Riccardo Bacchelli e il libretto dimenticato per 80 anni

Chissà quanti libretti d’opera sono rimasti sepolti tra scartoffie e polvere, senza aver mai provato la soddisfazione di essere diventati le parole giuste per la musica di un compositore. Molti di questi lavori sono finiti dimenticati per sempre, altri hanno avuto la “fortuna” di essere riscoperti a distanza di molto tempo: è il caso del libretto curato da Riccardo Bacchelli, lo scrittore che è noto a tutti per il celebre romanzo “Il mulino del Po”, il quale si era cimentato proprio in un’avventura del genere, un divertissement musicale destinato a Giannotto Bastianelli, compositore, musicologo e fondatore, insieme ad Ildebrando Pizzetti, del periodico “Dissonanza”. È una storia che vale la pena approfondire.

Il libretto in questione, intitolato “L’infedele innocente”, venne realizzato nel periodo compreso tra il 1922 e il 1925, ma è stato ritrovato soltanto otto decenni dopo, nel 2002, una scoperta piuttosto recente dunque. Il merito è tutto della pianista e musicologa Miriam Donadoni Omodeo, capace di scovare il prezioso documento tra le carte di Bastianelli. Dunque per ben ottanta anni il libretto è stato completamente ignorato e si può soltanto immaginare cosa sarebbe potuto accadere. L’amicizia tra Bacchelli e Bastianelli fu determinante per avviare la collaborazione e lo stesso scrittore bolognese prese a cuore le richieste, preparando una stesura dattiloscritta piuttosto dettagliata.

Si trattava di una storia ispirata a una novella di Miguel de Cervantes, il narratore famoso per “Don Chischiotte”, per la precisione il racconto “Il geloso di Estremadura”. Inizialmente il progetto tra scrittore e compositore sembrava più un tentativo scherzoso e senza troppe pretese, ma poi l’idea prese progressivamente piede, al punto che Bastianelli cominciò a entusiasmarsi per alcune trovate del libretto, come ad esempio una romanza dal ritmo tipicamente spagnoleggiante. Il libretto diventò una creazione a metà strada tra il genere patetico e quello buffo, si potrebbe parlare oggi di un lavoro tragicomico, peccato che non se ne fece più nulla, per motivi che ancora non sono stati ben capiti.

È un peccato perché Bacchelli era alla prima esperienza come librettista e con il suo estro letterario avrebbe sicuramente contribuito a impreziosire la produzione lirica, ma lo è anche per Bastianelli, autore di molta musica da camera e sinfonica e piuttosto sfortunato con l’opera, visto che di quest’ultima attività ci rimangono una composizione buffa, “La scala” (solamente la sceneggiatura) e un Balletto toscano incompiuto. Tra l’altro, il musicista toscano morì suicida nel 1927, a poca distanza dal periodo di lavorazione di questo libretto, quindi anche la morte improvvisa incise sul destino della collaborazione.

I personaggi riscoperti nel 2002 sono presto detti: si sta parlando di Filippo di Carrizales, l’anziano marito di Leonora (il geloso del titolo del racconto), Luigi, portinaio e schiavo eunuco, Loaysa, un giovane poco raccomandabile di Siviglia e la dama di compagnia della stessa Leonora, Marialonso. I protagonisti erano identici rispetto alla versione di Cervantes, mentre il finale scelto da Bacchelli risultava differente in confronto a quello originale: come spiega lo scrittore spagnolo, infatti, il geloso Filippo muore in maniera inaspettata, ma lascia in eredità le sue ricchezze, le quali fanno la gioia dei genitori di Leonora, lasciando all’asciutto soltanto la governatrice.

Il resto si può soltanto immaginare. Gli anni Venti del XIX secolo non erano forse il periodo più adatto per il genere buffo, divenuto obsoleto già nell’800, ma forse il pubblico avrebbe apprezzato il risultato di una collaborazione fraterna, quello che spesso mancava tra librettista e compositore. Se non altro l’insistenza e la passione di Miriam Donadoni Omodeo ha consentito di accendere un faro sul lavoro, anche se a distanza di tanto tempo, una “fortuna” postuma che non ha arriso a molti altri manoscritti che sono andati perduti o che si trovano dispersi in carteggi e biblioteche.

Su Bastianelli ha aleggiato sempre una sorta di “maledizione dell’opera”: prolifico dal punto di vista critico e saggistico, lo stesso non può dirsi per quel che riguarda la musica, con un balletto e un’opera incompiuti e questo libretto ultimato ma non utilizzato su cui ha pesato la tragica conclusione della sua vita. Giunto infatti a Tunisi insieme a un amico, di lui non si seppe praticamente nulla fino a quando i giornali locali non parlarono dell’improvvisa morte, senza troppi dettagli: un suicidio, come ci si affrettò a spiegare all’epoca, ma non mancarono i dubbi e le ipotesi di un delitto abbastanza oscuro.