Spettacoli

Dido and Æneas – Monteverdi Festival 2026, Mantova

Dido and Æneas a Mantova per il Monteverdi Festival 2026.

Sono circa ottanta gli anni che separano la prima del capolavoro di Purcell, avvenuta alla Josias Priest’s Boarding-School di Chelsea nel 1689, e l’inaugurazione del Teatro Bibiena a Mantova, nel 1769. Ai due capolavori che hanno le loro radici nello stupor barocco, è stato aggiunto un terzo elemento la messa in scena di Dido and Æneas, proprio nella città di Virgilio ed esattamente sotto la statua lignea che lo rappresenta nel meraviglioso teatro scientifico. Un mosaico di rimandi storici e artistici che si sono perfettamente incastrati in una rappresentazione che ricorderemo a lungo. La suggestione del preziosissimo scrigno dei Bibiena ha permesso di limitare l’impianto visivo, veramente superfluo ed inutile rispetto a tanto spettacolo architettonico: sono bastate poche luci ed un intelligente uso degli spazi del teatro (mise en espace Michele Pasotti) per creare una forma scenica perfetta. Un vero e proprio temporale musicale che ha scosso il teatro mentre le streghe Shakespeariane dai neri mantelli inquietavano realmente il pubblico.

L’opera è stata preceduta, per sostituire in un certo senso il prologo perduto, dalla esecuzione di The Instrumental Musick used in The Tempest di Matthew Locke (1621-1677), un modo intelligente per introdurci ai mari tempestosi evocati poi anche nella partitura. Senza soluzione di continuità si è passati poi allo spartito di Purcell, esempio sommo di concretezza ed incisività drammaturgica. Un’opera breve, della durata di sessanta minuti circa, che, attraverso l’adozione di una scrittura lineare ed essenziale, riesce ad assicurare lo sviluppo di una costante tensione narrativa ed emotiva.

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Luciana Mancini

Il componimento, considerato a buon diritto il capolavoro del barocco inglese, gode oggi di grande fortuna e sempre più frequente è la sua presenza nei cartelloni dei principali teatri del mondo. Fatto oltremodo curioso se si pensa alla genesi filologica della partitura: non risultano, infatti, copie o stampe dell’epoca dell’autore giunte sino a noi. La musica, così come noi la conosciamo, deriva da manoscritti approntati dalla prestigiosa Academy of Ancient Music di Londra in occasione di una esecuzione del 1774. In questi spartiti che discendono a loro volta da copie precedenti di inizio Settecento, è inevitabile ed impossibile escludere la presenza di alcune, pur minime, modifiche rispetto alla volontà dell’autore. Dei quattro manoscritti giunti completi sino ai giorni nostri, Pasotti sceglie di seguire, sulla scorta degli studi recenti di Robert Sahy, quello di Tatton Park, copiato da Philip Hayes, organista e compositore di fama, particolarmente devoto al genio e alla produzione di Purcell.

Il direttore esplora il mondo del compositore inglese con assoluta consapevolezza e mostra piena adesione al segno di un fraseggio diretto ed incisivo. La compostezza e la delicatezza del gesto, l’armoniosa sintonia con l’ensemble La Fonte Musica, di cui il direttore è anche fondatore, sottolineano una teatralità fondata su immediatezza ed urgenza espressiva. Si evita la ricerca dell’effetto “fine a se stesso” e, proprio spogliando il racconto di qualunque inutile sovrastruttura, si mettono in luce, con maggiore efficacia, le tensioni e le inquietudini emotive dei personaggi, in particolare dei due protagonisti, vittime predestinate di un fato ineluttabile. Di concerto con la già citata compagine strumentale, Pasotti riesce a rappresentare una narrazione costruita attraverso sonorità trasparenti e leggere, ritmi incalzanti e, senza indugiare in alcun compiacimento, persegue una drammaticità autentica nel pieno rispetto dello stile e della proporzione del componimento.

Notevole il livello degli interpreti impegnati nell’esecuzione.

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Luciana Mancini, Carlotta Colombo e Anna Piroli

A cominciare da Luciana Mancini che , attraverso una vocalità brunita dal caratteristico timbro setoso, ben rappresenta il fascino della regina di Cartagine. L’ampia cavata dello strumento, in evidenza per ampiezza, consente all’artista di delineare il personaggio attraverso un fraseggio scolpito e un accento permeato di nobile compostezza. In evidente sintonia con la lettura di Pasotti, l’artista offre un ritratto di Didone racchiuso in un perenne presagio di morte e nella consapevolezza dell’imminente rovina che l’aspetta.

Davvero bravo è, al suo fianco, l’Enea di Mauro Borgioni, dalla linea salda e sicura, impreziosita da uno smalto di puro velluto. Dignità, autorevolezza, gravità e sensibilità convivono parimenti nel disegno di un eroe, cui l’artista riesce a donare il giusto spessore interpretativo. Particolarmente riuscito è, in tal senso, il contrasto tra l’abbandono amoroso per Didone, nella scena della caccia, e la tormentata irrequietudine di cui è preda nell’atto di abbandonare la sua amata.

Luminosa e squillante la Belinda di Carlotta Colombo, in perfetta antitesi con la triste malinconia della regina di Cartagine. In particolare evidenza, nella prova dell’artista, sono l’eleganza e la compostezza dell’emissione.

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Alex Potter, Alena Dantcheva e Francesca Cassinari

Alex Potter veste i panni della Maga ed assolve al compito con onore, grazie ad un canto sempre ben impostato. Caricando l’accento di sinistra perfidia, assicura inoltre al personaggio la giusta dose di malvagità evitando inutili forzature caricaturali.

Alena Dantcheva e Francesca Cassinari, rispettivamente Prima e Seconda strega, riescono a far emergere, con la giusta ironia, il lato più oscuro dei propri personaggi.

Cristina Fanelli, nei panni di uno Spirito, sfoggia un canto autorevole nell’imporre ad Enea il comando della partenza da Cartagine.

Aggraziata e leggiadra, nel canto come nella figura, Anna Pirolli, la Seconda Donna; scanzonato e ben coinvolto il Marinaio di Massimo Altieri.

Di indubbio valore, infine, anche il contributo del coro, capace di trovare accenti di liliale spensieratezza per far da sfondo al tenero incontro dei due infelici amanti del titolo. Altrettanto incisive sono, poi, la scena della caverna, contrappuntata con impertinente sagacia, e l’introduzione del terzo atto, scandita dal canto vigoroso dei marinai. L’apice di questa prova viene raggiunto, tuttavia, nel finale, dopo la morta di Didone, una pagina toccante e commovente, sottolineata con accenti di struggente drammaticità.

Nonostante la calura, il pubblico presente, che esauriva la magnifica sala in ogni ordine di posto, esplode al termine in un tripudio di applausi, rendendo il giusto merito ad una serata davvero emozionante.

DIDO AND AENEAS
Opera in un prologo e tre atti
Libretto di Nahum Tate
Musica di Henry Purcell

Didone Luciana Mancini
Enea Mauro Borgioni
Belinda Carlotta Colombo
La Maga Alex Potter
Un Marinaio Massimo Altieri
Prima Strega Alena Dantcheva
Seconda Strega Francesca Cassinari
Seconda Donna Anna Piroli
Uno Spirito Cristina Fanelli

La Fonte Musica

Direzione e mise en espace Michele Pasotti

Foto: Monteverdi Festival