La Favorita

La stagione d’Opera del Teatro Municipale di Piacenza prosegue nel segno di Gaetano Donizetti con “La Favorita”.

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Celso Albelo, Simone Piazzola e Anna Maria Chiuri

Dopo il verdiano “Aroldo”, andato in scena poche settimane or sono, debutta sul palcoscenico del Teatro Municipale di Piacenza “La Favorita” di Gaetano Donizetti, dopo circa quarant’anni di assenza dalle scene piacentine.
Il nuovo allestimento, in coproduzione con il Teatro Regio di Parma, porta la firma del regista Andrea Cigni che sceglie di liberare la vicenda dall’ambientazione storica e geografica prevista dal libretto e di concertarsi piuttosto su di una narrazione introspettiva che pone al centro i sentimenti e le relazioni tra i personaggi.

La scena, a cura di Dario Gessati, è occupata da un’enorme struttura metallica semicircolare, una sorta di teatro anatomico sui cui spalti siede il coro che osserva le azioni dei protagonisti e interagisce esternando i propri pensieri attraverso parole “simbolo” scritte a grandi lettere su fogli. Nel corso dello spettacolo questa imponente struttura ruota su sé stessa e disegna così i diversi ambienti nei quali ha luogo il dramma di Leonora e Fernando. Cigni parte dall’assunto per cui i personaggi sono obbligati a ricoprire un ruolo dettato dai conformismi della società (il re, il marchese, la favorita, ecc.) e che di fatto si frappone come uno schermo rispetto al loro vero essere e ai loro sentimenti. Questa “costrizione” è ben rappresentata dagli splendidi costumi, disegnati da Tommaso Lagattolla, indossati di volta in volta dai personaggi: abiti dalle cromie accese che ben contrastano rispetto alle divise bianche indossate dal coro. Solo alla fine di tutto Leonora e Fernando si spoglieranno dei loro abiti e potranno essere liberi, ma la morte della protagonista li separerà per sempre. In questo contesto assume un ruolo strategico il disegno luci, a cura di Fiammetta Baldiserri, splendidamente riuscite ed efficaci, con la loro alternanza di toni caldi e toni freddi.

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Celso Albelo e Simone Piazzola

Un progetto registico interessante e ben meditato, che raggiunge la massima suggestione nell’ultimo atto, con i due protagonisti al proscenio in preda alla disperazione della morte incipiente. Il pubblico di un teatro di tradizione, tuttavia, può essere, spesso, ancorato ad un’idea di teatro e di regia secondo i canoni della sperimentata tradizione e, in questo caso, ha dimostrato, seppure solo in parte, di non apprezzare completamente il lavoro del team registico.

In questa occasione viene scelta l’esecuzione della partitura nella versione italiana di Francesco Jannetti del 1860, pur con alcuni tagli di tradizione.
Sul podio, il Maestro Matteo Beltrami, offre una lettura ispirata che sa cogliere i respiri romantici del capolavoro donizettiano. Il gesto asciutto imprime al dramma un ritmo nervoso e brillante, consono ad esprimere il fuoco delle passioni che animano i protagonisti, ma che devono essere troppo spesso trattenute per non contrastare le convenienze della società dell’epoca. Una prova di rilievo grazie, tra l’altro, alla capacità del direttore di adattarsi con grande flessibilità alle esigenze dell’autore: i momenti solistici risultano contrappuntati con sonorità sospese mentre quelli di maggiore concitazione si colorano della giusta tensione.

In buona forma è parsa l’Orchestra Filarmonica Italiana, cui va riconosciuta una certa precisione sonora e una giusta capacità di dosare al meglio i pesi sonori tra le varie sezioni per meglio sottolineare i diversi momenti del dramma.

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Simone Piazzola

Nel ruolo della protagonista Anna Maria Chiuri disegna una Leonora trascinante ed emozionante. Il mezzo vocale impressiona per il colore screziato e vellutato. La linea suona omogenea, ben appoggiata in basso, corposa in centro, sonora in acuto. Di gran rango è poi l’interprete. Ogni parola trova la giusta intensità emotiva così come il fraseggio, sempre nobile e scolpito, in grado di mettere ben in mostra l’evoluzione del personaggio nel corso del dramma sino al toccante finale.

Celso Albelo è Fernando. Il tenore possiede una vocalità interessante e una musicalità ragguardevole. La voce “nasaleggia”, ma non si può certo negare la luminosità del registro acuto, che sa raggiungere i vertici del pentagramma come folgore. Innegabile, poi, la perizia tecnica del mezzo, grazie alla quale, ad esempio, il tenore riesce a realizzare una ben riuscita chiusa a mezza voce dell’aria di primo atto “Una vergine, un angiol di Dio”.

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Anna Maria Chiuri e Renata Campanella

Notevole il re Alfonso XI di Simone Piazzola. Il baritono possiede una linea vocale preziosa, caratterizzata da un bel colore lirico, che si espande con duttilità a tutte le altezze risultando particolarmente morbida in centro, squillante e sicura in alto. Piazzola mostra anche una certa cura nel fraseggio: l’accento suona così sempre nobile, ma anche appassionato.

Simon Lim, grazie ad un mezzo dal volume tonante e dal bel colore scuro, dona al personaggio di Baldassare quella ieraticità che gli si conviene. La linea vocale appare salda e ben tornita e risulta stilisticamente sempre pertinente tanto nelle vesti di un padre premuroso, quanto in quelle di suocero del re, pronto a scagliare l’anatema sullo scandaloso rapporto tra quest’ultimo e la favorita del titolo.

Ottima impressione desta Renata Campanella, Ines dalla spiccata musicalità e ragguardevole intonazione. Un plauso all’esecuzione dell’aria con coro “Bei raggi lucenti” di primo atto dove il soprano mette in evidenza un buono squillo nel registro acuto.

Efficace Andrea Galli nei panni di un Don Gasparo, diabolico ed insinuante quanto basta.

Riusciti gli interventi del Coro del Teatro Municipale di Piacenza che, sotto la guida dell’encomiabile Maestro Corrado Casati, realizza una buona tavolozza di colori alternando, con pari efficacia, momenti di maggiore brillantezza sonora ad altri di ispirazione liturgica.

Alla parte musicale dello spettacolo arride un caloroso successo.
Si replica al Teatro Regio di Parma in data 25 e 27 febbraio.

LA FAVORITA
Dramma in quattro atti di Alphonse Royer e Gustave Vaëz
Versione ritmica italiana di Francesco Jannetti
Musica di Gaetano Donizetti

Alfonso XI Simone Piazzola
Leonora di Gusman Anna Maria Chiuri
Fernando Celso Albelo
Baldassarre Simon Lim
Don Gasparo Andrea Galli
Ines Renata Campanella

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Matteo Beltrami
Maestro del coro Corrado Casati
Regia Andrea Cigni
Scene Dario Gessati
Costumi Tommaso Lagattolla
Luci Fiammetta Baldiserri

FOTO CRAVEDI