anni, dal 1882 alla fine del secolo.” Questa voce del Dizionario Biografico degli Italiani, compilata da Johannes Streicher, potrebbe essere usata come fonte per un avventuroso e non scontato melodramma ma è invece una parte della vita di Luigi Illica il noto poeta e librettista a cui ogni anno il borgo natale di Castell’Arquato dedica un Festival.

Della vasta produzione operistica del librettista, quest’anno si sceglie un titolo di rarissima esecuzione: Pittori fiamminghi, musicato da Antonio Smareglia per cui il poeta emiliano approntò un libretto nel 1928. In realtà si tratta del rifacimento del Cornill Schut opera già su libretto di illica andata in scena per la prima volta a Dresda nel 1893. La musica di Smareglia è stata spesso letta in relazione al dettato wagneriano che trova, in questa incarnazione, grazie al libretto di Illica, un valido supporto lettearrio. L’indubbio fascino di questa composizione è di proporre una ambientazione pressoché inedita per il melodramma: il secolo d’oro, ossia il XVII secolo, quando una serie di fattori portarono i Paesi Bassi ad eccellere nel commercio e soprattutto nelle arti. Protagonisti sono, non a caso, tre pittori realmente esisti: Cornill Schut vissuto fra il 1597 ed il 1655, Frans Hals (1580-1666) forse oggi quello più noto e Joos van Craesbeeck qui italianizzato in Craesbecke (1625-1660). Al di là quindi di qualche piccola discrepanza cronologica l’opera è indubbiamente originale nella ambientazione e caratterizzata da splendide pagine musicali, soprattutto gli intermezzi. La linea sonora di Smareglia accoglie l’influenza di illustri predecessori, fra cui Giuseppe Verdi, e subisce contemporaneamente il fascino del fermento culturale della sua epoca caratterizzata da una spiccata apertura verso il mondo mitteleuropeo. La rappresentazione è stata proposta in forma di concerto ma sono state proiettate sulla suggestiva Rocca viscontea alcune tele dei pittori protagonisti.
Prima di immergerci nella musica la serata è iniziata con un momento toccante ed attesissimo ossia la consegna del XXXIV Premio Illica, che quest’anno ha visto vincitori il regista Pier Luigi Pizzi (Premio Illica d’Oro alla carriera), Michele Pertusi (Premio Illica per la categoria voce lirica maschile), Eleonora Buratto (Premio Illica per la categoria voce lirica femminile), Angelo Foletto (Premio Illica per la categoria giornalismo/critica musicale) e Giovanni Godi (Premio Illica per la promozione culturale).
Alla riuscita della serata concorre, senza dubbio, la lettura musicale di Jacopo Brusa che riveste, tra l’altro, la carica di direttore artistico della manifestazione intitolata al poeta del borgo piacentino. E proprio al direttore pavese va il merito della scelta, nell’abito della programmazione delle ultime edizioni del festival, di titoli poco conosciuti del grande repertorio. Dopo Nozze istriane, il titolo forse più riuscito di Smareglia, nel 2023, eccoci alla riproposizione della sua ultima fatica prima della morte. Brusa conduce i complessi della Orchestra Filarmonica Italiana con gesto ampio e preciso. Evidente il lavoro sulle dinamiche e sulle sonorità, in equilibrio tra momenti di mistica esaltazione (vedasi il coro delle monache cui si unisce Elisabetta nel finale), delicato abbandono amoroso (il duetto tra i due protagonisti nel finale primo) e, ancora, travolgente anelito alla gloria eterna (il tormento di Cornill). Particolarmente efficace la scelta delle agogiche e dei ritmi, ora incalzanti ed arroventati, ora morbidi e quasi abbozzati. Ma è soprattutto la meticolosa attenzione ai colori e alle tinte a guidare la concertazione di Brusa, in un affresco sonoro complessivo di grande emozione. Il gesto direttoriale trova perfetta corrispondenza nella già citata compagine strumentale (cui si aggiunge la brava Cecilia Pronzato nell’accompagnamento all’organo fuori scena nel finale), capace di creare un magma sonoro denso ed avvolgente, per meglio sottolineare la valenza drammaturgica del racconto.
Ben affiatato ed omogeneo il cast.
A partire dal Cornill Schut di Marco Miglietta, alle prese con una parte a dir poco ingrata per lunghezza ed estensione. Il tenore affronta la scrittura, più volte insistita nella zona di passaggio e nella regione più acuta, con una linea generosa dal colore piacevolmente luminoso. Convincente anche l’interprete, grazie alla meticolosa cura con cui viene tratteggiato questo personaggio, dibattuto tra il desiderio amoroso per Elisabetta e il desiderio dell’immortalità attraverso la fama.

Clarissa Costanzo offre ad Elisabetta la voluttà di un timbro seducente che si staglia di un mezzo ampio e voluminoso. La partecipazione e il coinvolgimento, nel canto come nell’accento, consentono di sbalzare con la giusta incisività il dilemma che alberga nel cuore della donna: “amore o monastero”?
Ottima la Gertrud di Daria Masiero, dalla vocalità pastosa e naturalmente proiettata. Una prova, la sua, che acquista ancor più valore grazie alla politezza e alla naturale espressività del fraseggio.
Matronale e materna, secondo copione, la Kettel di Giovanna Lanza, nella cui organizzazione vocale lodiamo la peculiarità di un timbro screziato.
Molto bene anche Francesco La Gattuta che, con un mezzo musicale e di buon volume, tratteggia il personaggio di Craesbecke, rappresentato dall’artista con ironia e sagacia.
Completa la locandina il Franz Hals di Giacomo Pieracci che si impone per la intrinseca solennità di una linea omogenea e dal suggestivo colore notturno.
Corretta e volenterosa la prova del Coro del Festival Illica.
I calorosi applausi del pubblico presente ne dimostrano l’apprezzamento per una proposta poco usuale forse, ma di grande valenza culturale.
Appuntamento al prossimo anno nella cornice di uno dei borghi più belli d’Italia.
PITTORI FIAMMINGHI
Dramma lirico in tre atti
Libretto di Luigi Illica
Musica di Antonio Smareglia
Cornill Schut Marco Miglietta
Elisabetta van Thourenhoundt Clarissa Costanzo
Gertrud Daria Masiero
Craesbecke Francesco La Gattuta
Franz Hals Giacomo Pieracci
Kettel Giovanna Lanza
Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Festival Illica
Direttore Jacopo Brusa
Foto: Paolo Mazzoni
