Le Carnaval-Mascarade, 1675 – Teatro del Maggio, Firenze
Come i quadri di un’esposizione nella Galleria degli Specchi, i dieci pannelli della Mascherata Reale uno dopo l’altro si succedono in un percorso di forme musicali cesellate e splendenti, tra buffonerie e momenti sognanti. Dopo due secoli ritorna così alla luce Le Carnaval- Mascarade Royale di Giovanni Battista Lulli, che dopo l’edizione andata in scena a Ferrara e Modena con i danzatori del No Gravity Theatre e già disponibile su Opera Streaming, è approdato a Firenze nella magnifica acustica della Sala Metha. L’esecuzione in forma di concerto, se da una parte ci priva di un allestimento di grandissimo fascino, ci consente di focalizzare l’attenzione sulle raffinate interpretazioni dei cantanti e sulla ricchezza inventiva dell’opera di Lulli. Non è poi secondario che a guidarci passo per passo in questo itinerario siano la grazia e la simpatia di Federico Maria Sardelli, che ci presenta ed illustra ognuna delle Entrée con uno spirito affabulatorio garbato e sagace.
Ormai da qualche anno, Modo Antiquo, a cui si sono aggiunti I Musici del Gran Principe, ci danno appuntamento al Teatro del Maggio per farci riscoprire il musicista nato a Firenze e naturalizzato francese, il cui lavoro fu fondamentale per l’Europa e che è ancora oggi quasi del tutto sconosciuto in Italia. Ed è la missione dell’Istituto Lulli, fondato nel 2022 da Sardelli e da Samuele Lastrucci, quella di colmare questa lacuna, restituendoci colui che fu l’ideatore della tragédie-lyrique, autore di commedie e balletti in collaborazione con Moliere e che ebbe a disposizione la più grande orchestra del suo tempo, ovvero quella del Re Sole. Un lavoro di riscoperta che non ha solo il merito di proporre opere sconosciute, ma anche quello di ricreare il contesto storico-artistico della corte francese, mostrandoci quanto la musica fosse strettamente connessa alla poesia, alla commedia e alla danza.

E proprio la Mascarade è uno specchio eloquente dell’eclettismo di Lulli. Composta per il Carnevale del 1668 reimpiegando materiali provenienti dalle precedenti comédie-ballet, come Monsieur de Pourceaugnac e Il borghese gentiluomo, venne poi rielaborata nel 1675 nella versione ora riproposta e di cui Bernardo Ticci ha curato l’edizione critica. Lirismo e comicità, situazioni grottesche e pastorelli d’Arcadia, pene d’amore e un costante invito a cogliere l’attimo si susseguono secondo quel pastiche che è il libretto, meritoriamente ricostruito dal Teatro del Maggio per il programma di sala. Un racconto puntuale e divertente che prende forma grazie a sonorità precise e trasparenti, di grande brillantezza e di ottimo volume. Un’espressività sontuosa ma misurata, in stile di danza, modulata da Sardelli con una fine articolazione della dinamica e da Lastrucci, alla guida dei Musici, con grande compattezza ed omogeneità.
Ad animare con vividezza ogni quadro sono l’energia e il virtuosismo di tutti i solisti.
Valeria La Grotta è la première dessus, secondo la nomenclatura francese, ed esibisce un canto omogeneo e legato di notevole agilità e naturalezza. Tersa e delicata la sua aria come Musicista italiana e davvero incantevole quella notturna di Filli, intrisa di soffusa dolcezza.
Morbida e voluminosa Giuseppina Bridelli, capace di grande ironia nell’entrée di Pourceaugnac. Gli interventi come Egiziana e come Idalide sono invece resi con un’intenzione sospesa e accorata.
Ha un fraseggio alquanto articolato Philippe Talbot, che con un timbro chiaro e una salda estensione rende ogni passaggio in modi espressivi e luminosi.
Melodico e appassionato Cyril Auvity, che plasma con grande eleganza l’aria spagnola.
Le maschere grottesche di Barbacola e del Turco son affidate a Francesco Masilla, che le rende con grande energia e comicità, dove il canto è sbalzato e la dizione fluida e scandita.
Ad aprire la Mascherata nei panni del Carnevale è Samy Timin, con un timbro definito e uno stile marcato e solenne.
Ha una voce calda e rotonda Alexandre Baldo, che delinea ogni passaggio con una linea sinuosa e con elegante ironia.
Nell’ultimo episodio di questa esposizione ritroviamo il Carnevale in dialogo con la Galanteria. “Dalla stagione più crudele/traiamo per noi la stagione più bella” e dunque nell’inverno senza vita inventiamoci la primavera. Probabile invito del Monarca all’edonismo e al disimpegno per blandire i cortigiani. Ma ormai trapassata la politica di Luigi XIV, anche per noi un invito a cavare vita dalla bellezza, in tempi tutt’altro che facili.

LE CARNAVAL – MASCARADE, 1675
Edizione critica a cura di Bernardo Ticci – BTE2025
Direttore Federico Maria Sardelli
Assistente direttore e Maestro del Coro Samuele Lastrucci
Orchestra Modo Antiquo
Coro de I Musici del Gran Principe
Première dessus Valeria la Grotta
Deuxième dessus Giuseppina Bridelli
Haute-contre Philippe Talbot
Taille Cyril Auvity
Première basse Francesco Masilla e Samy Timin
Deuxième basse Alexandre Baldo
Foto: Clarissa Lapolla e Leonardo Casalini
