Danza

Le Corsaire – Teatro alla Scala, Milano

Le_Corsaire_Milano_2023_4
Martina Arduino

Nella serata di domenica 5 marzo OperaLibera ha assistito a Le Corsaire, balletto basato sull’omonimo poema di Lord Byron (1814) e musicato da Adolphe Adam con interpolazioni di Pugni, Oldenburg, Delibes e altri. La versione andata in scena, nuova produzione del Teatro scaligero, è frutto del lavoro di adattamento di Manuel Legris delle coreografie di Marius Petipa. Poiché la gestazione di Le Corsaire è particolarmente articolata è utile ripercorrerla per sommi capi per contestualizzare il lavoro di Legris. Lo spettacolo nasce come balletto-pantomima nel 1826, ma la prima versione interamente danzata andò in scena solo nel 1856 all’Opéra di Parigi su coreografie di Joseph Mazilier, musiche di Adolphe Adam e libretto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges. Da allora si sono susseguite numerose versioni, con modifiche sia a livello drammaturgico, sia coreografico, sia musicale. Tra il 1858 e il 1863 Marius Petipa elaborò a più riprese il suo Corsaro, inserendo via via alcuni pas divenuti celebri brani di danza. Dal punto di vista musicale Petipa arricchì il Corsaro con le partiture di Oldenburg e Pugni. Rispettivamente nel 1867 e nel 1868, Mazilier a Parigi e Petipa a San Pietroburgo tornarono sul balletto, modificandolo nuovamente; alla versione di Petipa del 1868, che ebbe straordinario successo, ne seguirono altre due fino ad arrivare a quella che oggi si ritiene definitiva. Nel XX secolo Le Corsaire venne sfrondato di molte delle creazioni di Petipa in nome di una pretesa modernità, ma alcuni pas, tecnicamente molto complessi (celebre quello interpretato da Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev), consentirono al balletto di attraversare, pur nelle sue diverse varianti, il XX secolo.

Le_Corsaire_Milano_2023_2
Gaia Andreani

Per quanto riguarda il Teatro meneghino, esso vide due pantomime nel primo Ottocento, una versione interamente danzata nel 1857 (di Domenico Ronzani), per poi attendere fino al 2018 prima che Le Corsaire, questa volta coreografato da Anne-Marie Holms, ricalcasse il palco scaligero. È questo il passaggio di testimone raccolto da Manuel Legris, che pur lavorando sulla versione di Petipa, oggi considerata quella matrice, ha inserito alcune variazioni del tutto nuove, come la riuscita danza delle tre odalische.

Il balletto, in tre atti, un prologo e un epilogo, narra le avventurose vicende di pirati, schiave e pascià e degli amanti Medora e Conrad che tra rapimenti e tempeste coronano il loro amore. 

Le_Corsaire_Milano_2023_3
Edoardo Caporaletti, Maria Celeste Losa e Marco Agostino

Lo spettacolo è gustoso e divertente, ricchissimo di personaggi e colori, sostenuto da una musica di facile ascolto e incalzante, eseguita dalla sempre ottima Orchestra del Teatro alla Scala, ben diretta dal maestro Valery Ovsyanikov. Le scene vedono l’alternarsi sapiente di pantomime, che aiutano a seguire la narrazione, abbastanza articolata, a momenti di pura danza come prevede la tipologia del ballet d’action, consentendo agli interpreti di esprimere tutte le loro abilità tecniche ed espressive. Bellissime soprattutto le danze di carattere dove spiccano, nel pas des forbans, Claudio Coviello (Birbanto) e Antonella Albano (Zulmea). Romantico e passionale il celebre pas de deux di Medora, interpretata da una dolcissima Martina Arduino e Conrad, un carismatico Nicola Del Freo. Diverse occasioni per dimostrare tutta la sua bravura ha avuto Maria Celeste Losa, un’accattivante ed espressiva Gulnare. Non ultimo Lankedem a cui Marco Agostino conferisce il giusto carattere del brigante, completando un terzetto di danzatori particolarmente apprezzato. Eccezionale come sempre il Corpo di ballo del Teatro alla Scala qui rinfoltito dalla partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala.

Il balletto seduce anche grazie ai sontuosi costumi e le ricche scene di Luisa Spinatelli, benché lo sfondo del Jardin animé a nostro giudizio non sia al pari delle altre scenografie, mentre davvero emozionante è il naufragio finale.

Foto: Brescia Amisano Teatro alla Scala