Il barbiere di Siviglia

Alla Scala di Milano torna, dopo sei anni di assenza, Il barbiere di Siviglia.

L’autunno scaligero, tutto dedicato al cigno di Pesaro, prosegue, dopo L’Italiana in Algeri, con il titolo forse più noto e rappresentato del catalogo rossiniano: Il Barbiere di Siviglia. Un titolo popolarissimo e spesso dato in pasto ai giovani, alle Accademie, come si è verificato anche qui alla Scala nel 2015, spesso con risultati dubbi che portano da commedia a tragedia. 

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Maxim Mironov, Marco Filippo Romano, Svetlina Stoyanova, Mattia Olivieri, Nicola Ulivieri, Lavinia Bini e Costantino Finucci.

Non è questo il caso, per fortuna, del nuovo allestimento scaligero, nel complesso decisamente riuscito.

Nel primo atto, all’appressarsi di Figaro, il Conte di Almaviva si ritira “sotto quegli archi” che nella visione del regista Leo Muscato, sono diventati l’arcoscenico e le quinte di un grande teatro liberty. I colori prevalenti sulla scena (a cura di Federica Parolini) sono i toni del verde, dell’azzurro scuro e del marrone. I protagonisti della Commedia sono diventati membri di una compagnia teatrale, Rosina è la prima ballerina ed indossa un tutù alla Degas, Berta è la sua insegnante di danza, Bartolo il capocomico e Figaro un tuttofare del teatro. L’idea della metateatralità non è sicuramente nuova, la si è già vista in molte produzione, ma in questo caso è apprezzabile la cura nei particolari e il riuscito richiamo all’atmosfera polverosa e decandente della cultura di fine Ottocento. Questa melanconia fin de siècle è resa anche grazie alle perfette luci di Alessandro Verazzi e ai costumi ricchi di rimandi pittorici di Silvia Aymonino. Particolarmente suggestiva la scena del temporale nel secondo atto, quando la sgangherata compagnia di ballo en travesti danza (coreografie di Nicole Kehrberger) in tutù intorno a Rosina addormentata, e riporta alla memoria il Milkweed Ballet di Fantasia (Disney 1941). 

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Marco Filippo Romano e Svetlina Stoyanova.

Sul fronte musicale la prova del Maestro Riccardo Chailly è veramente di altissimo profilo, una direzione attenta, minuziosa, che rispetta quasi in modo sacro lo scritto rossiniano, ogni note è esaltata, in un meraviglioso gioco musicale mai eccessivamente roboante, colorato e non psichedelico come è giusto che sia. Meravigliosa per compattezza e bellezza del suono l’orchestra del Teatro alla Scala, che esegue la partitura nella sua forma integrale, una sempre sicura conferma, così come lo è il sempre encomiabile Coro del Teatro alla Scala, diretto da Alberto Malazzi. I recitativi sono accompagnati, con grande perizia, al fortepiano dal maestro Paolo Spadaro Munitto.

Nel ruolo del titolo Mattia Olivieri, la vera rivelazione di questa produzione: il giovane baritono bolognese regala al pubblico scaligero un Figaro che rasenta la perfezione, la voce ha uno stupendo colore, l’emissione è sicura, non cade mai in defaillances tecniche e copre perfettamente la grande sala del Piermarini; il suo è un barbiere giovane, scattante, dalle movenze che ricordano un Arlecchino servitore, conquista il pubblico e riceve meritatissimi applausi.

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Marco Filippo Romano e Nicola Ulivieri.

Se Figaro è la rivelazione della serata, Bartolo è una sicura conferma, un Marco Filippo Romano ispirato, perfettamente calato nel personaggio e mai eccessivamente macchiettistico. La sua è una prova di grande classe scenica, la voce è sempre sicura, ben timbrata, dallo splendido colore ed ineccepibile tecnicamente, anche nei difficili sillabati. Una prova da ricordare. 

Maxim Mironov, spesso ospite della Scala nelle produzioni rossiniane, offre al pubblico il suo Conte delicato e gentile, la voce è educata e puntuale, una prova di eleganza, anche nella sua persona, un piacere ascoltare un canto così soave e al contempo sonoro. Notevole la sua prova nella impervia aria di chiusura “Cessa di più resistere”.

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Svetlina Stoyanova

Stelina Stoyanova è una Rosina giovane, fresca ed ingenua, la voce è caratterizzata da un piacevole vibrato, un bel colore ed una buona tecnica che unite alla bella presenza scenica creano un delizioso personaggio. 

Buona la prova di Nicola Ulivieri un Basilio meno tonante rispetto a quanto siamo abituati a sentire ma non per questo meno efficace che raccoglie applausi nella irresistibile aria della calunnia. 

Concludono il cast Lavinia Bini, una simpaticissima e musicale Berta ed il corretto Costantino Finucci (Fiorello-Un ufficiale). 

Gli artisti ed il Direttore vengono salutati da lunghi e sentiti applausi di una Scala che per un attimo è sembrata piena di persone, nonostante i limiti ancora in atto, si replica fino al 15 ottobre: uno spettacolo da non perdere. 

IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Dramma comico in due atti su musica di Gioachino Rossini
Libretto di Cesare Sterbini dalla commedia Le barbier de Séville
di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais

Il conte d’Almaviva Maxim Mironov
Bartolo Marco Filippo Romano
Rosina Svetlina Stoyanova
Figaro Mattia Olivieri
Basilio Nicola Ulivieri
Berta Lavinia Bini
Fiorello /Ufficiale Costantino Finucci

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del coro Alberto Malazzi
Fortepiano Paolo Spadaro Munitto
Regia Leo Muscato
Scene Federica Parolini
Costumi Silvia Aymonino
Luci Alessandro Verazzi
Coreografia Nicole Kehrberger

FOTO BRESCIA/AMISANO – TEATRO ALLA SCALA