La Cenerentola

La Cenerentola, di Gioachino Rossini, è il secondo titolo in cartellone per la stagione lirica del Carlo Felice di Genova.

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Antonino Siragusa

“Quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce.” Scriveva Gustave Flaubert, e questo senso concreto ed antifavolistico era ugualmente condiviso dal grande maestro pesarese che, come correttamente riportato nel libretto di sala, esprimeva i suoi pensieri illuministici in una lettera del 1853. Il compositore riteneva infatti fosse meglio “rientrare nei limiti del naturale, anziché inoltrarsi nel mondo delle stravaganze e delle diavolerie di cui dicono i filosofi moderni di aver tanto faticato per liberare la troppo credula umanità”. E allora per compensare questa fiaba borghese e naturale e tornare sui toni del sogno cosa c’è di più adatto della adorabile fantasia di Lele Luzzati? Il grande illustratore aveva firmato, nel 1978, uno splendido e storico allestimento che oggi i registi Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi decidono di citare e celebrare. Uno spettacolo costruito con tante proiezioni che rimandano allo stile di Luzzati e ai suoi molteplici personaggi. Pochi gli elementi di scena posti per lo più in una ambientazione silvestre, forse perchè siamo a Genova, la città dove secondo Luzzati “si entra dai tetti delle case e si esce giù per le strade ripide, labirintica come un bosco, è la mia migliore musa.” Un omaggio sentito che esprime il suo meglio negli stupendi e ricchissimi costumi, preziosi e pieni di dettagli, che riempiono da soli il palco, messo sempre in risalto dalle belle luci di Luciano Novelli.

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Carlotta Vichi e Marco Filippo Romano

Di ottimo livello il versante musicale dello spettacolo, composto, in gran parte di rossiniani doc.
Hongni Wu è chiamata ad interpretare il ruolo di Angelina, ovvero La Cenerentola del titolo. Il mezzosoprano cinese possiede un mezzo non particolarmente voluminoso ma ben educato e dal bel colore chiaro. Adeguato il controllo del canto di agilità; la sua vocalità trova nei centri il proprio punto di forza, mentre in acuto si avverte, talvolta, qualche suono leggermente metallico. L’interprete, ad onta di una presenza scenica aggraziata, è corretta e pertinente, ma l’accento non va oltre una sostanziale genericità di tradizione.

Al suo fianco Antonino Siragusa ripropone il suo consolidato Don Ramiro. La pluriennale frequentazione con il repertorio rossiniano, si traduce in una linea vocale luminosa che sa trovare, e mantenere, il perfetto equilibrio tra la morbidezza dei passi di sognante abbandono (come il duetto e l’aria) e la giusta souplesse nel canto di agilità (su tutti la cabaletta della sua grande scena di secondo atto). Se ottimo è l’esecutore, altrettanto incisivo è l’interprete che, con nobiltà e varietà d’accento, sa tratteggiare un principe innamorato e giusto.

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Hongni Wu, Carlotta Vichi e Giorgia Rotolo

Marco Filippo Romano è un Don Magnifico sensazionale. La vocalità, robusta e di buon volume, è rigogliosa ed avvolgente. Il baritono domina la parte con uno strabiliante controllo della linea e mostra una duttilità totale nel piegare la voce alle esigenze della partitura. Il canto di agilità, poi, è dominato con precisione tale da non far minimamente avvertire la micidiale difficoltà insita nei numerosi sillabati nella parte (su tutti la prima aria di secondo atto). E poi c’è l’interprete, istrione e trascinante, che con un fraseggio che definire sfumato sarebbe riduttivo, vive letteralmente la parte. È un vero piacere vedere come tra l’artista e il pubblico venga a crearsi una intesa speciale sin dal suo primo apparire in scena, una capacità che solo i grandi sanno avere. Bravo, anzi arci bravo!

Altro plauso incondizionato per il Roberto De Candia, un Dandini sempre raffinato ed umano. Anche per De Candia si coglie la totale padronanza stilistica che si traduce in una vocalità compatta ed omogenea, priva di forzature, sempre morbida e pulita. La parte viene cantata con gusto ed ironia, rifuggendo facili gigionerie da tradizione. Altrettanto riuscito l’interprete che, grazie ad una meticolosa, quanto sapiente, cura dell’accentro, brilla per compostezza e raffinatezza. Impagabile l’affiatamento scenico e vocale con Marco Filippo Romano che raggiunge il proprio apice nel duetto di secondo atto “Un segreto d’importanza” dove le vocalità dei due artisti si fondono in una simbiosi perfetta sotto ogni punto di vista e scatenando, così, il giusto entusiasmo del pubblico in sala.

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Marco Filippo Romano e Roberto de Candia

Pregevole è, poi, Gabriele Sagona che con un mezzo dal bel colore vellutato, veste i panni del saggio Alidoro. Un buon controllo del canto sul fiato, unitamente allo squillo del registro superiore, consentono di affrontare con una certa facilità l’impervia (ma bellissima) aria di primo atto “Là dal ciel”. Autorevole la presenza scenica.

Ben affiatate, vocalmente e scenicamente, le sorellastre di Cenerentola. Carlotta Vichi, Tisbe, spicca per la bellezza di un mezzo sempre musicale e dall’ottima intonazione. Giorgia Rotolo, Clorinda, si apprezza per la limpidezza e compattezza della linea. Entrambe, poi, sanno essere scenicamente impagabili per verve comica, naturalezza e totale immedesimazione nei rispettivi ruoli di queste due pestifere opportuniste.

Sul podio, il Maestro Riccardo Minasi offre una lettura particolarmente ispirata e per nulla scontata del capolavoro rossiniano. Il direttore mette ben in evidenza l’atmosfera leggera di questo componimento giocoso ma riesce a far scaturire, con una certa efficacia, anche i tanti altri aspetti che ne compongono la drammaturgia e, su tutti, la critica, più o meno velata, alla società, anzi all’aristocrazia dell’epoca. Ed ecco, dunque, che da questo racconto emergono con chiarezza la grettezza del patrigno e delle sorellastre, ma anche la misericordiosa benevolenza di Alidoro, la purezza d’animo di Don Ramino, l’umanità di Dandini e il candore della protagonista. Un affresco sonoro dove di intrecciano sonorità brillanti, ritmi sostenuti (ma non pedanti), dinamiche di stampo quasi sinfonico, specialmente evidenti nei concertati.

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Hongni Wu e Gabriele Sagona

In gran spolvero l’Orchestra del Teatro Carlo Felice che con la giusta compattezza e politezza sonora, asseconda la lettura di Minasi ponendo particolare cura nel delineare, con grande efficacia, la brillantezza e l’incisività delle dinamiche previste dall’autore.

Di rilievo, inoltre, la prova di Sirio Restani, Maestro ai recitativi, la cui interpretazione brilla per estro e virtuosismo.

Gli interventi del Coro del Teatro Carlo Felice, qui presente nella sua sola compagine maschile e diretto dal Maestro Claudio Marino Moretti, si attestano nell’alveo della sostanziale correttezza.

Allo spettacolo arride un successo vivissimo con ripetute acclamazioni per tutti gli interpreti. La fiaba di Cenerentola ha conquistato il pubblico che, finalmente, è tornato copioso in sala! Lo spettacolo è in cartellone sino al quattro dicembre.

LA CENERENTOLA
Dramma giocoso in due attiLibretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini

Don Magnifico Marco Filippo Romano
Cenerentola Hongni Wu
Dandini Roberto de Candia
Ramiro Antonino Siragusa
Tisbe Carlotta Vichi
Clorinda Giorgia Rotolo
Alidoro Gabriele Sagona

Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova
Direttore Riccardo Minasi
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Maestro ai recitativi Sirio Restani
Regia Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi
Scene e costumi ispirati all’allestimento di Emanuele Luzzati del 1978 a cura della Direzione degli allestimenti scenici
Luci Luciano Novelli
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

FOTO: Marcello Orselli