Don Giovanni

(Pavia 9.10.2022) Pavia ha accolto nel fine settimana tra il 7 e il 9 ottobre la produzione Opera Lombardia del Don Giovanni di Mozart. Ripresa di uno spettacolo del 2002, firmato da Mario Martone per il Teatro San Carlo di Napoli, si tratta di un’edizione tradizionale, con dei bei costumi d’epoca, disegnati da Sergio Tramonti, autore anche della scena, protesa verso il pubblico, grazie a una passerella che fiancheggia da ambo i lati la buca d’orchestra.  La regia, ripresa da Raffaele Di Florio, ha la possibilità di muoversi così su uno spazio ampio, diversificando entrate e uscite dei personaggi anche dagli ingressi di platea e usufruendo talvolta dei palchetti come fossero balconi. Una doverosa menzione va anche alle equilibrate e gradevoli luci di Pasquale Mari. In definitiva, un allestimento che regge ancora molto bene i suoi vent’anni. Veniamo quindi alla parte musicale, con riferimento alla recita di domenica. La direzione del giovanissimo Riccardo Bisatti, alla guida dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, è in generale apparsa molto buona. Sicurissimo nei recitativi accompagnati e nel servizio alle voci, riesce a trovare talvolta delle atmosfere di particolare effetto, ad esempio nell’introduzione dell’aria di Donna Elvira “Mi tradì quell’alma ingrata” o nel tappeto sonoro della prima aria di Don Ottavio “Dalla sua pace”. Il ventiduenne direttore novarese ha tutte le carte in regola per far crescere le sue prossime interpretazioni di quest’opera, forse razionalizzando il gesto, diversificando maggiormente i contrasti dinamici e prendendo qualche respiro in più, ad esempio nella scena in cui la statua del Commendatore si presenta a cena a casa di Don Giovanni, parsa un po’ troppo serrata. Bene anche l’accompagnamento nei recitativi secchi di Hana Lee al fortepiano. 

In ordine di apparizione vocale, il Leporello di Adolfo Corrado è stato, a modesto parere di chi scrive, l’elemento di punta del cast. Basso buffo nato, ha risolto tutto in modo eccellente, fra l’altro con voce molto sonora e a suo agio tanto nelle frasi concitate quanto nelle parti più liriche, ad esempio la seconda parte dell’aria del catalogo. La Donna Anna di Elisa Verzier ha confezionato una prestazione in crescendo. Vocalmente lo strumento è buono, talvolta con un vibrato leggermente eccessivo nelle note acute, risultate un po’ sfocate in “Or sai chi l’onor”. Decisamente meglio nel rondò del secondo atto, dove ha regalato nella seconda strofa un legato in pianissimo encomiabile e delle agilità sicurissime. Guido Dazzini appartiene alla schiera dei Don Giovanni baritoni. L’interprete è scenicamente molto abile e a suo agio nella grande varietà di “stili” vocali in cui Mozart richiede di cimentarsi. Al riguardo è più convincente nelle scene con canto spianato rispetto alle parti brillanti quali l’aria “Fin ch’han dal vino”. Particolarmente riusciti la serenata “Deh vieni alla finestra” e il duetto “Là ci darem la mano”, dove il cantante ha lasciato percepire anche una certa sensualità nel porgere la frase.  Del Commendatore di Pietro Toscano poco si può dire, sia per la brevità della parte, sia perché nelle scene del secondo atto viene collocato in posa fissa in cima alla tribuna, in fondo al palco, lontanissimo dal proscenio, e giocoforza scarsamente udibile.

Il Don Ottavio di Didier Pieri, dal bel timbro giovanile, ha risolto bene le due arie. In “Dalla sua pace”, inusualmente collocata dopo il duetto iniziale con Donna Anna, si è evidenziata qualche asprezza nel fraseggio. Molto più a suo agio nell’aria del secondo atto “Il mio tesoro intanto”, con le agilità a fuoco e buonissima omogeneità tra i registri.  Marianna Mappa nelle vesti di Donna Elvira, è un potente soprano dal registro centrale solidissimo, mentre le incursioni acute della parte, che pure destreggia, abusano un po’ di vibrato e non sono sempre controllatissime. Ottima l’interpretazione del personaggio, di cui tratteggia con efficacia il conflitto interiore.  Infine la coppia di contadini sposi. La Zerlina di Gesua Gallifoco affronta la scrittura centrale della parte con un’ottima prova attoriale. Certamente lo strumento vocale è ancora da perfezionare e ampliare vista la giovane età, ma la prova delle arie, specialmente “Vedrai carino”, lascia ben presagire. Ben strutturato il Masetto di Francesco Samuele Venuti, dalla voce abbastanza corposa. Corretto nell’aria “Ho capito” e ben calato nelle scene di insieme e nei recitativi.Al termine vivissimi applausi in un Fraschini sold out.

Emiliano Mazza

Cremona 21.10.2022

Don Giovanni, l’immortale seduttore mozartiano sbarca al Teatro Ponchielli di Cremona. 

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Guido Dazzini e Chiara Serangeli

Il Don Giovanni del regista Mario Martone ha venti anni esatti, nasce nel 2002 quando debutta al San Carlo di Napoli, ed è uno spettacolo che è invecchiato bene e ancora oggi conserva la sua forza e la sua originalità. Un allestimento, ripreso qui da Raffaele Di Florio, che è, citiamo le parole di Martone, “Un’apparizione improvvisa, generata da chissà quale gorgo psichico, qualcosa tra il teatro elisabettiano, una arena spagnola, degli scranni di tribunale”. Il sipario si apre su una grande struttura a gradoni (scene di Sergio Tramonti) un tribunale, o un teatro anatomico, o una sorta di recinto che a tratti ci ha anche ricordato il dipinto di Pietro Longhi  “Il rinoceronte”. Don Giovanni e tutti i protagonisti si muovono nel ristretto spazio del proscenio, costantemente osservati da una folta folla seduta su questa grande struttura. Ma tutto lo spazio teatrale è ampiamente sfruttato: spesso i cantanti irrompono nella sala e possono anche sfruttare una passerella appositamente predisposta. Lo spettacolo è arricchito dalle luci, particolarmente ispirate ed efficaci di Pasquale Mari e dai bellissimi costumi settecenteschi di Sergio Tramonti. Essenziali per la riuscita dello spettacolo i numerosi e bravi attori che compaiono in scena assieme ai protagonisti, ora folla festante ora immobili osservatori di ciò che avviene sul palco. In questo numeroso gruppo di capaci attori e mimi segnaliamo in particolare la brava Chiara Serangeli, che compare in più scene come vittima del diabolico seduttore, una prova, la sua, di vera eleganza attoriale. 

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Gesua Gallifoco

Se lo spettacolo, come dicevamo,  ha traguardato oramai le venti primavere dal suo debutto, la compagnia di canto annovera interpreti selezionati tra i finalisti della 73.ma edizione del Concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici, la cui finale ha avuto luogo nella meravigliosa cornice del Teatro Sociale di Como nel mese di febbraio scorso.

Un cast ben assortito, dove spiccano giovani promesse che, se sapranno coltivare le proprie qualità canore ed interpretative, potrebbero riservarci nel tempo più di una sorpresa.

A partire dal protagonista, qui interpretato da Guido Dazzini. Il baritono, classe 1994, affronta il ruolo di Don Giovanni con la baldanza e la spavalderia che sono proprie della sua giovane età. La voce presenta un timbro chiaro e una linea musicale che si piega con duttilità alle esigenze della parte. Questo libertino, attraverso un fraseggio che denota un certo scavo nel testo del libretto, viene caratterizzato con eleganza e signorilità, tanto da risultare sempre ammiccante e seducente senza mai scadere in eccessi. 

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Adolfo Corrado e Marianna Mappa

Ottima impressione desta Adolfo Corrado che viene chiamato a vestire i panni di Leporello, il fido servitore di Don Giovanni. Il cantante è in possesso di una vocalità ampia per cavata e volume, dal suggestivo colore notturno, ben tornita nei centri, che suonano pieni e rotondi, e vibrante in acuto. Rileva, inoltre, l’ottima verve interpretativa del basso che riesce così a dare vita ad un personaggio variopinto e sfaccettato. Buona anche la presenza scenica, ben partecipata senza ricercare soluzioni inutilmente grottesche. Un artista da tenere d’occhio, premiato giustamente dal calore del pubblico nella ribalta finale. 

Suscita interesse anche la prova di Elisa Verzier che affronta il ruolo di Donna Anna con un timbro luminoso e un registro acuto dotato di buona proiezione. La cura nell’accento e la regalità nel portamento sulla scena contribuiscono a creare una nobildonna  vittima delle proprie inquietudini sentimentali e tormentata dal desiderio di vendetta verso l’assassino del padre.

Ben tratteggiata è poi la Donna Elvira di Marianna Mappa, in possesso di una linea che brilla per limpidezza e ricchezza di armonici. Un mezzo sontuoso, con il quale l’artista affronta le numerose difficoltà della parte (in primis le due arie) uscendone vittoriosa. Un plauso alla capacità di fraseggiare con impeto ed incisività dando vita ad un personaggio sempre coerente in tutte le sue sfaccettature drammaturgiche.

Non è certo un debuttante il tenore Didier Pieri, il cui mezzo, di sicuro interesse per limpidezza e morbidezza, consente di disegnare un Don Ottavio di grande raffinatezza ed eleganza. Pregevole l’esecuzione di entrambe le sue arie, con particolare menzione de “Dalla sua pace”, affrontata a mezza voce e con grande trasporto. Con fraseggio partecipe e ben sfumato, questo Don Ottavio riesce ad essere un amante accorato e premuroso, lontano dal cliché del nobile esangue legato a certa tradizione esecutiva ed interpretativa. 

Pregevole la prova di Gesua Gallifoco, dalla linea aggraziata e delicata, cui va il merito di affrontare il personaggio di Zerlina con dolcezza senza risultare mai leziosa. Particolarmente godibili, per morbidezza e musicalità, le due arie che l’autore riserva alla giovane sposina. Spigliata e briosa la presenza scenica.

La coppia dei giovani amanti si completa con il Masetto di Francesco Samuele Venuti che, con un mezzo apprezzabile per timbro e colore, affronta con sicurezza la parte risultando efficace anche sotto il profilo interpretativo e scenico.

Il ruolo del Commendatore è affidato a Pietro Toscano che, ad onta di una linea dal bel colore e dalla buona musicalità, difetta forse di quella drammaticità e potenza che dovrebbe rendere questo personaggio, vero fulcro drammatico della vicenda, tanto cupo e terribile.

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Pietro Toscano

Sul podio il giovane, e non poteva essere diversamente, Maestro Riccardo Bisatti, cui va il merito di offrire una lettura unitaria del grande capolavoro mozartiano. Tempi serrati si alternano ad altri più distesi, ritmi brillanti lasciano spazio alle atmosfere drammatiche e sinistre, come nella scena della cena finale, particolarmente ispirata in questa esecuzione. Bisatti guida, con gesto sicuro e preciso, la compagine dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano che, con omogeneità e compattezza, contribuisce a ricreare al meglio le diverse situazioni drammaturgiche con adeguata pertinenza stilistica. 

Una menzione d’onore per la prova di Hana Lee, Maestro al fortepiano, della quale si apprezzano la perizia esecutiva unitamente all’estro interpretativo.

Di buon livello gli interventi del Coro OperaLombardia, guidato con solidità dal Maestro Diego Maccagnola.

Al termine dello spettacolo il pubblico che esauriva la bellissima sala del Teatro Ponchielli, tributa a tutto il cast e direttore un successo incondizionato con una maggior punta di entusiasmo, come già ricordato, per Adolfo Corrado. 

Alla fine della rappresentazione, abbiamo visto tanti giovani che con visibile soddisfazione per lo spettacolo cui avevano assistito guadagnavano l’uscita: Don Giovanni, con la sua arte seduttiva, ha colpito nel segno anche questa volta! 

Marco Faverzani | Giorgio Panigati

Don Giovanni ossia il dissoluto punito.

Dramma giocoso in due atti.
Musica di WOLFGANG AMADEUS MOZART
Libretto di Lorenzo Da Ponte

Don Giovanni Guido Dazzini
Don Ottavio Didier Pieri
Commendatore Pietro Toscano
Donna Elvira Marianna Mappa
Donna Anna Elisa Verzier
Leporello Adolfo Corrado
Masetto Francesco Samuele Venuti
Zerlina Gesua Gallifoco

Direttore Riccardo Bisatti
Regia Mario Martone
Ripresa da Raffaele Di Florio
Scene e Costumi Sergio Tramonti
Luci Pasquale Mari
Coreografa Anna Redi
Maestro del coro Diego Maccagnola 

Maestro al fortepiano Hana Lee
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia

Allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli

Coproduzione Teatri di OperaLombardia, Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

FOTO: Alessia Santambrogio