Roméo et Juliette

Nel giorno del suo 155° compleanno va in scena al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Roméo et Juliette di Charles Gounod, con la direzione di Henrik Nanasi e la regia di Frederic Wake-Walker. Secondo titolo operistico del Festival 2022, l’opera debuttò il 27 aprile 1867 al Theatre Lyrique di Parigi e l’anno seguente fu rappresentata al Teatro della Pergola in una versione in italiano dal titolo Giulietta e Romeo. Per il Maggio quest’anno si tratta quindi di un secondo inedito dopo l’Orphée e per giunta dal repertorio francese che non è dei più eseguiti. Da lodarsi quindi la programmazione che con coraggio ritorna all’altezza del Festival.

Di grande pregio, nel suo complesso, la forma musicale nella quale ci viene presentato questo dramma, così intimo e lirico in una cornice da grand operà; non altrettanto convincente l’allestimento, la cui espressività non si dimostra adeguata alla forza drammatica di questa sublime tragedia.

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Juan Diego Florez e Valentina Nafornita

Di eccelsa bravura Juan Diego Florez nel ruolo di Roméo. Dal suo primo recitativo dolente e sinistro “Je fais un reve!” alla supplica quasi luminosa di “Seigneur pardonnez- nous!”, l’artista riesce a creare, senza incertezze o cedimenti, una parabola espressiva di grande varietà, in continuo approfondimento ed in crescente intensità. All’inizio è un Roméo timido e impacciato, che si accende d’amore nel primo duetto con un canto solido e screziato. Appassionato e sofferente nel recitativo del II atto, si slancia poi con fermezza nell’ampiezza melodica della cavatina “Ah! Leve-toi, soleil!”, dimostrando una straordinaria capacità di modulazione e di coloritura e padroneggiando con sicurezza anche il registro più acuto. L’aria viene giustamente applaudita per lungo tempo a scena aperta. Nei duetti il fraseggio di Florez si fa sempre più raffinato, articolato ed assai sfumato, seguendo in questo la scrittura di Gounod che diviene via via più complessa. Tutta la declamazione è sostenuta da una dizione del francese rotonda e musicale; di grande effetto drammaturgico talune pause di sospensione, dopo le quali, senza calare, riprende dalla stessa altezza vocale. E’ eroico e drammatico nel secondo quadro del III Atto; intensifica poi la linea modulata ed intimistica nei duetti che seguono fino al finale: qui il canto si attenua e si sfuma ancora di più, in un ritmo lento e sincopato, per aprirsi, sulla soglia, ad un estremo slancio trasfigurante.

Juliette è Valentina Nafornita, voce potente e di grande estensione, timbro chiaro e squillante, bellissima presenza. Nella valse ariette “Je veux vivre” si presenta come una Juliette seducente e maliziosa, a cui manca però freschezza e leggiadria tanto nel canto quanto nella recitazione (probabilmente anche a causa delle scelte registiche). Pare entrare di colpo nel personaggio con “C’etait Roméo”, in cui il recitativo è compatto e drammatico. Analoga espressività anche in “Adieu mille fois”al termine del madrigale del II Atto. E’ interprete generosa e capace di salire alle note più alte, ma il suo canto risulta nel complesso poco legato e poco modulato e manca di una dinamica armonica. Non sempre appropriati certi slanci in acuto durante il terzo e il quarto duetto.

Francesco Milanese è Capulet. Voce solida e profonda, dal fraseggio chiaro e scolpito; è giocoso, quasi giovanile, nel recitativo arioso della festa, severo e solenne nella scena per strada e nella cappella.

Frere Laurent è Evgeny Stavinsky, dal canto ieratico in un timbro caldo ed intenso. Definisce con cura ogni passaggio e plasma le ampie melodie con una modulazione puntuale e rigorosa.

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Valentina Nafornita

Il Mercutio di Alessio Arduini, con un canto agile e di grande duttilità, intona la ballata della Regina Mab: è uno dei momenti più shakespeariani dell’opera, che Arduini interpreta con spirito da bardo, attento alle sfumature e al ritmo. Ironico negli scambi con Roméo, è poi più lirico e veemente nel duello.

Voce potente è il Tibalt di Giorgio Misseri, fraseggio chiaro ed articolato in un’interpretazione drammatica; corretto ed appassionato in ogni recitativo che si apre all’arioso.

Vasilisa Berzhanskaja è Stépahno, come da tradizione paggio en travesti. Con una solida impostazione vocale, è flessibile e sicura nei passaggi di tono e nelle differenti modulazioni. Sognante e provocatoria, nella chanson “Que fais-tu, blanche tourterelle” dà forma ad un momento di sospensione luminosa nel precipitare del dramma.

La Gertude di Xenia Tziouvaras conferisce espressività ad ogni scambio. Solare e materna, dal consistente volume sonoro, modella quasi in arioso ogni fraseggio.

Paris è Francesco Samuele Venuti, voce compatta, dal fraseggio rotondo, nobile nel gesto e nel canto, presenza regale rovinata purtroppo dai costumi.

Intervento definito e melodico quello di Adriano Gramigni quale Duc de Vérone; sicuro e misurato il Bonvolio di Lulama Taifasi, drammatico ed incisivo il Gregorio di Eduardo Martinez Flores.

Al suo debutto fiorentino nella direzione di un’opera, Henrik Nanasi. Corretto ed equilibrato, accompagna con rigore e sostiene con solidità le arie e i duetti. Più misurato e contenuto nella festa, è drammatico ed intenso nel “final des duels”, dove spinge l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino a liberare tutta la propria forza espressiva. L’overture e le parti più cameristiche mancano un po’ di arricchimento timbrico e così certi passaggi strumentali sono risolti con minore rilievo e magia.

Di notevole incanto ogni momento del Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Lorenzo Fratini: funebre ed inquietante nel Prologo, leggiadro e nuancée alla festa, drammatico e terribile nel III Atto. Sempre compatto e assai screziato il volume delle voci e in grande accordo con Nanasi e l’Orchestra.

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Juan Diego Florez

Come già sopra affermato, non adeguata la regia di Wake-Walker. E dispiace doverlo constatare di un’artista che a Firenze ha già dato prova di talento ed originalità. Il palcoscenico dell’Auditorium (lo spettacolo si svolge qui poiché la sala grande è in restauro) ha poca profondità e quindi non consente grandi scenografie e movimenti. Le idee sono comunque poche e slegate tra di loro: esili strutture modulari di legno bianco che definiscono di volta in volta i vari ambienti, la proiezione sul fondo, che ora è luna, ora occhio, ora rosone, una rievocazione in termini un po’ finti del Rinascimento. La scenografia di Polina Liefers ed i costumi di Julia Katharina Berndt indeboliscono la forza espressiva della tragedia, rendono i personaggi sintetici, plastificati, statuine da torta nuziale, in stile cake design; e non se ne capisce il perché visto quello che ci racconta la musica. In questo senso è purtroppo emblematico il finale: scena da pubblicità di cioccolatini per San Valentino, incapace di comunicare lo strazio della morte degli amanti ed il senso di quell’amore che afferma se stesso proprio nella morte e che forse la morte trascende.

Unico conforto visivo le luci di Peter Mumford, ora lunari ora più calde, fino al rosso sanguigno. Buona poi l’idea di inserire i balletti all’interno dello svolgimento drammatico, oltre quindi alla “Danse bohemien”. Suggestiva la danza sull’overture e poi sul prologo, dai movimenti prima scattosi e nervosi e poi armoniosi e soavi. Le coreografie di Anna Olkhovaja sono intense, pulite ed equilibrate; la grazia dei bravi ballerini è tuttavia sminuita dai costumi grossolani ed impaccianti.

Un ‘ultima notazione: dispiace che i sopra-titoli fossero in italiano ed inglese, mentre si cantava in francese e quando invece per il recentissimo Orphée si è proiettato italiano-francese.

Tripudio per Florez, ovazioni per il Coro e Lorenzo Fratini, applausi per Nafornita e tutti i cantanti, per Nanasi, l’orchestra e i ballerini; qualche sonora contestazione per Wake Walker e collaboratori.

ROMÉO ET JULIETTE
Opéra in cinque atti
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré
Musica di Charles Gounod

Roméo Juan Diego Flórez
Juliette Valentina Nafornița
Mercutio Alessio Arduini
Frére Laurent Evgeny Stavinsky
Stéphano Vasilisa Barzhanskaya
Capulet Francesco Milanese
Tybalt Giorgio Misseri
Le duc de Vérone Adriano Gramigni
Pâris Francesco Samuele Venuti
Grégorio Eduardo Martínez Flores
Gertrude Xenia Tziouvaras
Benvolio Lulama Taifasi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Henrik Nánási
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Fredric Wake-Walker
Scene Polina Liefers
Costumi Julia Katharina Berndt
Luci Peter Mumford
Coreografia Anna Olkhovaya
Video Ergo Phizmiz

FOTO: Michele Monasta-Maggio Musicale Fiorentino