Lohengrin

Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Comunale di Bologna. 

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Martina Welschenbach e Vincent-Wolfsteiner

Un titolo importante per Bologna ed il suo teatro, Lohengrin doveva tornare sul palco del Comunale nel 2021 per celebrare i 150 anni dal suo debutto in Italia, oltretutto come prima opera di Wagner in assoluto ad essere rappresentata nel nostro paese. Con un anno di ritardo, finalmente, possiamo assistere all’arrivo del cavaliere del cigno, slittato a causa della pandemia, e progressivamente, vedere tutte le cinque opere del compositore tedesco che ebbero la loro prima nazionale al TCBO. Un progetto già avviato dal sovrintendente Fulvio Macciardi nel 2020 con il Tristan und Isolde e che ora proseguirà con Der fliegende Holländer per l’inaugurazione della Stagione 2023. 

La produzione in scena è curata per la regia, scene, luci e video da Luigi De Angelis (Fanny & Alexander) che si è ispirato al volume “Il processo in musica nel Lohengrin di Richard Wagner” di Alberto Tedoldi, in cui il tema processuale è perno della vicenda. Ci ritroviamo così, nel primo atto, in un tribunale appunto, che ricorda quello visto nelle foto del processo di Norimberga. Una scena onestamente poco felice da vedere, per nulla accattivante dove regna per altro una certa staticità che non viene certo alleggerita dalla  proiezione di un cigno che pare arrivare direttamente da National Geographic. Nel secondo e terzo atto la situazione non muta molto e non abbiamo ravvisato momenti visivamente esaltanti. Al tema del processo si alterna, in alcuni momenti, la rappresentazione di un Wagner che ammira la propria opera in scena (interpretato dal bravo Andrea Argentieri). Una idea di fondo slegata, il cui senso è poco intellegibile e con una scelta estetica a nostro avviso poco felice, non migliorata neppure dai costumi di Chiara Lagani, che sceglie per i protagonisti improbabili vesti bianchissime contornate da luci led. 

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Martina Welschenbach

Se il versante visivo dello spettacolo non ci ha minimamente convinto migliore è stato il versante musicale, a partire dal Maestro Asher Fish, che nel corso della sua carriera ha già incontrato il sommo compositore teutonico in svariate occasioni. Fish offre una lettura di questo capolavoro, sospeso tra favola e mito, lucida e sbalzata soprattutto nella propria tensione narrativa. Gli echi del grand-Opéra, di stampo soprattutto francese, si odono appena, mentre maggiore enfasi è riposta nella ricerca dell’essenzialità del dramma, qui prediletto nella sua dimensione più intima e umana. Si coglie dunque un lavoro analitico sulle sonorità delle sezioni orchestrali che riescono così ad accentuare con maggiore suggestione le numerose dinamiche presenti in partitura. La scelta dei tempi appare, inoltre, molto equilibrata nel contrasto tra la solennità delle scene corali e il raccoglimento delle situazioni più intime.

Ad una lettura tanto pregevole risponde ottimamente l’Orchestra del Teatro Comunale, nella quale si ravvisa una grande coesione nonché una costante precisione nel dare vita alle indicazioni dell’autore.

Il ruolo di Lohengrin può risultare particolarmente ingrato per le numerose insidie presenti nella scrittura; Vincent Wolfsteiner offre una prova che non si discosta di molto da una sostanziale correttezza. La line vocale mostra un timbro e un colore piuttosto anonimi e difetta di quella suggestione che dovrebbe caratterizzare questo eroe. Discreta la tenuta vocale, ma durante la serata si avvertono, soprattutto nel meraviglioso monologo finale, alcuni segni di stanchezza proprio là dove dovrebbe trionfare l’eroe salvifico. L’interprete, poi, appare piuttosto generico e, poco valorizzato forse anche dai costumi, non particolarmente coinvolto.

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Martina Welschenbach

Note ben più liete provengono, al contrario, da Martina Welschenbach che, in possesso di un mezzo dal bel colore lirico, offre una interpretazione del personaggio di Elsa di Brabante piuttosto coinvolgente. La linea vocale appare piuttosto omogenea, capace di delicate sfumature e ben proiettata in acuto. La figura minuta ed aggraziata del soprano valorizzano una presenza scenica tenera e dolente, specialmente nel finale.

Autentica trionfatrice della serata è Ricarda Merbeth che, con vocalità possente e ben equilibrata, giganteggia come Ortrud. Il soprano esibisce un mezzo dotato di grande musicalità che si muove, duttile e sinuoso, tra le righe del pentagramma. L’interprete, poi, appare di prim’ordine grazie ad una notevole cura del fraseggio, sempre sfumato e variegato, e dell’accento, opportunamente caricato della giusta espressività. Esempio preclaro di quanto appena detto è la scena dell’invocazione agli dei pagani in apertura secondo atto dove Merbeth si lancia senza rete in una scrittura luciferina fondendo una prova vocale incrollabile ad una presenza scenica paragonabile a quella di una belva feroce pronta a scagliarsi sulla preda.

Suo degno partner in crime è Lucio Gallo, bravissimo nel ruolo di Telramund. La vocalità, pur nell’inevitabile trascorrere del tempo, si mantiene solida, ben tornita e omogenea nell’emissione. Nella salita verso il registro superiore, inoltre, il mezzo si espande con sicurezza risuonando con la giusta ampiezza in sala. Di livello l’interpretazione del personaggio, che, grazie alla totale immedesimazione nel ruolo, disegna con incisività le sfaccettature di quest’uomo desideroso di svelare l’origine mitica di Lohengrin.

Di gran livello è, del pari, l’interpretazione di Albert Dohmen, wagneriano di comprovata esperienza. La vocalità, di puro velluto, si dispiega solenne e maestosa quale si conviene al Re Enrico che, come sottolineato da questo allestimento, è chiamato a vestire i panni anche di giudice.

Preciso ed efficace l’Araldo di Lukas Zeman, cui si chiederebbe, forse, un fraseggio un poco più altisonante.

Completano la locandina i puntuali Manuel Pierattelli, Pietro Picone, Simon Schnorr e Victor Shevchenko (rispettivamente primo, secondo, terzo e quarto cavaliere) e Francesca Micarelli, Maria Cristina Bellantuono, Eleonora Filipponi e Alena Sautier (primo, secondo, terzo e quarto paggio).

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Ricarda Merbeth e Lucio Gallo

Ottima la prestazione del coro, particolarmente presente in questa partitura, che qui vedeva l’unione delle masse del Coro del Teatro Comunale di Bologna, diretto con sicura mano da Gea Garatti Ansini, e del Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino “Taras Shevchenko”, guidato da Bogdan Plish. Rileva, in particolare, la perfetta coesione di tutti gli esecutori che riuscivano a dare vita alla maestosità delle scene di massa con intensità e precisione.

Al termine dello spettacolo, il pubblico riserva calorose accoglienze a tutto il cast, con punte di entusiasmo soprattutto per le due protagoniste femminili. Qualche mugugno, pur soffocato dagli applausi, all’apparire del team creativo.

Si replica sino al 20 novembre.

Il Comunale si congeda così, almeno per qualche tempo, dalla storica sala del Bibbiena e dà appuntamento a tutti al Teatro EuropAuditorium dove tra poche settimane andrà in scena uno dei titoli più amati di ogni tempo, la verdianissima Traviata!

LOHENGRIN
Opera romantica in tre atti
Poema e musica Richard Wagner

Enrico l’Uccellatore Albert Dohmen 
Lohengrin Vincent Wolfsteiner
Elsa di Brabante Martina Welschenbach
Telramund Lucio Gallo
Ortrud Ricarda Merbeth
Araldo Lukas Zeman

Primi cavaliere Manuel Pierattelli
Secondo cavaliere Pietro Picone
Terzo cavaliere Simon Schnorr 
Quarto cavaliere Victor Shevchenko
Primo paggio Francesca Micarelli
Secondo paggio Maria Cristina Bellantuono
Terzo paggio Eleonora Filipponi
Quarto paggio Alena Sautier
Nel ruolo di Richard Wagner Andrea Argentieri
Nel ruolo di Gottfried Federico Simone Cetera

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Asher Fish 
Coro del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro Gea Garatti Ansini 
Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino “Taras Shevchenko”
Maestro del Coro Bogdan Plish
Regia, scene, luci, video Luigi De Angelis (Fanny & Alexander)
Drammaturgia e costumi Chiara Lagani
Assistente alla regia Gabriele Galleggiante
Assistente alle scene Giulia Rienzi
Assistente ai costumi Sofia Vannini
Nuova produzione del Teatro Comuna

FOTO: Andrea Ranzi