Concerti

Great Operatic Arias – Gstaad New Year Music Festival, Rougemont

Asmik Grigorian incanta Gstaad.

Il 3 gennaio 2026 abbiamo assistito ad un altro imperdibile evento del Gstaad New Year Festival che quest’anno terminerà il 10 gennaio. Qui potete trovare il link al concerto del 2 gennaio che riporta anche tutte le informazioni relative a questa straordinaria manifestazione. In questa sede vogliamo spendere qualche parola anche per splendida chiesa che ha ospitato i due concerti. Il piccolo borgo di Rougemont ha infatti una storia peculiare, possedeva un monastero fondato da monaci cluniacensi intorno al 1070. Se molti degli edifici del complesso sono andati persi, resta la splendida chiesa romanica risalente alla fine dell’XI secolo, seppur con modifiche del 1450. Nello spazio a pianta cruciforme, articolato in tre navate, la musica si é trasformata in una esperienza ancora più intensa e spirituale. Una serata che vuole rappresentare un omaggio al grande repertorio operistico romantico; ad offrire queste pagine meravigliose è una delle dive più acclamate del momento, Asmik Grigorian, accompagnata al pianoforte da Tommaso Lepore.

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Asmik Grigorian

La prima parte del programma è incentrata sulla produzione di Giacomo Puccini, uno degli autori più passionali della tradizione operistica italiana.
Si inizia con l’aria da Madama Butterfly “Un bel dì vedremo”. Basterebbe l’incipit del brano, attaccato con un fil di voce, per renderci testimonianza della grandezza del soprano lituano, protagonista del concerto. Non un magistero tecnico o una perfezione esecutiva fine a se stessa, si badi bene, ma un meditato scavo psicologico nel significato espressivo del testo musicale. Ecco, allora, come l’intensità dell’emissione venga calibrata sfruttando pause e dinamiche, in crescendo o diminuendo, e, ancora, il peculiare colore della voce asservito all’autenticità drammaturgica del momento. Nella interpretazione della Grigorian, Cio-Cio-San vive l’attesa del ritorno di Pinkerton inizialmente con un controllo misurato, come ben si conviene alla cultura giapponese, ma, di mano in mano che il brano si avvia verso il finale, il canto si carica di fremito e palpitazione sino all’esplosione conclusiva.
A seguire, il valzer di Musetta da La bohème. In questa pagina, dai toni decisamente più rassicuranti, Grigorian sfrutta un canto sul fiato da manuale, ma rifugge ogni possibile caricatura civettuola, trovando accenti di malinconico disincanto, come un presagio drammatico che preannuncia il finale tragico della vicenda. La terza eroina pucciniana della serata è Tosca, qui presentata con il celeberrimo “Vissi d’arte”. Dopo un attacco in crescendo, di impeccabile precisione, la pagina si sviluppa attraverso il contrasto tra timore reverenziale ed espansione voluttuosa, dando vita ad una supplica dolorosa e toccante. Subito dopo, con l’aria di quarto atto di Manon Lescaut, “Sola, perduta, abbandonata”, il soprano raggiunge uno degli apici (a dire il vero uno dei tanti) della serata. Una linea di canto che si espande attraverso una profusione di colori e di intenzioni, una tavolozza di tinte espressive che si innestano l’una nell’altra sfruttando infinitesimali sfumature. Per non parlare, poi, della proiezione del registro acuto, nella cui fermezza leggiamo tutto lo sgomento e la disperazione del personaggio.

Le melodie pucciniane lasciano il posto a Pëtr Il’ič Čajkovskij e al suo immortale capolavoro Evgenij Onegin. Proprio da quest’opera è tratta “l’aria delle lettere” di Tat’jana, una delle pagine più suggestive dell’intero componimento. Un brano complesso ed articolato che, nell’esecuzione della Grigorian si ammanta di predestinazione, inquietudine, tormento romantico, dubbio e perdizione. Un fluire continuo di emozioni, sbalzato con l’intensità dell’emissione e lo slancio di una linea di indiscussa compattezza ed omogeneità.

Con “Il canto alla luna” di Rusalka, dall’opera omonima di Antonín Dvořák, la serata raggiunge un altro momenti di grande emozione. Il soprano lituano riesce, infatti, a dispiegare il proprio canto con massima espansione, in un suggestivo gioco di crescendo, diminuendo, forti e morendo, tutto racchiuso in un delicato costrutto di effetti chiaroscurali. Una esecuzione appassionata e a tratti sognante, capace di conquistare il pubblico, che rimane letteralmente estasiato dalla prova dell’artista.

Nel programma non poteva di certo mancare un omaggio all’immortale arte di Giuseppe Verdi e, nella fattispecie, ad uno dei suoi capolavori più oscuri, Macbeth. Grigorian si esibisce nell’aria di sortita della Lady e si rimane abbaglianti, in primis, dalla maestria con cui il soprano riesca, in pochi istanti, a dismettere i panni della sirena innamorata (Rusalka) e a vestire quelli della perfida protagonista verdiana. Sotto il profilo esecutivo si impongono la fermezza della linea, lo splendore di un registro superiore penetrante, la pienezza dei centri e la naturalezza degli affondi nei gravi. Ed ancora una volta è l’emozione dell’interpretazione a prevalere, attraverso una lettura del brano insinuante e di strisciante perfidia, dove il dubbio e l’insicurezza di un momento lasciano ben presto il posto alla diabolica risolutezza. Una prova maiuscola che scatena un boato di applausi da parte del pubblico presente.

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Tommaso Lepore

Fondamentale, per la riuscita della serata, è anche il contributo, al piano, di Tommaso Lepore che, attraverso l’indiscusso valore di un ottimo eclettismo stilistico, sottolinea la fervente carica emotiva di ogni singolo brano. Non solo una pregevole simbiosi con l’arte di Asmik Grigorian, ma anche la raffinata maestria nello spaziare, ad esempio, dalla raffinatezza neoclassica di un brano come “Le Tombeau de Couperin” di Maurice Ravel, all’intimo lirismo dell’”Intermezzo op.118 n.2 in La maggiore” di Johannes Brahms. Tra i brani solistici per pianoforte previsti nel corso della serata, spicca poi la “Sonata in Si minore K27” di Domenico Scarlatti, con il suo carattere drammatico e virtuosistico in salsa spagnoleggiante.

Immancabile la richiesta di bis da parte del pubblico entusiasta. Viene scelta, dunque, una pagina pucciniana “O mio babbino caro” da Gianni Schicchi, un brano che, nell’esecuzione della Grigorian, assume una tale tragicità da arrivare dritta al cuore, come la più accorata delle suppliche.
Prima della chiusura della serata, c’è ancora tempo per un altro bis e, questa volta, la scelta cade su di un brano verdiano, l”Ave Maria” dell’Otello, cesellata dall’artista con intimo e toccante raccoglimento.

E all’uscita dalla chiesa splende la luna che si riflette sulla neve, una visione pura e cristallina come l’arte di Asmik Grigorian che con questo concerto ci ha regalato una serata indimenticabile.

Gstaad New Year Music Festival

Great Operatic Arias
brani di Giacomo Puccini, Maurice Ravel, Johannes Brahms, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Antonín Dvořák, Domenico Scarlatti, Giuseppe Verdi

Asmik Grigorian – Soprano
Tommaso Lepore – Piano

Foto: Patricia Dietzi