Lovers Forever Arias – Gstaad New Year Music Festival, Rougemont
Lo “Gstaad New Year Music Festival” arriva alla sua ventesima edizione.
Era il dicembre 2005 quando la Principessa Caroline Murat decise di organizzare un Festival di musica classica a Gstaad, notissima località svizzera. Un evento che, negli anni, é diventato sempre più importante e prestigioso e che ha, ad oggi, al suo attivo, oltre trecento eventi e mille artisti fra cui spiccano, ad esempio, i nomi di Pretty Yende, Marina Rebeka, Fatma Said, Nadine Sierra, Elīna Garanča, Pinchas Zukerman, Roberto Alagna, Jonathan Tetelman e Francesco Meli. Questo grande evento non-profit, oggi sotto il patrocinio di S.A.S. PrinciPe Alberto II di Monaco, giunge alla sua ventesima edizione, in parte sicuramente rattristata dai terribili eventi che hanno colpito la vicina Crans-Montana e la Svizzera tutta. Si é scelto comunque di non interrompere il Festival e, anzi, di affidare alla musica un messaggio di speranza, una luce, pur nella tragedia, che solo questo linguaggio può dare perché come scrisse Johann Sebastian Bach: “La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. Nella suggestiva chiesa romanica di Rougemont abbiamo assistito dunque ad un concerto straordinario che ha visto come protagonisti Anastasia Bartoli e Michael Spyres accompagnati al piano da Vincenzo Scalera.
Tema della serata é stato l’amore, raccontato attraverso l’esecuzione di alcune delle pagine più conosciute del teatro musicale di tutti i tempi.
Il programma del concerto si é aperto nel segno di Gioachino Rossini, omaggiato egregiamente da Anastasia Bartoli, che molti melomani hanno avuto modo di apprezzare nell’ultimo triennio a Pesaro, nell’ambito del pluriacclamato Rof. E se in questi anni il soprano ci ha entusiasmato attraverso le sue interpretazioni di eroine tragiche, per questo concerto la scelta é ricaduta su Rosina, protagonista del dramma semiserio più famoso ed amato del pesarese, ovvero Il barbiere di Siviglia. Nell’esecuzione della Bartoli, la celebre aria di sortita “Una voce poco fa”, si ammanta di una seduzione ammiccante e voluttuosa, come a sottolineare tutta l’arguzia e il carattere peperino del personaggio. Una lettura avvalorata dalla preziosità di una vocalità generosa e facilmente proiettata.
Subito dopo il soprano ha proposto al pubblico un secondo brano solistico, “Ebben ne andrò lontana” da La Wally di Alfredo Catalani. In questa pagina la Bartoli riesce a vestire il fraseggio musicale di struggente malinconia, mantenendo il canto nell’alveo di una pregevole compostezza.
Come già ricordato, la serata ha avuto un secondo grande, protagonista.
Michael Spyres si é presentato al pubblico con un brano rossiniano, omaggio dell’artista ad un autore lungamente frequentato sui principali palcoscenici del mondo. La celeberrima cavatina di Figaro “Largo al factotum” poteva forse sembrare, almeno sulla carta, una scelta curiosa, ma, a conti fatti, questo brano ha testimoniato tutto il rigore e l’eccezionale controllo tecnico di una vocalità da autentico baritenore che spazia, con eguale efficacia, dal registro grave, sonoro e ben appoggiato, a quello acuto, saldo e penetrante. E come non rimanere sbalorditi dal cotè virtuosistico, sciorinato con sorprendente facilità. Anche per Spyres un secondo brano solistico, sempre tratto dal repertorio drammatico, la conosciutissima aria di Canio, “Vesti la giubba” da I pagliacci. Nella scrittura di Ruggero Leoncavallo, leggiamo tutta l’espansione e lo slancio della vocalità del tenore americano, cui va il merito, tra l’altro, di accentare con toccante commozione.
Nel corso della serata, Bartoli e Spyres hanno offerto al pubblico anche alcuni duetti tratti dal grande repertorio operistico italiano.
Nel duetto tra Rodolfo e Mimì, dal finale primo de La bohème, le voci dei due artisti si sono fuse con viva palpitazione e hanno trovato colori di seducente abbandono emotivo.
Poco dopo, i due cantanti hanno indossato i panni di Alfredo e Violetta e, attraverso “Parigi o cara”, hanno espresso tutta la speranza e la dolcezza di un riscatto, tardivo e forse illusorio.
Dopo aver accompagnato, con impeccabile aderenza stilistica, le pagine della grande tradizione operistica italiana, Vincenzo Scalera ha regalato al pubblico due assoli al piano veramente preziosi.
Il primo, “Intermezzo n.1 in mi minore” di Manuel Maria Ponce Cuéllar, é una pagina dallo spiccato carattere malinconico, sottolineato dall’artista con raffinata delicatezza e languido lirismo. A seguire, quindi, la “Mazurka glissando” di Ernesto Lecuona, pezzo di bravura che Scalera ha esaltato con brio ed eccezionale virtuosismo.
Ed è stata proprio questa pagina a traportarci idealmente, nella seconda parte del concerto, dedicata all’operetta e alla canzone popolare.
Si é iniziato con My Fair Lady di Frederick Loewe ed ecco, quindi, il ritorno di Anastasia Bartoli che ha regalato alla platea l’esecuzione di “I Could Have Dance All Night”, accentata dal soprano con una linea di ammaliante ricchezza. Le ha risposto Michael Spyres con l’aria di Danilo “Freunde das Leben is Lebenswert” da La vedova allegra di Franz Lehár, contrappuntata dal tenore con un fraseggio spavaldo e sornione. Immancabile, quindi, sempre da La vedova allegra, il valzer “Lippen schweigen”, che i due artisti hanno accompagnato, oltre che con un suadente amalgama vocale, con alcuni passi di danza accennati con raffinata ironia.
Dall’operetta alle melodie popolari il passo è breve, e se Anastasia Bartoli ci ha entusiasmato con una travolgente esecuzione di “Torna a Surriento” di Ernesto De Curtis, Michael Spyres ha mostrato tutta la propria perizia tecnica nella vorticosa “Danza” di rossianiana memoria.
Il programma si è concluso con una delle melodie italiane più popolari di sempre, “O sole mio” di Eduardo Di Capua, che i due artisti hanno affrontato con piglio energico e rivolgendo al pubblico un invito ad accompagnarli durante l’esecuzione con il battito delle mani. Anche durante questa seconda parte del concerto un plauso particolare va riservato a Vincenzo Scalera che ha sottolineato così, se mai ce ne fosse bisogno, l’eccellenza della sua arte esecutiva, anche a fronte di un repertorio tanto trasversale.
Al termine dell’ultimo brano in programma, le acclamazioni del pubblico sono state tali da portare gli artisti alla concessione di alcuni bis.
Il primo è stato un omaggio al musical e, in particolare, a West Side Story di Leonard Bernstein. Dopo questa intensa esecuzione del brano “Tonight” si é ritornati al repertorio operistico, prima con “O mio babbino caro” da Gianni Schicchi e, poi, con “Pourquoi me réveiller” da Werther di Jules Massenet. Se nel primo brano abbiamo apprezzato l’accorata implorazione del canto della Bartoli, nel secondo siamo stati ammaliati dallo slancio irrefrenabile e palpitante di Spyres. Una serata riuscitissima, conclusasi con il più classico dei brindisi augurali: “Libiamo né lieti calici” dal l’immortale Traviata di Giuseppe Verdi.
Gstaad New Year Music Festival
Lovers Forever Arias
brani di Gioachino Rossini, Giacomo Puccini, Alfredo Catalani, Ruggero Leoncavallo, Giuseppe Verdi, Manuel Maria Ponce Cuéllar, Ernesto Lecuona, Frederick Loewe, Franz Lehár, Ernesto De Curtis, Eduardo Di Capua
Anastasia Bartoli – Soprano
Michael Spyres – Tenore
Vincenzo Scalera – Piano
Foto: Patricia Dietzi
