Concerti

Daniele Gatti, ciclo Beethoven I – Teatro del Maggio, Firenze

In principio fu Beethoven. O forse alla fine, giacché le sue sinfonie sono punto di arrivo e punto di partenza, sintesi del classicismo settecentesco e fonte di ispirazione della musica romantica, da Schumann a Berlioz, da Wagner a Brahms. E proprio dal Sordo di Bonn riparte Daniele Gatti tornando sul podio del Maggio come suo direttore principale, in un concerto attesissimo, per la stima davvero sconfinata che il Maestro si è guadagnata negli anni con il pubblico fiorentino, promuovendo iniziative di altissimo livello anche nei momenti più difficili della Fondazione e instaurando con l’Orchestra una speciale sintonia. Un evento molto atteso anche perché questo ritorno avviene appunto con Beethoven, in un percorso che prevede l’integrale delle sinfonie e che si inserisce in continuità con i grandi cicli dedicati da Gatti prima a Ciaikovskij, poi a Honegger e infine a Brahms. Ora si punta dunque al cuore della sinfonia, a quell’esperienza artistica che si è imposta da subito come modello imprescindibile e forse insuperabile, e comunque snodo fondamentale per la codifica di quella forma che è divenuta la prova suprema del compositore.

La prima tappa del ciclo fotografa tre momenti dello sviluppo dell’arte beethoveniana, con l’esecuzione della Prima, della Quarta e della Settima, mostrandoci dunque il passaggio dall’impostazione geometrica e cristallina del Settecento viennese a uno stile spiccatamente personale e innovativo., se non addirittura rivoluzionario. In queste tre composizioni, dove non risuonano direttamente i tormenti della Storia e le istanze dell’Ideale, l’interesse compositivo appare principalmente rivolto all’elaborazione del ritmo e della melodia e al canto di una luminosa vitalità. Queste tre opere condividono inoltre l’attacco in un tempo lento, secondo una formula impiegata soprattutto da Haydn, da cui tra l’altro la Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21 trae diretta ispirazione. Qui la lettura di Gatti mette in evidenza la nitidezza delle frasi e l’energia che attraversa l’intera composizione, pur esprimendola in una modalità trattenuta, a partire dal primo movimento dove la tensione si accumula per poi venire rilasciata secondo misura, senza indulgere a effusioni irruenti e plasmando una forma che resta comunque, anche nella forza degli archi, fortemente ancorata alla perfezione classica. Nell’Adagio cantabile con moto lo sviluppo ritmico realizza poi un tappetto sonoro avvolgente, mentre nel Minuetto e poi nel Trio viene fatto emergere più significativamente il dialogo tra le famiglie degli strumenti. Il quarto movimento viene infine cesellato da un’accurata esaltazione dei timbri e dall’impiego di un più accentuato contrasto dinamico.

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Daniele Gatti

L’esecuzione della Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 è invece contraseggnata da una costante ricera di sintesi tra ritmo e cantabilità, con un suono analitico e suddiviso ma lasciato espandere con libertà, mai schiacciato o ridimensionato nel suo vigore. L’attacco è grave e maestoso per esplodere poi in una grande vivacità, non priva di leggerezza. Di ampio respiro l’Adagio, morbido e fluido in un’attenta differenziazione dei piani sonori, mentre lo Scherzo procede con un intenso andamento ritmato. L’Allegro ma non troppo chiude in modi brillanti un’interpretazione che sa coniugare vitalismo e trasparenza.

La Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 ha nel Poco sostenuto un attacco segnato da qualche imprecisione rispetto agli inizi delle due precedent esecuzioni e nel Vivace fluisce con tempi spediti, in un procedure solare, chiaro e distinito, che ci mostra il formarsi di ogni cellula ritmica che si aggrega nel tema. Nettamente scandito il ritmo dell’Allegretto, nel trasparente sovrapporsi delle linee e degli strumenti, a creare una struttura tanto geometrica quanto emotivamente coinvolgente, pervasa da un’indefinita drammaticità. Il Presto riafferma il primato del ritmo, con nitore ed esuberanza, e ci introduce all’energia del finale, delineato con salda puntualità, ma senza essere travolgente: una danza che nella visione di Gatti non è sfrenata ma appassionata ed elegante, punto di equilibrio tra apollineo e dionisiaco.

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21
Adagio molto – Allegro con brio
Andante cantabile con moto
Minuetto. Allegro molto e vivace
Adagio – Allegro molto e vivace

Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60
Adagio – Allegro vivace
Adagio
Allegro vivace
Allegro ma non troppo

Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Poco sostenuto – Vivace
Allegretto
Presto
Allegro con brio

Direttore
Daniele Gatti

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino