Carmina Burana

“O Fortuna, velut Luna statu variabilis! Semper crescis aut decrescis” con questi versi, tratti da un importante componimento medievale, Carl Orff, autore del Novecento tedesco, apre i suoi Carmina Burana e ci proietta in un complesso viaggio misterico. 

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Federico Longhi

Con il titolo “Carmina Burana” ci riferiamo ad un codice miniato conservato alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, il volume è composto da 228 componimenti poetici tardoantichi e medievali, che presentano anche una notazione musicale per noi di difficile interpretazione. Nel 1935 il bavarese Carl Orff, noto anche per i suoi trattati di pedagogia, decide di dare nuova voce musicale a questi testi, seguendo la sua passione per la letteratura antica che lo porterà poi a scrivere opere ispirate alla tragedia greca e alle favole dei fratelli Grimm. Nei sessanta minuti di musica si alternano tematiche che toccano l’amore sensuale, la gioia per la primavera, la dissolutezza morale della chiesa ma anche l’esaltazione del buon cibo e del vino, tutti questi aspetti della vita sono incorniciati, nel prologo e nel finale dal confronto con la Fortuna Imperatrix Mundi, una dea pagana capricciosa ed inaffidabile che gioca con gli esseri umani. La cantata scenica scritta da Orff debuttò a Francoforte sul Meno nel 1937 e in Italia alla Scala nel 1942, conoscendo un successo senza sosta, grazie soprattutto al famosissimo prologo, dalle sonorità cupamente escatologiche, usato spesso dai media per evocare gli scenari più tragici del “secolo breve”.


Il teatro Regio di Parma sceglie i Carmina come secondo spettacolo del suo cartellone estivo, nella cornice del Parco della Musica, l’esecuzione nella serata del tre luglio è stata purtroppo funestata da condizioni meteorologiche poco favorevoli che, dopo un inizio posticipato preventivamente di qualche minuto, hanno poi costretto ad annullare lo spettacolo. La nostra recensione, pertanto, è limitata a quanto visto, ossia sino all’inizio della seconda parte, “In teberna”.

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Sergio Alapont

È stato un vero peccato non aver potuto completare l’ascolto del capolavoro di Orff che, in questa edizione e per quanto potuto ascoltare, sembrava davvero di ottimo livello. 

La compagine del Coro del Teatro Regio di Parma entra in scena in un clima di raccoglimento, ogni artista in abito da sera di color nero, e, dopo avere raggiunto la propria postazione, in più file disposte sotto la tettoia del barsò, ha inizio l’esecuzione.

Il Maestro Sergio Alapont con gesto fermo e preciso invita I percussionisti de La Toscanini, disposti alla sua destra e alla sua sinistra, a suonare i primi accordi della partitura (in questo caso si sceglie la versione per soli, coro, due pianoforti e percussioni) e ad unirsi con la compagine corale nel celebre brano “O fortuna”; durante l’esecuzione di questo incipit, caratterizzato da impressionante potenza sonora ed espressiva, spira tra gli alberi del parco una brezza che sembra divenire sempre più intensa mentre il cielo notturno viene rischiarato in lontananza da bagliori violacei dovuti ai lampi che annunciano l’imminente temporale con l’effetto di una suggestione apocalittica.

Particolare rilievo, nella versione musicale adottata, assumono i due pianoforti suonati, in questa occasione dal Maestro Giulio Zappa e il Maestro Dario Tondelli. Con grande maestria e perizia questi ultimi, tra i più acclamati del panorama odierno, rendono possibile la perfetta amalgama melodica con i suoni, spesso potenti e tonanti degli strumenti a percussione. Una menzione particolare merita il Maestro Giulio Zappa, un vero virtuoso, che sa muoversi con disinvoltura tra i dettami dell’autore dando prova di abilità magistrale nel creare con encomiabile precisione e flessibilità le diverse atmosfere sonore che fanno da substrato ai singoli episodi del racconto. I percussionisti de La Toscanini risultano espressivi e puntuali, sanno creare colori sonori variopinti e variegati come richiesto dall’autore. Il Maestro Alapont imprime al capolavoro di Orff una lettura lucida che riesce ad alternare perfettamente, grazie al lavoro d’intesa con i musicisti, le atmosfere religiose a quelle ricche a di eros e ad altre evocative di visioni pagane come previsto in partitura.  Grande è anche l’equilibrio ritmico e sonoro nel rapporto tra percussioni, pianoforte, gli elementi del coro e i singoli interpreti dai quali il Maestro ottiene una tavolozza di colori e sfumature di grande suggestione. 

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Giulio Zappa

Sugli scudi la prova del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato dall’inossidabile Maestro Martino Faggiani, in grado di esaltare, con meticolosa cura, ogni singola frase e di creare così, con adeguata potenza espressiva, l’atmosfera idonea al momento di volta in volta raccontato. Ecco allora che alla potenza del celebrato “O fortuna”si alternano momenti dove, un sapiente articolato di frasi in pianissimo, il clima sonoro diviene etereo e rarefatto con risultati di notevole fascinazione.

Dei singoli solisti intervenuti, Giove pluvio ci ha consentito di poter ascoltare solo la voce del baritono Federico Longhi, già presente a Parma per la produzione, nel ruolo del titolo, di “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti (sempre al Parco della Musica). Il cantante si destreggia con sicurezza in una scrittura vocale che predilige una tessitura centrale con soventi incursioni nella regione medio-acuta, il timbro vellutato e il bel colore limpido del mezzo, rendono l’interprete accorato ed efficace.

Purtroppo non abbiamo potuto ascoltare le voci degli altri solisti coinvolti, il soprano Hasmik Torosyan ed il tenore David Astorga.

Il pubblico accorso numeroso per l’occasione (nei limiti del rispetto del distanziamento imposto dalle regole anti-Covid) segue attentamente l’esecuzione, con la discesa delle prime gocce di pioggia rimane seduto al proprio posto aprendo, ove possibile, qualche ombrello, ma l’aumentata intensità della precipitazione prova un veloce fuggi fuggi che si accompagna al veloce ritiro degli artisti sul palco. Dopo qualche minuto, la pioggia non accenna a smettere e pertanto arriva l’annuncio che tutti non volevamo sentire, quello dell’annullamento dello spettacolo.

Lo spettacolo è andato poi in scena in replica e senza imprevisti meteo lunedì 5 luglio 2021.

Carmina Burana
Cantiones profanæ cantoribus et choris, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis

Musica
CARL ORFF
Versione per soli, coro, due pianoforti e percussioni

Direttore
SERGIO ALAPONT

Soprano HASMIK TOROSYAN
Tenore DAVID ASTORGA
Baritono FEDERICO LONGHI
Pianoforte GIULIO ZAPPA, DARIO TONDELLI

PERCUSSIONISTI DE LA TOSCANINI
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Maestro del Coro
MARTINO FAGGIANI

FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DEL TEATRO