Spettacoli

Macbeth – Teatro Regio, Torino

Ecco finalmente arrivare Macbeth sulle scene del Teatro Regio di Torino, con il ritorno sul podio del teatro subalpino di Riccardo Muti e la regia di Chiara Muti, uno degli spettacoli più attesi delle ultime stagioni e punta di diamante di una stagione 2025-26 già di altissima qualità. Come ha ricordato Muti alla conferenza stampa che ha preceduto il debutto di questa produzione, Verdi sosteneva che nel suo Macbeth fosse necessario servire prima il poeta e poi il compositore, in questo Macbeth torinese si può sostenere con sicurezza che entrambi siano stati serviti egregiamente e che la sinergia creatasi tra parola, azione scenica e musica renda questo allestimento uno degli spettacoli più belli e completi visti di recente.

Muti torna a dirigere Macbeth, in una delle sue rare apparizioni in buca per un’opera in forma scenica, dopo anni di studio e frequentazione del titolo, anni che traspaiono chiaramente in una lettura sommamente ponderata e intensamente affascinante. Le note del preludio paiono emergere dalle brume delle brughiere scozzesi e dare esse stesse il via alla spirale degli eventi. Il tappeto sonoro, contesto e allo stesso tempo guida, è tessuto da un’orchestra in vero e proprio stato di grazia e accompagna simbioticamente il dipanarsi dell’azione scenica. Ogni nota esprime e rende tangibile l’insinuarsi del veleno della brama di potere, la discesa verso l’abisso di Macbeth e della moglie, ed il misterioso dipanarsi dei fili del destino. Muti sceglie tempi solenni e tinte cupe o cupissime, inesorabili, il controllo sui volumi, manco a dirlo, è assoluto ed il dialogo con coro e solisti impeccabile. Come ha affermato egli stesso: il direttore è come un cuoco e senza buoni ingredienti non ottiene quello che vorrebbe. Un grande plauso quindi al coro, preparato da Piero Monti, ed all’orchestra, suoi complici fondamentali insieme al cast solistico. Speriamo vivamente possa tornare a deliziare il pubblico torinese e a dimostrare tutta la potenza del teatro musicale come ha fatto in quest’occasione.

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Macbeth, Torino, Marzo 2026

Altra complice fondamentale di questo Macbeth è la regia di Chiara Muti, elegante e singolarmente potente nella sua essenzialità. Essa ci rende ospiti privilegiati del buio e del pantano che caratterizzano la mente di Macbeth e che viene reso concreto dalle scenografie suggestive e materiche ad un tempo di Alessandro Camera. Lo spazio scenico è dominato verticalmente da teli e da un semicerchio nero e orizzontalmente da una voragine (richiusa all’occasione da una piattaforma semovente) al centro di un piano inclinato. Questo spazio è completato dall’eccellente lavoro di luci e di ombre di Vincent Longuemare, luci che sono crude scultrici di corpi ed anime e ombre che rivelano invece di celare. Il paesaggio interiore di Macbeth è un irto e oscuro acquitrino ed è l’origine di tutto. Un occhio che non può mai chiudersi di fronte al male pensato ed agito, male che toglie sonno e lucidità, è la porta d’ingresso di questo acquitrino, per Macbeth stesso e per il pubblico. Ognuna delle apparizioni, dalle “sorelle fatali” ed il primo germe di intenzioni omicide a quelle del terzo atto, sono frutto di un suo impulso. La determinazione della moglie aiuterà solo a farlo prosperare quel germe, coltivando l’ambizione e la brama di potere di Macbeth per poter vivere vicariamente quel potere che il suo mondo le nega di esercitare direttamente.

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Maharram Huseynov

Questo accesso privilegiato alla mente di Macbeth culmina nel terzo atto con i balletti coreografati da Simone Valastro ed una memorabile sequenza di teatro nel teatro durante il coro “Ondine e silfidi” che vedono protagonista prima un Macbeth ancora bambino, conteso tra bene e male sotto lo sguardo cieco di Ecate, manifestazione del destino che ognuno di noi costruisce per sé attraverso le proprie scelte, e successivamente un Macbeth adulto, mosso come una bambola da quattro figure mascherate. Queste figure lo portano alla ribalta del teatro della vita intrappolato in un ruolo per lui impossibile da reggere ma che egli stesso si è creato. È re, ma solo in apparenza. È incapace di sostenere il ruolo nella visione e nella realtà ed è la sua stessa coscienza, di cui ogni apparizione è emanazione e che gli risulta impossibile tacitare nonostante gli sforzi, ad impedirglielo.

Nella loro corsa verso il potere i Macbeth perdono irrimediabilmente loro stessi ed anche il loro rapporto, separati ed annichiliti dal peso che le loro colpe individuali e comuni hanno posto sulla loro coscienza, e la regia porta brillantemente e minuziosamente in scena anche il loro rapporto generatore di morte, snodo fondamentale dell’opera. Questa regia, così come l’interpretazione che della partitura ha dato in quest’occasione Muti, è un esempio perfetto di quanto l’essenzialità del gesto e dell’estetica – splendidi anche i costumi di Ursula Patzak ed i loro colori – possano risultare evocativi senza implicare una rinuncia alla complessità ed alla profondità.

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Luca Micheletti

Notevolissima la compagnia di canto, ultimo tassello, ma non per importanza, di questo allestimento. Luca Micheletti è un Macbeth davvero straordinario che trasmette ogni verso, ogni parola, con il carisma e l’abilità dell’attore consumato e porge ogni nota con la naturalezza e l’agio di un fuoriclasse massimizzando la carica espressiva sia del testo che della musica. Coronamento della sua esecuzione è la grande aria del quarto atto dove Micheletti è capace di far emergere quel che resta dell’umanità del personaggio e far provare compassione per Macbeth ed il suo destino cesellando un “Pietà, rispetto, onore” commovente che gli vale un meritatissimo e lungo applauso a scena aperta.

Lidia Fridman è anch’essa una Lady Macbeth eccellente. È ammaliante, risoluta e volitiva, il canto è scolpito ed energico, affascinante per il timbro brunito e la precisione dell’emissione. Efficace nel racconto della parabola emotiva del personaggio e magnetica per presenza scenica Fridman è ottima in ogni intervento ma risultano particolarmente riusciti i contrasti del brindisi e la scena del sonnambulismo. Rimane inoltre memorabile ciascuna delle scene in comune tra Fridman e Micheletti per l’intesa e l’amalgama armonioso dei loro due strumenti.

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Giovanni Sala

Maharram Huseynov, è un Banco elegante che ha modo di confermare le qualità della propria voce dopo la convincente prova nella recente Cenerentola. La voce spicca per il legato ed il bel timbro anche se non per autorevolezza, ma il giovane cantante azero dimostra già di essere un artista promettente. Molto bene anche il Macduff di Giovanni Sala la cui “Ah, la paterna mano” convince appieno per lo slancio partecipe ma composto ed una vocalità ottimamente organizzata. Brevi ma incisivi gli interventi di Riccardo Rados (Malcolm), Chiara Polese (Dama di Lady Macbeth) e Luca Dall’Amico (Un Medico). Completano il cast i membri del Regio Ensemble, sempre ottimi, Eduardo Martínez, (Un domestico di Macbeth), Tyler Zimmerman (Il sicario) e Daniel Umbelino (L’araldo) e le tre apparizioni di Lorenzo Battagion, artista in forza al coro del Regio e due voci bianche.  Il successo è caloroso ed entusiasta per tutti a quest’ultima replica dello spettacolo ed un’ovazione saluta l’ingresso di Muti e le ultime chiamate alla ribalta del cast di questo Macbeth memorabile destinato a rimanere negli annali della prassi esecutiva di quest’opera e che rappresenta davvero il meglio di ciò che il teatro musicale possa offrire.

MACBETH
Melodramma in quattro atti
Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
dall’omonima tragedia di William Shakespeare
edizione critica a cura di David Lawton
Musica di Giuseppe Verdi

Macbeth Luca Micheletti
Lady Macbeth Lidia Fridman
Banco Maharram Huseynov
Macduff Giovanni Sala
La dama di Lady Macbeth Chiara Polese
Malcolm Riccardo Rados
Il medico Luca Dall’Amico
Un domestico di Macbeth Eduardo Martínez*
Il sicario Tyler Zimmerman*
L’araldo Daniel Umbelino*
Prima apparizione Mattia Comandone/Lorenzo Battagion
Seconda apparizione Luca Degrandi/Chloe Zarrilli/Amelia Volta
Terza apparizione Jacopo Gallo/Francesco Bogino

*Artista del Regio Ensemble

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Direttore Riccardo Muti
Maestro del coro Piero Monti

Regia Chiara Muti
Scene Alessandro Camera
Costumi Ursula Patzak
Coreografia Simone Valastro
Luci Vincent Longuemare
Assistente alla regia Paolo Vettori
Assistente alle scene Andrea Gregori
Assistente ai costumi Hannah Gelesz
Direttore dell’allestimento Antonio Stallone

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino
in coproduzione con Teatro Massimo di Palermo

Foto: Mattia Gaido e Daniele Ratti cortesia del Teatro Regio