Fedora

Alla Scala di Milano torna, dopo diciotto anni, Fedora il capolavoro verista di Umberto Giordano.

“L’arte, come la concepisco io, è refrattaria alla psicoanalisi: evoca il mistero senza quale il mondo non esisterebbe, ossia il mistero che non si deve confondere con una sorta di problema”. Questa riflessione di René Magritte può ben spiegare perché Mario Martone abbia letteralmente rubato il mondo surrealista del pittore belga per la sua messa in scena. 

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Sonya Yoncheva e Roberto Alagna

Fedora è un’opera costruita, basandosi su quanto già scritto da Victorien Sardou, su amore e morte e destini che si incrociano in strade misteriose che sfiorano la grande Storia, restando però rasenti all’incomprensibile casualità della vita. Un mistero sempre presente nei quadri di René Magritte, un mondo artistico che compare sul palco fin dal primo atto con i classici uomini in nero, visti in tanti quadri come il famoso “Il figlio dell’uomo”. Ma è nel secondo atto che letteralmente entriamo in un’opera del pittore, nella stupenda tela  “L’empire des lumières”, in quella piccola casa bianca nel bosco che si materializza sul palco. Qui compaiono anche gli iconici “Amanti” dell’omonima tela: due innamorati che si baciano coperti da un velo bianco. La loro identità misteriosa si sposa metaforicamente con Fedora e Loris, protagonisti dell’opera, che si nascondono reciprocamente il passato, pur amandosi. Uno spettacolo ben riuscito, che affianca alla mano sapiente del sempre bravo Mario Martone, le scene della storica collaboratrice Margherita Palli, i costumi contemporanei di Ursula Patzak e le luci sempre perfette di Pasquale Mar

A tirare le fila del versante musicale è chiamato il Maestro Marco Armilliato che si rende protagonista di una prova di gran livello. Nella sua concertazione si percepisce, prima di tutto, quella costante tensione emotiva che pervade questa spy story musicata da Umberto Giordano. Armiliato, tuttavia, riesce a scavare anche sotto la superficie e a sbalzare tutte le dinamiche e i contrasti sonori presenti nelle diverse scene: dai cupi e sinistri bagliori di morte di primo atto, alle vaporose effervescenze dei valzer dell’atto parigino, sino alla fanciullesca delicatezza delle prime scene di terzo atto, cui segue il drammatico confronto tra gli amanti nel finale. Una lettura che sa ricercare preziose lamine di suono per sostenere le pagine a carattere romantico e sentimentale, in contrasto con le violente e magmatiche sonorità che accompagnano, al contrario,le scene dove il dramma trova il proprio apice. L’esecuzione dell’Intermezzo di secondo atto, poi, è un vero e proprio capolavoro per raffinatezza, ricchezza di colori e sensibilità interpretativa. 

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Sonya Yoncheva e Fabio Sartori

Le indicazioni di Armiliato trovano perfetta rispondenza nei complessi dell’Orchestra del Teatro alla Scala che qui appare in una forma a dir poco smagliante. Le diverse sezioni si fondono in un tappeto sonoro unitario variopinto e sfumato che si mostra ideale per sostenere e valorizzare le voci degli interpreti presenti sul palcoscenico.

Sonya Yoncheva dona al personaggio di Fedora la sontuosità di un mezzo dal colore ambrato e il fascino di una presenza scenica statuaria. Il soprano bulgaro sfoggia una linea vocale corposa, ben tornita nei centri e vibrante soprattutto nel primo registro acuto. Le frequenti incursioni nei gravi, che in alcuni casi sembrano sconfinare quasi nel parlato, sono poi affrontate con naturalezza, rifuggendo forzature o artifici per gonfiare oltre modo la voce.  Il soprano colpisce, inoltre, per la cura nel porgere la frase, attraverso un fraseggio sempre partecipe e ben rifinito. Cogliamo dunque le diverse anime di Fedora: da donna disperata e assetata di vendetta ad amante appassionata che arriva togliersi la vita per sfuggire alle proprie colpe nei confronti di Loris e della sua famiglia. Si diceva, poi, della presenza scenica della Yoncheva, che incede elegante ed imperiosa sin dal suo ingresso in primo atto, risulta sempre sensuale anche quando trattiene a stento la rabbia per il presunto assassino del suo Vladimiro, ma rivela anche un animo tenero, quasi materno, nell’atto conclusivo.

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Sonya Yoncheva

Grande era l’attesa per il ritorno di Roberto Alagna, assente dalle scene scaligere dal 2006. Il tenore Italo-francese colpisce sin dalle sue prime battute per il calore di un mezzo che potremmo definire solare ed avvolgente. La linea ha perso inevitabilmente un po’ di freschezza ed elasticità (il naturale trascorrere del tempo), ma non si rimane di certo indifferenti dinanzi  ad un canto tanto appassionato, un afflato lirico traboccante di malinconico struggimento. E se l’esecuzione di “Amor ti vieta” tradisce una certa, comprensibile, emozione, il racconto che Loris fa a Fedora circa le circostanze che hanno portato all’assassinio di Vladimiro, è pervaso da una tensione narrativa di grande suggestione. Anche il registro acuto, sempre generoso ed ampio, è divenuto meno spavaldo, ma si carica di indubbia forza espressiva. Alagna è anche, e soprattutto, grande interprete e segna con una zampata da vero artista ogni singola frase del testo di Colautti caricandola di grande intensità espressiva. Meritatissima dunque la lunga ovazione che accoglie il tenore al termine della rappresentazione, giusto tributo ad una prova di gran livello. 

A Roberto Alagna si è alternato, nel ruolo di Loris, Fabio Sartori. Il tenore, in un notevole stato di grazia vocale, offre al pubblico una prova eccellente. La voce è potente, ma anche ricca di colori e virtuosismi tecnici e le singole parole, mai sprecate, sono impreziosite da una struggente vena malinconica. Splendida l’esecuzione di “Amor ti vieta” accolta da un caloroso applauso a scena aperta. Anche l’aria “Mia madre, la mia vecchia madre” diventa un racconto poetico e trascinante colorato dalla splendida voce dell’artista. Una prova da ricordare. 

La Contessa Olga Sukarev ha la voce e le fattezze di Serena Gamberoni alla quale riconosciamo la bellezza di un timbro cristallino e il colore, squisitamente lirico, di una linea sempre musicale. Il mezzo, pur non caratterizzato da ampio volume, si destreggia con grazia tanto nel valzer di secondo atto quanto nell’”aria della bicicletta” del quadro successivo. Un plauso incondizionato, inoltre, alla splendida silhouette sfoggiata dal soprano durante la festa di secondo atto, tanto affusolata da far invidia ad una modella professionista.

Buono il De Siriex impersonato da George Petean, dalla linea vocale morbida e ben impostata. Con grande duttilità il baritono riesce a passare dalle atmosfere leggere della festa parigina, alla compattezza quasi regale del diplomatico – fidato confidente di Fedora – sino alla drammaticità con cui rievoca la triste sorte dei familiari di Loris dinanzi agli occhi sbigottiti della principessa. 

Bene ha fatto la musicalissima Caterina Piva nel ruolo di Dimitri. 

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Serena Gamberoni e George Petean

Note di merito per lo squillante Desiré di Gregory Bonfatti, il sonoro Rouvel dell’ inossidabile Carlo Bosi e l’incisivo ed accorato Cirillo di Andrea Pellegrini

Altrettanto efficaci e puntuali, sotto il profilo vocale ed interpretativo, sono Gianfranco Montresor e Romano dal Zovo, rispettivamente Boroff e Gretch.

Puntuali ed affidabili sono, poi, Costantino Finucci, Lorek, Devis Longo, Nicola, Michele Mauro, Sergio e Ratmin Ghazavi, Michele. 

Completa la locandina la giovane Rebecca Calobrisi,dal Coro delle Voci Bianche del Teatro alla Scala, nei panni di un convincente piccolo Savoiardo.

Pregevole l’apporto, pur decisamente sacrificato, del Coro del Teatro alla Scala guidato con perizia dal Maestro Alberto Malazzi.  

Successo al termine per tutta la compagnia, in entrambe le recite viste, con particolare entusiasmo per il Direttore e i protagonisti.

FEDORA
Melodramma in tre atti
Libretto di Arturo Colautti
Musica di Umberto Giordano

Fedora Sonya Yoncheva
La Contessa Olga Sukarev Serena Gamberoni
Loris Ipanov Roberto Alagna (15.10) Fabio Sartori (27.10)
De Siriex George Petean
Dimitri Caterina Piva
Un piccolo Savoiardo Rebecca Calobrisi
Desiré Gregory Bonfatti
Rouvel Carlo Bosi
Cirillo Andrea Pellegrini
Boroff Gianfranco Montresor
Gretch Romano Dal Zovo
Loreck Costantino Finucci
Nicola Devis Longo
Sergio Michele Mauro
Michele Ramtin Ghazavi

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Marco Armiliato
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Mario Martone
Scene Margherita Palli
Costumi Ursula Patzak
Luci Pasquale Mari
Coreografia Daniela Schiavone

Foto: Brescia/Amisano – Teatro alla Scala