Don Giovanni

Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart torna alla Scala di Milano. 

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Bernard Richter e Hanna-Elisabeth Müller

Era il 7 dicembre 2011, e quella sera, per la prima volta, il pubblico della prima scaligera poté letteralmente vedersi, grazie allo splendido allestimento firmato dal regista canadese Robert Carsen che, a distanza di undici anni, risulta ancora assolutamente convincente. Forse una delle più geniali aperture d’opera mai viste alla Scala: Don Giovanni entra dal fondo della sala, strappa il (finto) sipario e mostra, a luci accese, un enorme “specchio piuma” che riflette completamente la sala del Piermarini ed il pubblico. Se Jorge Luis Borges sosteneva che “Gli specchi, e la copula, sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini” in questo particolare caso lo specchio moltiplica peccati e peccatori e vorrebbe suggerire che tutti siamo Don Giovanni, tutti siamo colpevoli e meritiamo la dannazione. Forse è l’esistenza stessa ad esserlo, concetto ribadito nel finale, pensato dal regista, in cui tutti i protagonisti seguono Don Giovanni agli inferi. Un allestimento che non sente gli undici anni di età e parla ancora perfettamente al pubblico scaligero. Le scene (di Michael Levine) sono interamente costruite riproponendo copie  di “pezzi” del teatro: le sue sedie e soprattutto quell’inconfondibile sipario rosso con ricami d’oro. Tessuto questo, che diventa anche la base per molti dei bellissimi costumi a firma di Brigitte Reiffenstue. Una “ossessione per il teatro”, come lo stesso Carsen afferma di avere, che qui diventa sublimazione dell’arte scenica, continua citazione, gioco postmoderno ed intellettuale, che riesce ancora ad emozionare e stupire. Fondamentali, in questo, anche le luci dello stesso regista e di Peter Van Praet che spesso illuminano tutta la sala per dare al pubblico la consapevolezza di essere parte imprescindibile dell’opera-vita. 

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Emily D’Angelo, Alex Esposito e Christopher Maltman

Una produzione riproposta più volte negli anni, non può che incontrare tanti cast differenti, evitando antipatici paragoni con il passato, possiamo dire che il versante musicale dello spettacolo risulta riuscito, pur con alcuni distinguo.

Il Maestro Pablo Heras-Casado, alla guida dell’Orchestra del Teatro alla Scala, offre una lettura della partitura come se si trattasse di un’opera romantica: ecco allora che a prevalere sono, in un disegno complessivo rigoroso e metodico, i colori pastosi, i chiaroscuri abbozzati, mentre rimangono sullo sfondo la frenesia del gioco della seduzione, il vortice auto-distruttivo che scaturisce dall’uccisione del Commendatore. Una interpretazione, quella del Maestro, meditata e studiata dove si avverte, tuttavia, una certa mancanza di emozione e di trepidazione.

La compagine orchestrale appare in ottima forma per politezza e precisione e per la capacità davvero ragguardevole di mantenere il suono sempre leggero e mai prevaricante rispetto al palcoscenico.

Un plauso particolare anche all’ottima prestazione di Paolo Spadaro Munitto, maestro al fortepiano, e di Simone Groppo al violoncello.

Christopher Maltman è un ottimo Don Giovanni. Mette in evidenza un mezzo dal colore chiaro e suadente, luminoso e penetrante, sicuro in acuto e compatto a tutte le altezze; la morbidezza della linea, inoltre, lo caratterizza come un esecutore di gran classe. Di grande intelligenza anche l’interpretazione che, grazie ad un accento scolpito e ben calibrato, offre una lettura del personaggio dove a prevalere è la dimensione perversa e celebrale. Un deus ex machina nelle cui mani tutti gli altri personaggi risultano pedine, a loro modo, indifese. La seduzione di questo Don Giovanni si traduce così in una oscura forza di attrazione che sprigiona dal protagonista e a cui nessuno riesce e resistere.

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Fabio Capitanucci e Andrea Carroll

Alex Esposito è un Leporello semplicemente strepitoso. L’artista possiede una voce che si piega con impressionante facilità a tutte le sottigliezze interpretative dello spartito risultando sempre duttile ed omogenea. Ottimo il dominio tecnico che consente, tra l’altro, un canto sempre appoggiato e musicale. L’interpretazione, poi, è straordinaria: la lunga frequentazione del ruolo, (con questa produzione viene raggiunta quota 150 recite), si avverte nella assoluta padronanza del fraseggio che risulta istrionico, sfumato, variegato e brillante. Si potrebbero citare molti momenti della sua prestazione, ma su tutti va ricordata l’aria del catalogo, dove la descrizione delle “belle” di Don Giovanni si carica ogni volta di una diversa inflessione di accento, tale da rendere questa pagina di grande potenza espressiva. 
Scenicamente Esposito restituisce un personaggio molto umano e contemporaneo, si muove con così grande naturalezza ed empatia da conquistare da subito il favore del pubblico che, al termine, gli tributa un meritatissimo successo personale. 

Hanna-Elisabeth Müller, in virtù di una linea ben appoggiata e rifinita e di un accento adeguatamente partecipato, conferisce a Donna Anna una certa nobiltà che ben si addice al carattere di una donna che si vede costretta, suo malgrado, a trattenere i propri sentimenti (e pulsioni) perché tormentata dal dolore dell’uccisione del padre. La scrittura mozartiana viene affrontata con sicurezza (soprattutto nell’aria di primo atto) e il registro acuto suona sempre luminoso e timbratissimo. 

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Emily D’Angelo, Christopher Maltman e Alex Esposito

Emily D’Angelo presta a Donna Elvira una voce vellutata, ragguardevole per volume e compatta tra i registri. Il colore vocale scuro e screziato conferisce al personaggio un febbricitante nervosismo, quasi a riflettere la sua disperata e costante ricerca di vendetta nei confronti di quel Don Giovanni che, dopo averla amata, l’ha presto ripudiata. Con queste premesse, dunque, risulta aver centrato perfettamente la prima parte dell’opera, mentre non altrettanto efficace è la resa del personaggio nella seconda parte, dove a prevalere è l’illusione per un sentimento d’amore che non potrà mai essere ricambiato e che non sempre si sposa con l’impostazione data dall’artista. 

Bernard Richter si mostra a proprio agio nei panni di Don Ottavio. La linea vocale, ben sfogata e dal colore chiaro, pur mostrando una certa durezza nel passaggio verso il registro acuto, consente di dominare l’impervia scrittura, soprattutto nelle arie. Apprezzabile l’interprete, costantemente raccolto nel proprio nobile contegno e mai compassato.

Una piacevole sorpresa è Andrea Carroll nel ruolo di Zerlina. Il soprano sfoggia una innata musicalità e la giusta morbidezza nell’emissione. Stilisticamente pertinente, offre un’esecuzione degna di nota delle sue due arie, evidenziando un buon dominio del mezzo, caratterizzato da timbro squillante e colore chiaro. Sulla scena è poi deliziosa ed aggraziata, una Zerlina che conosce il gioco della seduzione e che non risulta poi tanto indifferente dinanzi alle profferte del diabolico Don Giovanni. 

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Hanna-Elisabeth Müller e Christopher Maltman

Ben a fuoco il Masetto tratteggiato da Fabio Capitanucci, in possesso di una linea vocale duttile e ben tornita e di una spiccata proprietà di accento. Scenicamente riesce a dare vita ad un ragazzo appassionato, geloso e burbero che, suo malgrado, non riesce a resistere alle grazie e al dolce gioco seduttivo della sua Zerlina.

Gunther Groissböck presta al personaggio de Il Commendatore uno strumento possente e un fraseggio adeguatamente ieratico. Se la presenza scenica risulta efficace, spiace purtroppo constatare qualche incertezza nell’emissione.

Encomiabili, come di consueto, gli interventi del Coro del Teatro alla Scala diretto magistralmente da Alberto Malazzi.

Successo caloroso al termine, con punte di grande entusiasmo per Esposito e Maltman da parte di un pubblico che riempiva la magnifica sala del Piermarini in ogni suo ordine.

Si replica sino al 12 aprile: uno spettacolo che non è solo bello da vedere ma suggerisce a chi lo guarda molti utili interrogativi. 

DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti KV 527 di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Don Giovanni Christopher Maltman
Commendatore Günther Groissböck
Donna Anna Hanna-Elisabeth Müller
Don Ottavio Bernard Richter
Donna Elvira Emily D’Angelo
Leporello Alex Esposito
Zerlina Andrea Carroll
Masetto Fabio Capitanucci

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Pablo Heras-Casado
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Robert Carsen
Scene Michael Levine
Costumi Brigitte Reiffenstuel
Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
Coreografia Philippe Giraudeau

FOTO: Brescia/Amisano – Teatro alla Scala