Aida – Circo Massimo, Roma
Il Circo Massimo è cornice quanto mai suggestiva per Aida, che è opera dagli aspetti maestosi e che più di ogni altra riassume e rilancia quell’esotismo che tra Otto e Novecento guarda al lontano e all’antico. Eppure nell’allestimento di Davide Livermore, ideato per il Costanzi nel 2023 e ora ripensato per le affascinanti rovine di Roma, la spettacolarità è strettamente connessa alla riflessione. Più che alla celebrazione della magnificenza, la scena appare infatti orientata alla rappresentazione del conflitto e ancor di più della violenza, vista come forza primitiva e brutale che riesce a guidare dall’interno anche una società ordinata ed evoluta. Emblematica in questo senso la scena del trionfo, con le proiezioni che contrastano con gli splendori del corteo, conferendogli un carattere antiretorico e angosciante: un uomo nudo, mostrato dunque nella fragilità del suo corpo, in fuga dalla guerra o forse costretto a misurarsi con il campo di battaglia. In generale i video di D-WOK evocano simbolicamente quanto sta accadendo nell’animo dei personaggi, assolvendo in tal maniera ad una funzione del tutto analoga a quella della musica. Anche i balletti di Carlo Massari, raccontano una selvaggia brutalità, con movimenti geometrici e marcati, che però vengono impiegati anche nei frangenti che avrebbero richiesto una maggiore sensualità e morbidezza. Le scenografie di Giò Forma ricreano un Egitto fantastico che pare più guardare al futuro che al passato, e così anche i preziosi costumi di Gianluca Falaschi, che presentano però molti richiami allo stile esotico della Belle Époque. Le luci di Fiammetta Baldiserri producono atmosfere notturne, talora livide o grigiastre e spezzate dagli ori abbaglianti del potere, mentre una luce più schietta e vera è riservata soltanto al finale: un epilogo che si ricollega all’inizio, laddove Aida era idea di pura bellezza, “forma divina” che rapisce verso l’alto.

La forza cieca e selvaggia è dunque al centro della rappresentazione e pone in secondo piano lo scontro del potere politico e religioso e perfino la componente sensuale; e tuttavia la regia di Livermore, nel suo tenere insieme monumentalità, pensiero e intimismo, si allinea con la tinta di Aida, in cui la magniloquenza del grand opéra convive con il cesello della musica da camera, così come anche mostratoci dall’interpretazione di Daniele Callegari. Il direttore infatti, nonostante l’amplificazione e i rumori della strada, tenta di restituirci la finezza della partitura e delinea un racconto ben differenziato nelle sue parti intime e cameristiche e in quelle corali e maestose, anche se non sempre egualmente definito. Pur con qualche sfasatura, l’attacco in pianissimo, disturbato per giunta da un’ambulanza ma tenuto eroicamente, ci introduce in un primo atto attento e delicato, mentre il trionfo alterna cori superbi, resi con energia e compattezza dal Coro diretto da Ciro Visco, a una marcia tutto sommata dimessa, in accordo con la regia. Il terzo atto ha poi un attacco tremulo e vibrante scorre con grande fluidità e viene accuratamente modulato nella dinamica. Anche il processo fluisce tra effetti di forte e di piano, in uno stile raccolto e terribile, ed assume un tono epico lo scontro di Amneris con i sacerdoti, con gli interventi del Coro ancora omogenei e vigorosi. Salda è infine la conclusione, tracciata con trasparenza e raffinatezza.
Aida è Elena Stikhina che ha una partenza un po’ incerta con un “Ritorna vincitor” poco definito e con qualche difficoltà nei fiati e un duetto con Amneris meglio caratterizzato ma ancora piuttosto generico. Si impone tuttavia con rilievo in “Cieli azzurri”, dove il canto è legato e trasparente, con una saldissima tenuta delle note e uno stile toccante e assai coinvolgente. Ha poi un’intensa espressività nel duetto con il padre e in quello con Radames, avvalendosi di un fraseggio vario e ricco di sfumature. E’ dunque nel terzo atto che la Stikhina fa emergere con forza il conflitto di Aida, mentre nel quarto un canto terso e delicato ci mostra l’orizzonte trascendente e trasfigurante nel quale, ormai sconfitti dalla violenza della storia, si proiettano i due amanti.

Nel ruolo di Radames è Ivan Magrì, dagli acuti svettanti e dai fiati saldamente tenuti, ma con una moderata consistenza, soprattutto nel grave. E’ luminoso e avvolgente in “Celeste Aida” di cui esalta particolarmente la linea e l’ampiezza melodica. Molto energico e appassionato nel duetto con l’amata, ha poi un contegno di grande nobiltà nel confronto con Amneris, mostrandosi qui di maggiore nitidezza e omogeneità. Nell’epilogo infine lo slancio è ancora molto melodico, ma più delicato rispetto all’inizio e di sfavillante lucentezza.
Angela Meade si cimenta nel ruolo mezzosopranile di Amneris, esibendo volume e rotondità anche nei gravi e padroneggiando con sicurezza i salti tra i diversi registri. Fin dal suo ingresso mette in luce la doppiezza del personaggio con un canto dolce e mellifluo che diviene subito incisivo e aggressivo. E’ sensuale in apertura del secondo atto ed ha uno scavo alquanto drammatico nel confronto con Aida. Plasma “Già i sacerdoti adunansi” con grande varietà di fraseggio e durante il processo si avvale di accurate mezze voci in un gioco dinamico alquanto raffinato. Annichilita dal dolore, suggella l’opera con un’invocazione trasparente e straziante.
Molto energico l’Amonasro di Ernesto Petti, dall’emissione rotonda pur con qualche perdita di volume nelle parti più gravi. Riesce particolarmente scolpito e penetrante il suo duetto con la figlia.
Ha una linea sinuosa e frasi sbalzate il Ramfis di Alex Esposito, anche se talora di moderata consistenza. Il suo “Dio custode e vindice” si staglia con forza ed eleganza, mentre ha uno stile autorevole e tonante nel corso dell’interrogatorio.
Potente e compatta la vocalità di Adriano Gramigni che interpreta un Re solenne e accorato. Tersa e di salda estensione la Sacerdotessa di Veronica Marini, il cui canto si libra leggiero e sacrale. Chiaro e drammatico il Messaggero di Andrea Schifaudo, pur con qualche imprecisione nell’intonazione.
Molto applauditi la Stikhina, la Meade e Magrì. Calorosi consensi per la direzione di Callegari.
AIDA
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica Giuseppe Verdi
Direttore Daniele Callegari
Regia e movimenti coreografici Davide Livermore
Maestro del Coro Ciro Visco
Regista Collaboratrice Chiara Osella
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Fiammetta Baldiserri
Video D-WOK
Coreografo Associato Carlo Massari
PERSONAGGI INTERPRETI
Aida Elena Stikhina
Amneris Angela Meade
Radamés Ivan Magrì
Amonasro Ernesto Petti
Ramfis Alex Esposito
Il re Adriano Gramigni
La sacerdotessa Veronica Marini
Il messaggero Andrea Schifaudo
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Foto: Fabrizio Sansoni – Opera di Roma
