Giulio Cesare

Al Teatro Verdi di Pisa va in scena con discreto successo “Giulio Cesare” di Georg Friedrich Händel, il dramma storico rappresentato per la prima volta nel 1724 che racconta le vicende politiche e private dei protagonisti della guerra civile alessandrina del 48 a.C. Per ciò che riguarda l’aspetto visivo la scena (curata da Giacomo Callari) è semplice e piuttosto didascalica, anche se efficace, ed è composta da una breve rampa di gradoni e uno schermo sul quale vengono via via proiettati i diversi fondali, altri oggetti oltra ai colorati costumi (di Arianna Sartoria) e soprattutto alcune comparse contribuiscono a differenziare gli ambienti. Non è invece sempre azzeccato il lavoro di luci di Michele della Mea che lascia in alcune situazioni gli interpreti in ombra. Ad ogni scena è anche accostata un’opera d’arte dell’antichità (statue e affreschi in particolare) che ritrae i protagonisti della vicenda o la situazione scenica che si sta svolgendo. L’atmosfera è quella di un film del genere peplum della metà del secolo scorso e anche le movenze della regia di Matteo Mazzoni riflettono l’ambientazione. L’ispirazione è sicuramente la classicità.

Dal punto di vista musicale ci sono purtroppo da sottolineare alcune note (letteralmente) dolenti riguardanti l’orchestra Auser Musici, che non risulta sempre all’altezza del compito loro sottoposto dalla partitura ma soprattutto la direzione monocorde e pasticciata di Carlo Ipata. L’Orchestra non segue ciò che avviene in palcoscenico anzi lavora spesso contro con volumi incongruenti e agogiche improvvisate, rendendo il compito di un cast vocale sicuramente competente e preparato decisamente più difficoltoso di quanto già non sia nel capolavoro di Händel. Protagonista è il baritono Marco Bussi nei panni del generale romano, una scelta di cast contraria alle tendenze esecutive del genere barocco degli ultimi decenni che vedono in questo ruolo non più baritoni, addirittura non più mezzo-soprani o contralti, ma controtenori. La scelta, pur causa di qualche perplessità iniziale, grazie sicuramente anche alla bravura dell’interprete riesce a convincere e Bussi sigla un’ottima prova vocalmente e interpretativamente. La voce ha un bel colore brunito ed il baritono dimostra un’eccellente padronanza delle colorature, eseguite perfettamente in stile.

Al suo fianco, in grande sintonia, la Cleopatra vibrante e decisa di Silvia dalla Benetta. Il soprano vicentino è al suo debutto nel ruolo, ad ulteriore riprova della grande versatilità del suo strumento, e riesce a dare un’impronta personale e stilistica di grande impatto. La linea vocale è salda e il controllo pressoché totale per un volume notevole grazie alla sempre impeccabile proiezione del suono e le colorature sgranate con sicurezza. È poi notevole l’immersione psicologica nel personaggio. Sonia Prina debutta invece nel ruolo di Tolomeo. Ci troviamo qui di fronte ad un’altra personalità pirotecnica ed il suo Tolomeo è mirabilmente cantato e interpretato. Prina ha una voce di rara duttilità e si può sempre contare anche su una sia interpretazione appassionata. Poco incisiva invece, anche se sempre elegante, la Cornelia di Magdalena Urbanowicz che sigla diversi momenti comunque davvero piacevoli, in particolare i duetti con il sopranista Federico Fiorio interprete del ruolo di Sesto, figlio di Cornelia. Egli possiede uno strumento corposo e di grande fascino timbrico, e speriamo di risentirlo prossimamente. Colpisce per doti naturali e padronanza di stile e tecnica Rocco Lia nei panni di Achilla il quale coniuga con grande sapienza, accento drammatico e maestria vocale dando vita ad un’interpretazione di forte presa emotiva e perfettamente rispondente alle esigenze dello spartito. Completano il cast i corretti Curio di Patrizio la Placa e Nireno di Antonello Dorigo. Lo spettacolo vede una buonissima affluenza e riceve caloroso successo con punte di grande entusiasmo da parte del pubblico al momento degli applausi.

Margherita Panarelli


Avremmo potuto ascoltare questo Giulio Cesare di Georg Friedrich Händel con le sole voci accompagnate dal clavicembalo e ne saremmo usciti indubbiamente più soddisfatti. Enrico Stinchelli, precedente direttore artistico del Teatro Verdi di Pisa, aveva creato una locandina di gusto moderno, pur occhieggiando al passato, puntando più sul senso drammatico che non sullo stile, con un risultato che è stato vincente. Non si sentiva un Cesare interpretato da un baritono da diversi decenni, ma la scelta si è rivelata assolutamente convincente, proprio perché la voce di Marco Bussi ha potuto individuare nuovi accenti, soprattutto nell’azione drammatica e nelle parti del Giulio innamorato, quasi ricordando un gusto classico dapontiano. Lo stesso vale per Silvia Dalla Benetta che nella sua trentennale carriera, condotta con palese perizia tecnica, tanto da poter passare dalla Regina della Notte alla Regina Abigaille e passando attraverso svariate regine Colbran, torna al barocco abbandonato poco dopo i suoi esordi vestendo i panni di una Regina Cleopatra che non è la seduttrice di turno, bensì l’emblema del potere egizio. Toccante la maestria con cui affronta il passaggio, vero scoglio di questo ruolo. Vincente il Tolomeo di Sonia Prina, che sveste i panni del vincitore per vestire quelli del vinto con una sicurezza tale che finalmente si possono udire quei passaggi drammatici che spesso vengono messi in secondo piano in questo personaggio.

Pur non essendo paragonabile all’esperienza dei tre protagonisti, è efficacie anche la Cornelia della giovane Magdalena Urbanowicz che trasmette il giusto pathos alla parte, soprattutto nel toccante finale di primo atto. Lo studio e la pratica la porteranno sicuramente a dominare il repertorio. Altra giovane promessa è il controtenore Federico Fiorio – Sesto. La voce è pressoché sublime, il timbro interessantissimo, pur avendo bisogno di migliorare nella precisione poiché spesso gli sfuggono delle virgoline, sembrando talvolta troppo sicuro di sé. Maggior padronanza dello strumento, accuratezza nell’interpretazione e cura nell’esecuzione la dimostra l’Achilla di Rocco Lia, che speriamo di ritrovare ben presto in altri palcoscenici. Adeguati il Curio di Patrizio La Placa e il Nireno di Antonello Dorigo. Lo spettacolo originariamente creato da Enrico Stinchelli, poi affidato a Matteo Mazzoni, con le coreografie di Daniela Maccari, le scene di Giacomo Callari, i costumi di Arianna Sartoria, le luci di Michele della Mea e il video di Luca Attilii, è efficace ma decisamente ordinario. Piacerà ai nostalgici della tradizione, ma al giorno d’oggi sarebbe opportuno uscire da teatro con delle domande e degli spunti su cui pensare e riflettere. Infine si conclude con la nota seriamente dolente della direzione di Carlo Ipata, che pare non conoscere l’opera, inventando tempi del tutto personali e facendo parecchia confusione nelle cadenze. Il pubblico comunque lo osanna come se fosse un grande interprete internazionale, ma online non abbiamo trovato notizie oltre i confini pisani.

William Fratti

GIULIO CESARE

opera in tre atti
libretto di Nicola Francesco Haym da Giacomo Francesco Bussani
musica di GEORG FRIEDRICH HÄNDEL
Editore Casa musicale Sonzogno,
Nuova edizione Barenreiter

Giulio Cesare Marco Bussi
Cleopatra  Silvia Dalla Benetta
Tolomeo  Sonia Prina
Cornelia  Magdalena Urbanowicz
Sesto Pompeo  Federico Fiorio
Achilla  Rocco Lia
Curio  Patrizio La Placa
Nireno  Antonello Dorigo

Direttore  Carlo Ipata
Regia  Matteo Mazzoni
Coreografie  Daniela Maccari
Scene Giacomo Callari
Costumi Arianna Sartoria
Light Designer  Michele della Mea
Video Artist Luca Attilii
Assistente alla regia  Luca Orsini

Orchestra Auser Musici

nuovo allestimento e produzione del Teatro di Pisa