Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker al Teatro alla Scala

Non sono mai stato bravo in quella specie di gioco del dito più veloce che è l’apertura vendite online dei concerti più richiesti. Saranno le varie connessioni internet a cui mi appoggio solitamente, che condividono la capacità di scatto delle tartarughe, oppure semplicemente sopravvaluto i miei riflessi. Con mio sommo stupore, l’altro giorno sono invece riuscito a comprare un biglietto per il concerto dei Wiener Philharmoniker al Teatro alla Scala con la direzione di Riccardo Muti. Ecco quindi qualche parola su questa serata speciale, tutta Romanticismo Tedesco e tutta composizioni “in re”. Si è iniziato con Meeresstille und glückliche Fahrt di Mendelssohn, splendida quanto poco eseguita ouverture da concerto, ispirata a testi di Goethe. La bella orchestrazione ne è uscita sempre valorizzata, fin dalla placida introduzione, condotta dagli archi con impeccabile fraseggio. Memorabile anche il momento della fanfara delle trombe che simboleggia il porto di destinazione.

Si è passati quindi alla più famosa Quarta Sinfonia di Schumann, eseguita nella comune seconda versione del 1851. La lettura di Muti è stata sostanzialmente caratterizzata da tempi piuttosto lenti, risultando nel complesso solenne e cupa. Evidente la ricerca degli ultimi anni verso una drastica riduzione del gesto, che sottolinea solo alcuni dettagli e l’impalcatura ritmica. Su questo tema il Maestro si è espresso più volte, ricordando fra l’altro conversazioni con Carlos Kleiber sull’estrema conseguenza del processo, l’assenza del gesto. Ai Wiener il compito di raccogliere, non senza qualche sbavatura negli assiemi (forse giustificabili con il distanziamento tra gli strumentisti), i suggerimenti del direttore, con momenti più riusciti di altri. Tra questi va citata almeno la transizione tra il terzo e il quarto movimento, con gli splendidi timbri degli ottoni viennesi, tanto scuri nei corni e nei tromboni quanto abbaglianti nelle trombe.

Nella seconda parte del concerto, con la Seconda Sinfonia di Brahms, ho avuto invece l’impressione di una totale immedesimazione tra esecutori e brano eseguito. Basta ricordare che fu proprio la Filarmonica di Vienna a tenere a battesimo questa composizione nel 1877 e…c’è poco da dire: se qualcuno pone quel genere discutibilissimo di domanda del tipo “Come si dovrebbe suonare Brahms?”, beh, diciamo diplomaticamente che i Wiener Philharmoniker forniscono un esempio molto valido. In questo caso Muti è apparso più generoso nel sottolineare le molte sfumature e i particolari di una partitura che esegue ed evidentemente ama da svariati decenni. Il bis finale, il Kaiserwalzer di Johann Strauss figlio è, come ha ricordato in alcune parole introduttive il Maestro stesso, non solo il commiato da un secolo che si chiude ma da un intero mondo che scompare. Anche in questo caso esecuzione strabiliante e venata di malinconia, forse di consapevolezza del particolare momento storico che stiamo vivendo.

Teatro alla Scala
Wiener Philharmoniker

Direttore: Riccardo Muti

Felix Mendelssohn-Bartholdy  Meeresstille und glückliche Fahrt, op. 27
Robert Schumann Sinfonia n. 4 in re min. op. 120
Johannes Brahms Sinfonia n. 2 in re magg. op. 73