Spettacoli

Catone in Utica – Ferrara, Teatro Comunale

Antonio Vivaldi, dimenticato per circa due secoli, completamente oscurato dall’epopea del melodramma, pare che ai nostri giorni, dopo essere stato riscoperto nei primi decenni del Novecento, continui a prendersi le sue rivincite, per giunta proprio nel campo del teatro d’opera, ambito della sua produzione ancora del resto poco noto ed esplorato. Negli ultimi mesi infatti numerosi teatri italiani hanno avuto in cartellone il Tamerlano, mentre a Pisa si è allestito addirittura in forma scenica l’oratorio Juditha triumphans. Il Teatro Comunale di Ferrara, da parte sua, ha proposto un’autentica rarità, Catone in Utica, rappresentato, come il Farnace del 2021, per iniziativa del maestro Federico Maria Sardelli e del regista Marco Bellussi.

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Valeria Girardello e Arianna Venditelli

L’opera, che era stata commissionata dal Teatro dei Filarmonici, debuttò a Verona nel 1737 e, benché avesse avuto un considerevole successo, non fu in seguito replicata in nessun’altra parte d’Italia. Vivaldi avrebbe voluto rappresentarla proprio a Ferrara avvalendosi della protezione del suo mecenate, il marchese Bentivoglio, ma incontrò l’opposizione del cardinale Ruffo che gli impedì di entrare nella città estense, giudicandolo persona di dubbia moralità in quanto che non celebrava messa da anni e conviveva more uxorio con una cantante. Altra rivincita dunque che oggi il prete rosso si prende con la storia.

Catone in Utica è un libretto di Pietro Metastasio, musicato per la prima volta da Leonardo Vinci nel 1728 e divenuto assai celebre nel corso del Settecento a causa di una lunga serie di edizioni, da Hasse a Paisiello. Nell’avvicinarsi a questo testo, Vivaldi apportò innumerevoli modifiche, accorciando notevolmente i recitativi e sostituendo la gran parte delle arie con altre già composte. Tuttavia il cambiamento più significativo si registra nel finale: l’eroe eponimo infatti non soltanto non muore in scena, come nell’opera di Vinci che si era anch’egli discostato da Metastasio, ma addirittura non muore suicida e la vicenda si conclude olimpicamente, con una sorta di pacificazione tra Cesare e Catone. Si deve inoltre rilevare che l’opera ci è pervenuta incompleta, soltanto il secondo e il terzo atto, e che negli anni passati c’è stato chi ha tentato, come Jean Claude Malgoire, una ricostruzione integrale, riscrivendo i recitativi e riutilizzando le arie di altre composizioni. Sardelli opta invece per una soluzione filologica, riproponendo il dramma nelle sole parti autentiche e facendolo precedere da una sinfonia presa a prestito da un altro lavoro di Vivaldi. Si entra quindi in medias res, ma la struttura drammaturgica non ne risulta compromessa, anche se tutta l’opera in sé mostra comunque fragilità drammatiche ed è talora carente di inventiva melodica. Pur riscontrando in quantità sottigliezze ritmiche e cromatiche, i brani di maggiore impatto sono le arie di tempesta, mentre risultano più deboli i cantabili lirici e contemplativi.
Magnifica la direzione di Sardelli, con tempi vivaci ed un cesello raffinato di ogni forma. Alla guida dell’Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo, di pochi elementi, cembalo, archi, due corni e due trombe, crea costantemente un suono morbido e ricco e plasma strutture trasparenti e definite. L’intera esecuzione è attraversata da inquietudine ed energia, in una smaltata coesione tra cantanti ed orchestra.

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Valentino Buzza e Arianna Venditelli

Nel valido cast vocale eccelle Arianna Venditelli. Di grande omogeneità e sicura in ogni registro, delinea un Cesare che unisce la forza con la grazia, superbo condottiero ma anche tenero innamorato. Vigorosa ed eroica in “Se in campo armato”, esibisce agilità e vocalizzi definiti; rende con dovizia di accenti le parti di recitativo ed ha una linea flessuosa e variopinta in “Sarebbe un bel diletto”.

Valentino Buzza ben esprime la tempra appassionata di Catone, con una marcata intenzione espressiva. La voce è calda e consistente e il canto fermo e rotondo, anche se non troppo modulato. Riesce particolarmente irruento in “Dovea svenarti allora”.

Di travolgente virtuosismo l’interpretazione di Miriam Albano nel ruolo di Emilia, che ne esce come il personaggio più drammatico e complesso. Le due grandi arie di tempesta sono sbalzate in una successione di disinvolti vocalizzi e di accurate variazioni d’intensità e quindi rese, pur con qualche diseguaglianza, con grinta ed agilità.

Valeria Girardello è Marzia, con voce piena e vellutata ma un fraseggio poco articolato. Ben esprime il dissidio della figlia di Catone che ama Cesare, con toni lacerati in “Se parto, se resto” e nel duetto con il padre.

Scura e profonda Chiara Brunello come Fulvio, ha una linea nitida e morbida, anche se con alcune disomogeneità. Esegue “Degl’Elisi dal soggiorno” con veemenza e naturalezza. Molto aggraziato l’Arbace di Valeria La Grotta, nell’aria d’esordio con un’intonazione puntuale e vocalizzi eleganti.

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Miriam Albano

L’azione scenica si snoda in un serrato dialogo con il libretto e la partitura, realizzando così uno spettacolo di grande unità e coerenza. La regia di Marco Bellussi esprime ed amplifica le potenzialità drammaturgiche del testo e della musica, con gesti misurati e solenni che seguono puntualmente l’avvicendarsi degli affetti. Le scene di Matteo Paoletti Franzato ci si presentano suddivise su più livelli, con tende trasparenti che vengono tirate come sipari per dar risalto ai personaggi o dividere gli ambienti, dagli esterni oscuri e rocciosi ai piani della domus di Catone, geometrica e luminosa, che evoca una Romanità austera e idealizzata. Di raffinata eleganza i costumi di Elisa Cobello, con tagli squadrati e rigorosi, in un’armonica commistione di antico e di moderno e nel contrasto deciso tra pochi colori. La rivalità tra Cesare e Catone avviene infatti visivamente anche sul piano cromatico, in nero il dittatore e le sue guardie, in bianco e grigio il paladino della libertà e i suoi seguaci. In questo senso appare emblematico il tavolino con gli scacchi e molto efficaci le luci di Marco Cazzola, ora zenitali, ora tenebrose. Molto suggestiva la scena dei congiurati in apertura, come il notturno dell’agguato e la proiezione dell’aquila durante l’aria di Emilia.

Grande entusiasmo da parte del pubblico per questa produzione originale e preziosa. Molto applauditi tutti gli interpreti, ovazioni per Sardelli.

CATONE IN UTICA

musica di Antonio Vivaldi

su libretto di Pietro Metastasio

Catone Valentino Buzza 
Cesare Arianna Vendittelli 
Emilia Miriam Albano
Marzia Valeria Girardello 
Fulvio Chiara Brunello 
Arbace Valeria La Grotta

Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo

Direttore Federico Maria Sardelli

Regia Marco Bellussi
Scene Matteo Paoletti Franzato
Costumi Elisa Cobello
Luci Marco Cazzola
Video Creativite

Foto: Marco Caselli Nirmal – Teatro Comunale di Ferrara