Satyricon

“We think we ’re awful smart;/ we think we ‘re awful wise/ but when we ‘re least expecting,/ comes the big surprise”
Con queste parole, dove pare aleggiare uno spirito da Carmina Burana in una musicalità da lied shubertiano, inizia, e simmetricamente finisce, il Satyricon di Bruno Maderna, nella versione realizzata con la regia di Manu Lalli e la direzione di Tonino Battista.
Crediamo di essere smart e di sapere come stanno le cose, ma un qualcosa, che in verità è molto, continua a sfuggirci. Siamo in balia della Fortuna e la morte ci sorprende. E dunque beviamoci sopra.
L’idea di morte, strettamente connessa a quello di perdita della giovinezza, è il filo conduttore di questo allestimento, che, in accordo alla partitura, ricompone in modo efficace ed originale i numeri previsti da Maderna. Composto nel 1973, ultimo anno di vita del suo autore, il Satyricon è costituito da un collage di pezzi diversi, concepiti come a sé stanti e quindi intercambiabili, comprendenti anche nastri registrati, in una pluralità di lingue e nella varietà della scrittura musicale. Lo sfondo tematico, e non una trama vera e propria, è rappresentato dalla celeberrima cena di Trimalcione dall’opera di Petronio, che pochi anni prima era stata portata sullo schermo da Fellini ed era diventato il modello di grottesche apocalissi in scrittori come Arbasino, Sanguineti e Pasolini. Valido appunto l’ordine in cui ci vengono presentati i vari quadri, in particolare risulta azzeccata la collocazione della matrona di Efeso che innesca la riflessione sul sepolcro e il testamento. Alcuni brani sono stati poi appropriatamente spezzati per venire successivamente ripresi e completati, come la carriera di Trimalchio e la storia di Fortunata; altri vengono ripetuti, come “Love is ecstasy” e le flatulenze. Il ritmo narrativo è serrato, talora incalzante, e la macchina teatrale assai ben congegnata, composta perfino nel racconto della smodatezza, raffinata ed elegante anche quando mostra la volgarità. Ogni gesto è studiato ed accuratissimo, parte di un ‘espressività che vuole essere movimento unitario. L’azione si svolge in un ambiente che è un po’ domus e un po’ lupanare, salotto da concerto e budoir, e i personaggi si presentano con parrucche e mutandoni, in tunica o a torso nudo, maschere veneziane e maiale in porchetta. In un affresco dinamico di decadenza e solitudine, la scena coniuga con rigore ed eclettismo la classicità romana ed il Settecento francese, portandoci per questa via a guardare la nostra attualità. Falò delle vanità, come il rito sulla bara di Trimalchio, in cui l’umanità appare fragile e corrotta, intenta solamente nella chiassosa rappresentazione di sé e tutta risolta nell’ esteriorità, disorientata e bestiale in un narcisismo debordante; raccontata però con ironia, senza cattiveria o giudizi severi ed inappellabili. La miseria è avvolta nella luce di chi la vuole comprendere, con angosciante preoccupazione, eppure con benevolenza. Estrema fiducia nella natura dell’uomo, forse. E forse questo il senso di una sorta di doppio finale, con la riproposizione delle armonie iniziali e il ritorno della bambina con le ceneri del mondo.

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David Ravignani, Patrizia Polia, Joel O’Cangha

L’orchestra PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble è collocata sul palco, parte integrante della rappresentazione, ma al di là della scena, con i musicisti vestiti di bianco con bombetta nera. Il suono proviene quindi dal fondo e la musica è l’elemento nel quale è immersa l’azione, con immagini liquide e fluttuanti. La direzione di Tonino Battista è duttile e misurata, energica nelle parti tronfie e satiriche, raffinata in quelle cameristiche. Il suo gesto, giustamente riprodotto dal video, conferisce unità alla grande varietà delle forme e dei motivi tematici, in una selva fittissima di citazioni, dalla la marcia trionfale al Requiem di Verdi, da Ciaikoski al Walahlla, fino a Gluck e all’operetta.

L’impostazione propriamente lirica delle voci è in generale piuttosto debole, se non addirittura assente. Probabilmente si è optato per un’estensione dell’utilizzo dello Sprechgesang o comunque per una forma musicale più leggera e che risultasse più vicina alle sonorità contemporanee. Ciò considerato, è indubbio che l’interpretazione di tutti i cantanti sia stata alquanto incisiva, cangiante nei modi ed articolata nell’espressione, sbalzata con forza nel canto e nella recitazione.

In primis, Trimalchio di Joel O’Cangha, vocalità luminosa e moderatamente estesa in un fraseggio rotondo e assai modulato. Con ottime capacità attoriali, il suo personaggio è un mix di imperatore romano e self made man da sogno americano, ricco spaccone, a tratti quasi divo hollywoodiano.
Impervia la parte di Costanza Savarese nel ruolo di Fortunata (ed anche di Scintilla) : agile ed espressiva, è nel canto scura e sensuale, fino ad essere talvolta tagliente ed inquietante.
Timothy Martin interpreta Habinnas e Niceros. Corposo ed omogeneo, ha una declamazione scolpita e melodica. Di rilievo la sua narrazione della matrona di Efeso, ben ideata come momento di teatro nel teatro.
Profondo e compatto l’Eumolphus di David Ravignani: filosofo pedante e incipriato, esegue appropriati vocalizzi in uno stile da opera barocca.
Chiara e squillante, la Criside di Patrizia Polia ci regala momenti molto poetici, con una salda tenuta della nota e della melodia.
Assai difficile anche la parte di Quartilla interpretata da Eleonora Bordonaro. Melodica ed intensa, controlla con precisione e modula con dovizia.

Calorosi gli applausi del pubblico dell’auditorium Enrico Caruso. Viva ed attenta la partecipazione perché forte la sintonia percepita con quanto rappresentato. Davvero lodevole l’iniziativa di far conoscere quest’opera e pertanto, nel congratularci con con questi bravi artisti coraggiosi, ci auguriamo che lo spettacolo venga riproposto, in una replica o in una ripresa anche presso altro teatro.

SATYRICON
Libretto di Ian Strasfogel e Bruno Maderna
Musica di Bruno Maderna

PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble

Direttore Tonino Battista

Scintilla/Fortunata Costanza Savarese
Quartilla Eleonora Bordonaro
Criside Patrizia Polia
Trimalchio Joël O’Cangha
Habinnas/Niceros Timothy Martin
Eumolphus David Ravignani
L’ingenuità Tessa Scoccianti

Attori Maya Quattrini, Chiara Cinquini, Gaia Niccolai,
Alessandro Mallegni, Alessandro Rimorini, Bianca Muzzi

Regia, scene e costumi Manu Lalli
Assistente alla Regia Lorenzo Mucci
Disegno luci Gianni Mirenda


Foto: Festival Puccini 2022- Giorgio Andreuccetti