Spettacoli

Don Carlo – Teatro Municipale, Piacenza

La stagione d’Opera del Teatro Municipale di Piacenza si chiude con Don Carlo, tra i vertici assoluti del genio compositivo verdiano.

“Parlo in spagnolo con Dio, in italiano con le donne, in francese con gli uomini e in tedesco col mio cavallo” così, secondo un detto attribuitogli dalla tradizione, soleva dire Carlo V, imperatore del regno su cui non tramontava mai il sole. E proprio “Carlo il sommo imperatore”,  immortalato molte volte da Tiziano, suo ritrattista ufficiale, che ha consegnato a tutti noi la sua immagine, è al centro dell’opera verdiana fino al suo celeberrimo e spiazzante finale. Don Carlo in questa fine di anno si potrà vedere più volte: nel circuito dei teatri emiliani ma anche in quello di OperaLombardia e infine alla Scala di Milano. Non va dimenticato che anche al di là delle Alpi andrà in scena nel Principato di Monaco e tutto nello spazio di poco più di un mese. Iniziamo quindi questo interessante confronto fra diverse letture dell’opera da questa coproduzione fra il  Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, il Teatro Municipale di Piacenza, il Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia e il Teatro Galli di Rimini dove la produzione  chiuderà la sua turnée.

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Michele Pertusi, Anna Pirozzi e Teresa Romano

Lo spettacolo, pensato dal regista Joseph Franconi-Lee e dalla sua collaboratrice Daniela Zedda, è un allestimento del 2012 che purtoppo non è invecchiato bene. Un modo di fare teatro tradizionale con fondali dipinti e una aderenza pressoché totale al libretto. La scena, a cura di Alessandro Ciammarughi, risulta  piacevole e senza dubbio non infastidisce lo spettatore ma al tempo stesso non emoziona, scorrendo senza particolari momenti memorabili e qua e là cedendo a qualche ingenuità come nella scena dell’ autodafé che appare esageratamente semplicistica e quasi parrocchiale. Punto forte della produzione restano però i meravigliosi costumi di Alessandro Ciammarughi, di foggia tardo cinquecentesca, rifinitissimi, ricchi e curati nei minimi particolari. Adatte allo spettacolo le luci di Claudio Schmid, mentre i movimenti scenici della stessa Zedda a volte paiono poco a fuoco specie quando riguardano delle masse troppo esigue per quello che dovrebbe essere un Grand Opéra. 

Decisamente più esaltante risulta il versante musicale dello spettacolo, nonostante Don Carlo sia un’opera monumentale e di grande complessità esecutiva.

Sul podio il Maestro Jordi Bernàcer si rende protagonista di una prova segnata da una sostanziale correttezza di fondo. Nel corso della serata, il direttore spagnolo procede nella lettura di questa splendida partitura, qui rappresentata nella versione di Milano del 1884 in quattro atti, prediligendo ritmi spediti e dinamiche brillanti. Il dramma si dipana, così, attraverso un discorso musicale unitario e coeso, che, al netto di qualche eccesso di volume, assicura il giusto supporto alle voci in palcoscenico. Pur non ravvisando particolari guizzi interpretativi, la conduzione di Bernàcer sembra ben dialogare con i complessi dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini, pregevoli soprattutto nella sezione degli archi, mentre dagli ottoni ci si aspetterebbe un suono più maestoso e rotondo.

Notevole il livello del cast schierato in locandina.

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Don Carlo, Teatro Municipale di Piacenza; 2023.

Piero Pretti presta al personaggio di Don Carlo lo squillo di uno strumento ben appoggiato e notevole per proiezione. Si apprezza la musicalità di una linea omogenea che ben si piega, con la giusta enfasi espressiva, a rappresentare l’intima sofferenza di questo principe tormentato.

Trionfa il Filippo II di Michele Pertusi. Il basso parmigiano offre una vera e propria lezione interpretativa verdiana dove il canto si fonde nella parola scenica per dare vita ad un personaggio autentico, perfettamente sbalzato sotto tutti i punti di vista. Il canto, condotto con nobiltà d’accento e un ottimo compendio di sfumature, suona sempre morbido e preciso. Il fraseggio, cesellato in ogni singola frase, riesce a caratterizzare il personaggio attraverso alcune soluzioni interpretative di inusitata incisività drammaturgica (si veda, per tutte, durante il duetto con l’Inquisitore di terzo atto, la frase “non più frate!”, sussurrata tra i denti, significativa di un senso di rabbia trattenuta a stento). La dolente e quasi onirica esecuzione di “Ella giammai m’amò”, infine, mirabile per l’uso dei colori, vale a Pertusi una interminabile, quanto meritatissima, ovazione a scena aperta.

Ottima anche la Elisabetta di Valois di Anna Pirozzi. Il soprano mostra, in questa occasione, di saper impiegare al meglio le potenzialità di una vocalità sonora ed ampia. Si apprezzano la pienezza e la pastosità dei centri, ma anche la proiezione e la sicurezza di un registro superiore importante e voluminoso. La scrittura è scandita con il giusto abbandono lirico cui contrasta, nelle pagine di maggior drammaticità, un piglio fiero e regale. Una prova incisiva che culmina nella esecuzione da manuale dell’aria di quarto atto “Tu che le vanità” che, attraverso un suggestivo impiego dei colori, appare sospesa nel tempo ma, al tempo stesso, intrisa di dolente mestizia.

Ernesto Petti presta a Rodrigo tutta la bellezza di una vocalità generosa e squillante, esibita, specie nel registro superiore con irruenta generosità. Una interpretazione convincente che sigla il suo momento migliore nella scena della morte, affrontata con emozione e sincero abbandono.

Teresa Romano, grazie ad un mezzo scolpito e ben tornito, disegna una Eboli volitiva. Il colore ambrato della voce sottolinea egregiamente l’aspetto seduttivo del personaggio così come l’impeto con cui viene affrontato il registro superiore delinea la straripante gelosia della donna non ricambiata nel proprio amore per Carlo. Da sottolineare, l’accorata e travolgete esecuzione dell’aria “O don fatale” in terzo atto.

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Michele Pertusi

Ramaz Chikvildaze conferisce al Grande Inquisitore una linea di gran volume pur non irreprensibile nell’intonazione. La mancanza di nitidezza nella dizione fa venire meno quella torva ieraticità che dovrebbe essere la caratteristica principale di questo ruolo.

Note positive per Andrea Pellegrini che con vocalità vellutata riesce a caratterizzare il personaggio di un frate dall’accento scolpito e granitico.

Adeguata la prova di Michela Antenucci, impegnata nel duplice ruolo di Tebaldo e Una voce dal cielo.

Completa la locandina Andrea Galli, che si disimpegna con la giusta professionalità nei panni del Conte di Lerma e di un Araldo reale.

Non più che corretta la prova del Coro Lirico di Modena, a ranghi invero non troppo numerosi (come ben evidente nel concertato di finale secondo atto, dove i deputati fiamminghi si riducono a quattro), sotto la direzione del Maestro Giovanni Farina.

Lo spettacolo si conclude con grandi festeggiamenti, tributati da una sala pressoché esaurita che, anche durante l’esecuzione, ha riservato agli interpreti applausi a scena aperta al termine delle arie principali. Chiusura di stagione in grande stile, dunque, per il teatro piacentino che guarda già all’inaugurazione del prossimo cartellone con Otello, altra pietra miliare del catalogo verdiano.

Marco Faverzani | Giorgio Panigati

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Anna Pirozzi e Piero Pretti

12 novembre 2023. Produzione più volte rimandata a causa della pandemia, finalmente Don Carlo torna sui palcoscenici emiliani a riscattarsi dalla disfatta dell’autunno 2012. Inutile ripetersi sul piacevole, ma vecchio e polveroso spettacolo di Joseph Franconi-Lee [qui la recensione del 2012], coi splendidi costumi (tranne quello del protagonista) di Alessandro Ciammarughi e le luci, nettamente migliori delle precedenti, di Claudio Schmid.

La direzione di Jordi Bernàcer è piuttosto discontinua e alterna momenti di grande emozione nelle pagine grandiose, a momenti piuttosto disgiunti, scollati nelle parti più liriche, dove ogni frase sembra distaccata dalla precedente e dalla successiva. Talvolta eccede anche nel suono, mentre nella scena dell’autodafé gli interni sono troppo nascosti. Nonostante tutto l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini si prodiga in suoni molto belli e un plauso va a tutti gli ottoni.

Paolo Lardizzone, titolare del ruolo di Don Carlo a Rimini, sostituisce l’indisposto Piero Pretti all’ultimo minuto e riesce a portare a casa la pelle con grande dignità, professionalità e soprattutto generosità, nonostante non sia aiutato da una direzione che non comprende, o non vuole rallentare alcuni passaggi per agevolarlo e permettergli di fraseggiare.

Lo affianca la brava Anna Pirozzi, una Elisabetta piuttosto riuscita e ben rifinita in terzo e quarto atto, mentre nei primi due i colori, gli accenti e soprattutto i piani e pianissimi non sono del medesimo livello.

Statuario il Filippo II di Michele Pertusi, che domina il personaggio nella sua migliore interpretazione di sempre di quest’opera. Pertusi conosce alla perfezione lo stile verdiano e il suo canto fa scuola.

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Michele Pertusi e Ernesto Petti

Molto bene anche per il Rodrigo di Ernesto Petti che si sta imponendo come una delle voci baritonali più belle e interessanti del momento. Ma resta sempre avaro di fraseggio e sfumature: con i mezzi che possiede potrebbe essere uno dei migliori al mondo, invece pare accontentarsi di essere semplicemente molto bravo.

Sorprendente Teresa Romano nella parte di Eboli. Nonostante abbia frequentato il repertorio da soprano per molti anni, le sue note basse sono perfettamente omogenee, mai affondate, cantando sempre con la sua voce e il suo colore naturali. Anche l’interpretazione è ben riuscita e sa dosare una buona presenza scenica.

Ramaz Chikviladze è un grande Inquisitore soddisfacente, ma si sarebbe preferito un colore più scuro e ben differenziato da Filippo II. Meglio per il frate di Andrea Pellegrini, che gode di un buon cantabile.

Il povero Coro Lirico di Modena diretto da Giovanni Farina, qui ridotto ai minimi termini (forse non ce ne saremmo accorti in uno spettacolo moderno, ma quando si mette mano alla tradizione tutti i nodi vengono al pettine), offre una prova appena sufficiente.

William Fratti | Fabienne Winkler

DON CARLO
Opera in quattro atti
Libretto di Achille De Lauzières e Angelo Zanardini
tratto dall’omonima tragedia di Friedrich Schiller
Musica di Giuseppe Verdi

Filippo II re di Spagna Michele Pertusi
Don Carlo, infante di Spagna Piero Pretti (10) Paolo Lardizzone (12)
Elisabetta di Valois Anna Pirozzi
Rodrigo, marchese di Posa Ernesto Petti
Il grande Inquisitore Ramaz Chikviladze
Un
Tebaldo e Una voce dal cielo Michela Antenucci
La principessa Eboli Teresa Romano
Il Conte di Lerma e L’araldo reale Andrea Galli

Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini
Coro Lirico di Modena
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del coro Giovanni Farina
Regia Joseph Franconi-Lee
Regista collaboratore e movimenti scenici Daniela Zedda
Scene e costumi Alessandro Ciammarughi
Luci Claudio Schmid
Assistente ai costumi Letizia Parlanti

Foto: Cravedi